Lunanotizie.it

ECONOMIA

Imprese, l’economia pontina arranca ancora

Pubblicato

camera_commercio_latinaLATINA – “Si è chiuso un anno che ha registrato qualche primo, timido, segnale di ripresa nella demografia delle imprese su base nazionale, lo stesso ancora non può dirsi, purtroppo, per il contesto locale”.  Lo dice Osservare, l’osservatorio economico della Camera di Commercio di Latina, rende pubblici i dati Movimprese relativi all’anno 2014 elaborati sulla base dei dati forniti da Unioncamere e la congiunturale per il IV trimestre sempre del 2014.

Il tasso di crescita è stato proprio il Lazio, trainata dalla consueta vivace performance della provincia di Roma. A sostegno di quanto rilevato, lo stesso presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello afferma che: “I segnali che vengono dall’economia reale indicano, che a differenza delle tante false partenze registrate in questi anni, stavolta, forse, siamo davanti a una reale opportunità di invertire la rotta…”.

Passando alle tendenze rilevate a livello regionale, il Lazio mostra la performance di crescita più significativa, peraltro in ulteriore crescita tendenziale (+1,80%, a fronte del +1,39% del 2013), mentre analizzando le tendenze provinciali nell’ambito della regione Lazio, emerge che subito dopo Roma, il cui tasso di crescita, secondo a livello nazionale dopo Isernia, si conferma in netta accelerazione rispetto all’annualità precedente (+2,24% nel corso del 2014, rispetto al +1,74% rilevato a dicembre 2013), si collocano Latina (+0,66%) e Frosinone (+0,61%) entrambi in rallentamento tendenziale (rispettivamente gli esiti dello scorso anno si attestavano rispettivamente al +0,87% per la provincia pontina e +0,77% per il frusinate).

“Diversamente dal passato – dice ancora lo studio –  le dinamiche pontine hanno perso la consueta vivacità posizionandosi sui valori che si sovrappongono a quelli nazionali”.

LA PROVINCIA DI LATINA – Passando ora a esaminare nello specifico la provincia di Latina si rileva a fine 2014 uno stock di imprese pari a 57.563 unità registrate, di cui quasi l’82% attive, per un saldo positivo in termini assoluti di 384 unità, determinato dalla differenza tra le 3.701 iscrizioni dell’anno e le 3.317 aziende cancellate nello stesso periodo. Il tasso di natalità provinciale si attesta al +6,40%, in rallentamento rispetto alle evidenze rilevate l’anno precedente (+7,12%), collocandosi peraltro ai minimi in serie storica; in flessione, sebbene meno pronunciata, anche il tasso di mortalità (5,73%, a fronte del 6,24% nel corso del 2013).

Gli esiti di tali dinamiche conducono a un tasso di crescita su base annua pari al 0,66%, superiore ai valori nazionali (+0,51%) ma, come già evidenziato, in flessione rispetto a quanto registrato alla fine del 2013 (+0,87%); una situazione locale che ci si augura possa migliorare nell’immediato futuro alla luce dei primi segnali di ripresa del quadro economico registrati su base nazionale.

L’ANDAMENTO DEMOGRAFICO PER SETTORE ECONOMICO – La situazione che si presenta alla fine dell’anno evidenzia una maggioranza di segni negativi in termini di crescita nei vari settori. Si conferma in flessione il settore del Trasporto e Magazzinaggio che mette a segno una flessione significativa dello stock (-1,66%), sebbene mostri un recupero rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno (-2,17%). Altrettanto preoccupante anche il dato del comparto Manifatturiero (-0,97%, laddove alla fine del 2013 la flessione dello stock era significativamente più contenuta al -0,49%), che si traduce in un saldo negativo in valore assoluto di -46 imprese. Contribuiscono all’accentuazione negativa delle dinamiche decrescenti del comparto industriale in primis il bilancio fortemente in rosso dell’industria del legno, appesantita dall’ulteriore arretramento della carpenteria e della falegnameria destinate all’edilizia. Altrettanto avviene per la lavorazione dei materiali edili (vetro, pietra..). In flessione anche la lavorazione dei metalli e la fabbricazione di componenti elettronici, nonché di macchinari per l’industria. Diversamente, si mantengono positive le attività di riparazione dei macchinari e di installazione di apparecchiature industriali, nonché la consueta industria alimentare delle piccole attività di lavorazione dei prodotti da forno, mentre arretrano le pasticcerie.

SETTORE IMMOBILIARE – Per quanto attiene al settore immobiliare, il relativo dato ai fini di un corretto confronto delle dinamiche tendenziali va corretto delle iscrizioni nella sezione speciale del REA “Persone Fisiche”2 avvenute esclusivamente ai fini del mantenimento dei requisiti abilitanti ottenuti tramite la precedente iscrizione al ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione, di fatto soppresso lo scorso anno. Al riguardo, la revisione decurta drasticamente le tendenze di tale segmento di attività rilevate nel 2013, riportandole su un sentiero negativo (-0,33%); tali esiti risultano in ulteriore peggioramento nel corso dell’ultimo anno, per una variazione negativa del -1,07%, che attesta le difficoltà connesse ad un mercato asfittico; tuttavia occorre sottolineare che, secondo l’Osservatorio Immobiliare3, in chiusura d’anno le compravendite a livello nazionale hanno registrato un deciso rimbalzo, dopo un lungo periodo di perdite.
In flessione le attività commerciali (-0,33% il tasso di variazione dello stock), penalizzate prevalentemente dalla componente all’ingrosso che soffre delle nuove logiche organizzative aziendali di ottimizzazione dei costi attraverso una catena distributiva più “corta”.
ALTRI SERVIZI – Si mantengono su livelli di sostanziale stazionarietà le Altre attività di servizi e le Attività artistiche, sportive e di intrattenimento; positive anche le dinamiche del settore degli Alloggi e della ristorazione (+2,37%), grazie alla maggiore vivacità delle attività legate alla somministrazione di alimenti.
AGRICOLTURA – Per quanto riguarda infine l’Agricoltura, che va sempre comunque tenuta in opportuna considerazione in relazione al numero di imprese del settore rappresentando più del 18% del tessuto imprenditoriale, anche nel 2014 registra una ulteriore decrescita (-1,58% la variazione dello stock), sebbene più contenuta rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno. Le tendenze locali sono tuttavia in linea con le dinamiche nazionali, che mostrano un settore in progressiva perdita di unità produttive oltre che per i consueti fattori economici legati alle complessità dei mercati, anche i crescenti cambi di destinazione d’uso dei suoli agricoli.
Si mantengono su di un sentiero positivo i Servizi di informazione e comunicazione (+3,71%), in linea con le dinamiche restituite nei dodici mesi precedenti (+3,59%) e i Servizi di supporto alle imprese (+4,63%, a fronte tuttavia di un +5,12% dello scorso anno).

L’ARTIGIANATO – Segnali contraddittori provengono dal comparto Artigiano, poiché alla cronica situazione di difficoltà riscontrata in alcuni comparti, rilevata negli ultimi trimestri senza soluzione di continuità e confermata nel bilancio annuale negativo, fa da contraltare il segno positivo, in alcuni casi piuttosto significativo, di altri settori.

Prima di esaminare le tendenze di dettaglio, si riassumono i dati generali riscontrati per il comparto nell’ultimo anno: le imprese artigiane registrate nell’apposito Albo ammontano a fine 2014 a 9.305 unità, delle quali 9.197 attive (quasi il 99%); il saldo risulta negativo per -136 imprese, determinato dalla differenza tra le 615 iscrizioni e le 751 cessazioni annuali. Il tasso di crescita del comparto nel 2014 si è attestato al -1,44%, in linea con il valore 2013 (-1,45%), determinato da un tasso di natalità del +6,51% ed un tasso di mortalità del -7,94%. L’artigianato alla fine del 2014 rappresenta il 19,55% del tessuto imprenditoriale nella Provincia di Latina (al netto delle imprese agricole) in lieve diminuzione rispetto al 2013 (19,79% la quota).
Segno meno per le Costruzioni (-2,43% la variazione dello stock nel 2014), per un bilancio annuale negativo in valore assoluto di -76 imprese, il peggiore di tutto il comparto. In ulteriore arretramento le officine meccaniche e i Servizi alla persona (prevalentemente parrucchieri, estetiste e istituti di bellezza), attività queste ultime che rispondendo alle esigenze di autoimpiego, grazie alle non elevate barriere di ingresso, scontano tuttavia tassi di sopravvivenza mediamente più contenuti.

Diversamente, occorre sottolineare il leggero rallentamento del trend negativo della Manifattura, il cui bilancio di demografia imprenditoriale annuale si attesta al -1,34%, a fronte del -3,03% del 2013; in flessione, sebbene più contenuta sui dodici mesi precedenti, le realtà artigiane del legno e dei metalli, mentre si conferma positiva la componente alimentare (pasticcerie e panetterie).
Vanno invece segnalate in senso positivo le performances registrate dai Servizi di supporto alle imprese (+7,90% la variazione dello stock), sebbene si tratti prevalentemente di attività di pulizia, per un saldo positivo di +23 imprese, laddove nel 2013 si rilevava una variazione nettamente più contenuta (+2,11%). Buono anche il risultato registrato dalle Attività di ristorazione senza somministrazione (+1,00% nel 2014, a fronte del -2,15% dello scorso anno), sostenute dall’accresciuta spinta all’avvio di nuove attività, nonché dalla maggiore tenuta delle esistenti.

LE IMPRESE STRANIERE
Per quanto riguarda l’imprenditoria straniera in provincia di Latina, lo stock al 31 dicembre 2014 ammonta a 3.698 imprese registrate, di cui 3.220 attive (87,07%), per un tasso di crescita annuale dell’8,75%, in aumento rispetto al 2013 (5,38%); il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è positivo per +296 imprese.
La componente straniera rappresenta il 6,41% del tessuto imprenditoriale locale, guadagnando oltre un punto percentuale nell’ultimo quinquennio, in ragione di un trend demografico in continua crescita; si tratta comunque di valori piuttosto distanti dal 10,67% rilevato su base regionale e dall’8,66% su scala nazionale.
Anche alla fine del 2014 si conferma l’estrema vivacità della componente straniera in termini di crescita se raffrontata con quanto evidenziato con riferimento all’universo imprenditoriale pontino: le realtà non “indigene” mostrano, infatti, un tasso di crescita (+4,31% per le comunitarie e +10,99% per le extracomunitarie)di gran lunga superiore a quello messo a segno dalla componente italiana (+0,21%). In termini di peso percentuale sul totale delle imprese straniere operanti nella provincia i settori che hanno il maggiore appeal tra gli stranieri sono il Commercio (39,24% la quota) e le Costruzioni (16,09% il relativo peso percentuale); tuttavia non è da sottovalutare anche la preferenza verso le attività agricole (8,22%). In relazione invece alla incidenza della componente straniera su quella italiana, questa è più significativa nei Servizi di supporto alle imprese dove rappresentano ormai più del 13% del totale imprese, nel Commercio, dove quasi 1 impresa su 10 è straniera e nelle Costruzioni (7,91% del totale).

IMPRENDITORIA GIOVANILE – Alla fine del 2014 le imprese giovanili iscritte in provincia di Latina risultano essere 6.938, di cui 5.957 attive (quasi l’86%); il bilancio annuale attesta un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari a 729 unità. Il tasso di crescita registrato nel 2014 si è attestato al +10,39%, confermandosi molto significativo, tuttavia risulta in rallentamento se raffrontato alla performance dell’anno precedente (+11,58%).  La minore crescita, peraltro, è evidente anche su scala regionale (+13,85%, a fronte del +14,44% nel 2013); diversamente le dinamiche nazionali non mostrano significative variazioni tendenziali: il tasso di crescita si è attestato al 10,52%, pressoché in linea con i valori 2013 (+10,48%).

L’aggregato delle imprese giovanili rappresenta il 12,05% dell’universo imprenditoriale locale, per una giovanilità che si riscontra maggiormente nelle Altre attività dei servizi, dove l’incidenza di imprenditori junior è di poco inferiore ad 1/5; altrettanto vale per il settore del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. In termini di disaggregazione settoriale, le imprese giovanili operano prevalentemente nelle Attività commerciali (2.008 imprese, per un peso pari al 28,94%) e nelle Costruzioni (864 unità, 12,45% la quota); degno di nota anche il peso dell’Agricoltura (760 imprese) che, in termini relativi, spiega il 10,95% delle imprese giovanili.

Tornando ai flussi, anche per il 2014, l’Agricoltura mostra le tendenze positive evidenziate nelle ultime rilevazioni, continuando a registrare incoraggianti valori di crescita (+5,73 %, contro il +2,98% del 2013), a dimostrazione di come il comparto agricolo sia ritenuto una buona opportunità imprenditoriale per le nuove generazioni. E’ indubbio che tale settore risenta positivamente delle politiche a sostegno dei giovani imprenditori agricoli, che offrono dalla possibilità di accedere a mutui a tassi agevolati nonché misure a sostegno delle filiere agroalimentari, ma un ruolo non secondario è sicuramente svolto dalle capacità tecniche che contraddistinguono le nuove generazioni, alla luce anche delle specializzazioni professionali che sono state introdotte in ambito scolastico e formativo.
Per quanto riguarda gli altri comparti di attività, come già evidenziato, si mantengono su livelli di crescita positiva, sebbene in rallentamento rispetto alle analoghe risultanze rilevate lo scorso anno per le attività manifatturiere, il commercio, i trasporti, le attività di ristorazione e bar e le attività di servizi.
Diversamente, si colloca in area negativa il settore delle Agenzie Immobiliari (-4,86%), a fronte della sostanziale stazionarietà rilevata nei dodici mesi precedenti.

ANALISI CONGIUNTURALE IV TRIM. 2014 – Come accennato nella parte introduttiva cominciano a intravedersi i primi segnali di ripresa dell’economia, evidenziati anche dalle ultime rilevazioni dell’Istat; a tal proposito i dati emersi dall’indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Osservatorio camerale, sembrano andare nella stessa direzione. Le imprese della provincia di Latina, alla luce di quanto dichiarato, cominciano a mostrare un miglioramento del clima di fiducia e questo è da ritenersi già un segnale di per sé positivo. Difatti, gli ultimi tre mesi del 2014 registrano una lieve inversione di tendenza del clima di fiducia delle imprese, più ottimiste sia circa la situazione economica generale del Paese, sia con riferimento all’andamento della propria attività.

L’ottimismo delle imprese della provincia di Latina è supportato dal livello dei ricavi, giudicati in lieve aumento anche in previsione per la prima parte del 2015, mesi nei quali le imprese si attendono un nuovo incremento.

Tuttavia, gli elementi a disposizione non consentono di affermare che la crisi sia alle spalle, in quanto alcuni indicatori rimangono “al palo”; infatti non si colgono gli stessi segnali per le prospettive di ripresa dell’occupazione che almeno nel breve periodo non sembrano rosee, anche se gli stessi imprenditori prospettano qualche miglioramento nella prima parte del 2015. Nello stesso tempo si registra una diminuzione dei prezzi praticati dai fornitori a dimostrazione di una spirale deflazionistica che ancora non sembra essere superata.
Altro dato che viene rilevato in peggioramento è quello concernente i tempi di pagamento da parte dei clienti, che tornano ad allungarsi, con una prospettiva per inizio anno di ulteriore regressione.
Per quanto riguarda gli investimenti, solo il 20% delle imprese della provincia ha dichiarato di aver effettuato interventi in questo senso negli ultimi due anni, confermando il differenziale rispetto alla media nazionale di oltre 10 punti percentuali a discapito della nostra provincia.

Come già sottolineato nei precedenti report, gli esiti sopra descritti impongono una riflessione in relazione alla debolezza strutturale del tessuto imprenditoriale provinciale, strettamente correlata alle difficoltà di finanziamento di medio/lungo periodo comuni alla maggior parte delle imprese intervistate; il basso livello di investimenti è una componente determinante che genera inferiori livelli di ricchezza prodotta, in relazione al minore livello del valore aggiunto dei prodotti e servizi, con conseguente minore competitività. Peraltro, anche a livello nazionale secondo la BCE il lento andamento del PIL italiano è fortemente condizionato dalla significativa debolezza degli investimenti privati, nonostante la ripresa dei consumi.

Disaggregando il clima di fiducia espresso dagli imprenditori nei vari settori di attività, nel comparto manifatturiero (24,5% l’indicatore di fiducia relativo all’andamento della propria azienda) si rileva un ulteriore leggero miglioramento rispetto ai valori dei trimestri precedenti. Si conferma la lenta progressiva ripresa degli ordini, grazie all’esclusivo contributo dei clienti esteri, mentre il mercato interno langue.
Disaggregando il dato nei diversi settori di attività, si riscontra il deciso miglioramento dei giudizi degli imprenditori dell’industria alimentare e del settore metalmeccanico (l’indicatore, pur attestandosi al 25,4%, dunque un livello non elevato, guadagna 10 punti percentuali rispetto ai dodici mesi precedenti); avanza in termini congiunturali ad un ritmo più contenuto il chimico-farmaceutico (comunque il miglioramento rispetto alle analoghe risultanze 2013 è marcato), mentre tessile e legno confermano l’incertezza dei mercati, rappresentando peraltro gli unici comparti in rallentamento tendenziale.
L’incremento del livello degli ordini si riflette sul ritmo della produzione industriale, anche questa in leggera ripresa (13,1%, a fronte del precedente 9,0%) sebbene ancora decisamente lontana dalla situazione precedente la crisi; tali dinamiche si traducono in una lieve flessione delle scorte, che comunque sono attestate dalle imprese a livelli ancora piuttosto elevati.

Passando al comparto del commercio, fortemente penalizzato dalla stagione estiva non positiva, torna a crescere il clima di fiducia delle imprese, il cui indicatore si attesta al 22,1%, in deciso rimbalzo rispetto al 13,8% relativo al trimestre precedente, nonché rispetto alle analoghe risultanze dei dodici mesi precedenti. Il mutato clima è attribuibile, sebbene con contributi differenti, ad entrambe le componenti, ingrosso e dettaglio. Gli esercizi al dettaglio registrano un significativo recupero rispetto alla chiusura 2013, senz’altro condizionato dalle dinamiche più vivaci dei consumi; mentre i pubblici esercizi e le riparazioni mostrano una complessiva maggiore stabilità.
Migliora anche il clima di fiducia degli operatori del turismo, soprattutto per quanto attiene alla componente dei campeggi e degli agriturismo; le dinamiche congiunturali sono meno vivaci rispetto agli altri comparti, tuttavia il confronto tendenziale fotografa uno scenario nettamente diverso: 19,2% l’indicatore relativo al sentiment degli operatori, a fronte del 4,6%, valore estremamente critico riferito ai dodici mesi precedenti.
Anche nei Servizi il clima di fiducia è in ulteriore miglioramento; al riguardo, le dinamiche dei diversi settori, in primis i Trasporti, l’intermediazione immobiliare e finanziaria sono piuttosto altalenanti, a testimoniare l’estrema incertezza e la forte dipendenza intersettoriale. In ogni caso le risultanze dell’intero comparto si mantengono in un area di forte criticità della domanda, che si attesta su livelli comunque minimi (16,0% l’indicatore).
Unica nota negativa che emerge dall’indagine è quella relativa al settore delle Costruzioni che sembra ancora essere coinvolto in pieno nella spirale negativa che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Continua, infatti, la situazione di grande difficoltà dell’edilizia che registra un clima di fiducia sempre più basso, tanto che a fine anno l’indice relativo all’andamento economico delle aziende edili si posiziona appena al 12,7% (a fronte del 22,7% riferito all’intero tessuto imprenditoriale locale); peraltro si rileva una concordanza dei principali indicatori (portafoglio ordini, livelli di attività..) che attesta la staticità dei mercati.
Nonostante i segnali positivi sopra descritti, non si arresta il deterioramento della capacità delle imprese della provincia di Latina di fare fronte ai propri impegni finanziari; la congiuntura locale si conferma più pesante rispetto alla media nazionale, anche se la prospettiva per i primi mesi del 2015 lascia sperare in qualche timido segnale di ripresa.

Ad ogni modo segnali positivi si registrano con riferimento al mercato del credito: cresce, infatti, la quota di imprese locali che si è recata in banca per chiedere un prestito ed aumenta l’accordato da parte del sistema creditizio; tuttavia, presso la totalità delle imprese italiane, la quota di quelle finanziate secondo l’ammontare richiesto è ancora di quasi cinque punti percentuali superiore rispetto ai valori della nostra provincia.

Si riduce significativamente l’area di irrigidimento, a testimonianza del maggior numero di imprese che hanno ottenuto aperture di credito dal sistema bancario; peraltro, le imprese della provincia di Latina con un fido o un finanziamento in corso da oltre sei mesi avvertono il calo dei tassi di interesse nel quarto trimestre 2014 e, di conseguenza, giudicano il costo del credito in miglioramento.

Si fanno meno severe anche le valutazioni circa la durata temporale del credito. È bene evidenziare come, tuttavia, la situazione sia ancora decisamente distante da quella precedente la crisi. Sono ritenute meno restrittive anche le richieste degli istituti di credito in termini di garanzie; anche in questo caso il miglioramento è comunque moderato.
Dunque, tenendo conto delle politiche monetarie messe in campo dalla BCE, attraverso le iniezioni di liquidità con la conseguente diminuzione dei tassi di interesse praticati, cui si aggiunge la maggiore flessibilità da parte delle banche in termini di garanzie richieste per concedere prestiti, così come indicato in sede di indagine dalle imprese intervistate, senz’altro l’attuale contesto economico è sicuramente da ritenersi più favorevole rispetto al più recente passato.

FORTE – “L’economia della provincia di Latina può ripartire e può farlo grazie ai giovani che sembrano scommettere sulle imprese ma se vogliamo che tale trend si trasformi in un reale sviluppo ognuno deve fare la propria parte, come sta facendo peraltro la Regione Lazio nel sostenere le piccole imprese con finanziamenti ad hoc”.
Il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Forte commenta i dati dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Latina, dati dai quali sembra esserci sul territorio pontino una timida ripresa dell’economia.
“Il rapporto Osserfare – sottolinea Forte – disegnano una provincia nella quale i giovani tornano a scommettere sull’impresa, un elemento che deve far riflettere tutte le istituzioni sulla necessità di mettere in campo un’azione corale, un lavoro di squadra che crei le reali condizioni per dare il via ad un nuovo percorso di sviluppo economico e produttivo. La Regione Lazio, da parte sua, è particolarmente attiva avendo già messo in campo iniziative che puntano a supportare soprattutto le piccole e medie imprese: proprio a beneficio di queste ultime – ricorda il consigliere regionale – sono stati creati finanziamenti specifici con un fondo che supera i 155 milioni di euro. Parte consistente di queste risorse è destinata  al credito delle Pmi, al microcredito per le partite Iva ed alle microimprese non bancabili, tutte realtà in definitiva che non riuscirebbero altrimenti a trovare il capitale necessario.
Le opportunità di finanziamento alle imprese offerte dalla Regione Lazio rappresentano una occasione imprescindibile per ridare ossigeno all’economia pontina ma non possono da sole essere la chiave di volta per rilanciare lo sviluppo del nostro territorio. Occorre infatti che ciascuno faccia la propria parte e che i soggetti interessati (economici ed istituzionali) si approccino in maniera diversa ai problemi, superando la logica di settore e archiviando le rendite di posizione per guardare invece al quadro complessivo. La politica, da parte sua, in questo processo dovrà necessariamente ricoprire un ruolo di raccordo e di indirizzo affinché la ricchezza di uno possa diventare la ricchezza di tutti. Si tratta di un passaggio fondamentale che deve portare la politica a rivestire un ruolo diverso rispetto al passato: sino ad oggi le associazioni di categoria, il mondo delle imprese e quello sindacale hanno giocato partite singole nella convinzione di poter andare avanti su rendite di posizione alle quali nella fase attuale si deve necessariamente rinunciare per il bene di tutti.
Appare doveroso fare sistema fissando gli obiettivi primari: reindustrializzazione, formazione, start up. Senza dimenticare il settore dell’edilizia che, dopo una urbanizzazione esasperata del territorio – conclude Forte – oggi deve essere in grado di riconvertirsi alla riqualificazione dell’esistente e al recupero delle aree degradate del territorio”.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ECONOMIA

Politica agricola comune (Pac), Confagricoltura porta l’Europa in tour nell’Agro Pontino: “Qui principale distretto”

Pubblicato

LATINA – Confagricoltura Latina ha promosso giovedì 11 giugno una giornata di confronto sul territorio, ospitando l’eurodeputato Norbert Lins, vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo e relatore della futura PAC, l’europarlamentare Salvatore De Meo e il presidente nazionale di Confagricoltura e del Copa-Cogeca, Massimiliano Giansanti nell’ambito del tour che nasce dalla necessità di verificare da vicino le situazioni locali, mentre è in corso il dibattito sulle grandi sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare attraverso la futura Politica Agricola Comune. L’Agro Pontino è infatti uno dei territori più rappresentativi per comprendere le ricadute concrete delle scelte che saranno assunte nei prossimi anni.

Ad accompagnare la delegazione sono stati il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini, il direttore Mauro D’Arcangeli e la vicedirettrice Daniela Salvador.

La visita si inserisce in una fase particolarmente importante per il futuro del settore agricolo europeo. La nuova Politica Agricola Comune rappresenta infatti uno dei principali dossier aperti nelle istituzioni comunitarie e determinerà le politiche che accompagneranno l’agricoltura nei prossimi anni in materia di competitività, innovazione, sostenibilità, gestione delle risorse naturali e capacità produttiva. Temi che nell’Agro Pontino assumono una rilevanza particolare per la presenza di filiere altamente specializzate, fortemente orientate all’export e chiamate ogni giorno a confrontarsi con le sfide della disponibilità idrica, dell’innovazione tecnologica, dell’organizzazione produttiva e della competitività internazionale.

La provincia di Latina rappresenta oggi uno dei territori agricoli più significativi del panorama nazionale ed europeo. Con oltre 9.000 imprese agricole, più di 85.000 ettari di superficie agricola utilizzata e circa 20.000 occupati, l’Agro Pontino costituisce uno dei principali distretti agroalimentari italiani e concentra alcune delle filiere più importanti del Paese.

La sua forza risiede in una straordinaria specializzazione produttiva. Nel territorio pontino si concentra infatti oltre il 93% della produzione italiana di carote in serra, circa il 71% dei ravanelli e oltre il 53% delle zucchine in serra. La provincia ospita inoltre il principale distretto italiano del kiwi, con circa 9.500 ettari coltivati e uno dei più importanti poli produttivi mondiali, rappresenta il principale polo regionale della zootecnia bufalina con oltre 53.700 capi allevati e dispone di circa 4.300 ettari vitati che la collocano al secondo posto tra le province laziali per produzione vitivinicola.

A questa capacità produttiva si affianca una forte vocazione internazionale. Nel 2024 le esportazioni agricole provinciali hanno raggiunto un valore di circa 258 milioni di euro, collocando Latina tra le principali province esportatrici italiane del comparto agroalimentare e confermando la capacità delle imprese pontine di competere sui mercati internazionali.

Proprio per questo Confagricoltura Latina ha scelto di dedicare agli ospiti europei un approfondimento sul modello agricolo pontino attraverso la visita a quattro aziende rappresentative di altrettanti comparti strategici: La Livrea di Aprilia per la zootecnia, Casale del Giglio di Latina per il vitivinicolo, San Lidano di Sezze Scalo per il comparto ortofrutticolo e della quarta gamma e l’azienda Di Meo Remo per il settore florovivaistico. Quattro realtà differenti ma accomunate dalla capacità di trasformare innovazione, qualità e sostenibilità in sviluppo economico, occupazione e valore per il territorio.

Nel corso della giornata Confagricoltura Latina ha consegnato agli europarlamentari il documento “Agro Pontino – Costruire Valore nel Tempo”, elaborato dall’associazione come contributo al dibattito sul futuro delle politiche agricole europee. Il documento, in continuità con il percorso avviato in occasione del settantesimo anniversario di Confagricoltura Latina, richiama l’attenzione sul ruolo strategico dell’agricoltura per la crescita economica, la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e la coesione sociale dei territori, ribadendo come la competitività delle imprese rappresenti il presupposto indispensabile per raggiungere qualsiasi obiettivo di sostenibilità.

“L’Agro Pontino non è soltanto una delle aree agricole più importanti d’Italia. È un territorio nel quale si concentrano alcune delle principali filiere produttive europee e nel quale le scelte sulla futura PAC avranno effetti diretti sulla competitività delle imprese, sull’occupazione, sulla sicurezza alimentare e sulla capacità di continuare a generare valore. Ragion per cui la nuova Politica Agricola Comune dovrà offrire strumenti adeguati per accompagnare questi processi, sostenendo gli investimenti e garantendo alle aziende agricole la possibilità di continuare a creare sviluppo, occupazione e valore. Non a caso particolare attenzione è stata dedicata anche al dibattito sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea e alle ipotesi di introduzione di un Fondo Unico europeo, tema che sta suscitando forti preoccupazioni nel mondo agricolo per il rischio di indebolire la centralità della PAC e la sua capacità di garantire risorse adeguate alle imprese agricole europee”, ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini.

“La Politica agricola comune – ha affermato il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – deve tornare ad essere una leva concreta di sviluppo per territori ad alta vocazione produttiva come l’Agro Pontino. Le testimonianze che oggi abbiamo raccolto dalle voci dei nostri imprenditori dimostrano come innovazione, sostenibilità e soprattutto qualità si traducano in valore economico e occupazione, favorendo anche un forte radicamento delle comunità. Per questo – ha concluso Giansanti – è fondamentale orientare le risorse della PAC verso la valorizzazione delle produzioni locali rafforzando le filiere, sostenendo gli investimenti e premiando le imprese che interpretano al meglio le sfide della transizione verde e della competitività”.

Leggi l’articolo completo

ECONOMIA

Cresce la cassa integrazione ordinaria in provincia di Latina: +25,5%

Pubblicato

LATINA –  Cresce significativamente il ricorso alla cassa integrazione ordinaria nella provincia di Latina, che nel 2025 ha segnato un aumento del 25,5% rispetto all’anno precedente. Il dato elaborato dalla Uil di Latina conferma – a parere del sindacato – le difficoltà del tessuto produttivo del territorio e la persistenza di elementi di fragilità strutturale in alcuni comparti industriali e non.

“Quanto sosteniamo – afferma Luigi Garullo, segretario generale UIL Latina – trova riscontro nelle stato di sofferenza di alcune realtà aziendali del settore chimico-farmaceutico e anche nell’attuale vertenza della Koch Glitsch di Aprilia, dove 64 lavoratori sono a rischio licenziamento e rispetto alla quale la Uilm di Latina con il suo Segretario provinciale Domenico Bonanni si è immediatamente attivata  dichiarando   fin  da subito  che non si può parlare di licenziamenti ma occorre invece attivare gli ammortizzatori sociali, su questo il  sindacato  non  farà sconti.”

“Quelli che abbiamo registrato – continua il segretario generale Garullo – sono numeri che non possono essere letti come episodi isolati, ma come indicatori di una fase di rallentamento che interessa diverse realtà del tessuto produttivo del territorio”.

Secondo i dati Inps, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate in provincia di Latina sono passate da 534.732 nel 2024 a 671.054 nel 2025, con un incremento pari al 25,5%. Una dinamica analoga si riscontra in altre province del Paese come Alessandria (+20,4%) e Lodi (+29,7%), collocando il territorio pontino fra le province italiane con una crescita percentuale significativa.

Nel Lazio, il ricorso complessivo agli ammortizzatori sociali nel 2025 ha superato i 38 milioni di ore, a fronte dei circa 25 milioni registrati nel 2024, confermando una tendenza generale che attraversa più territori e diversi comparti produttivi.

“E’ evidente – conclude Garullo – che l’aumento della cassa integrazione ordinaria è il segnale di un territorio in difficoltà e in affanno nel reggere i processi di transizione economica e produttiva in corso, che in assenza di adeguate politiche di accompagnamento rischiano di tradursi in una transizione sociale a carico dei lavoratori. Per questo rispetto al riconoscimento della Zona Franca Doganale e della Zona Logistica Semplificata nel basso Lazio, che comprende i principali comuni pontini compreso Gaeta e il suo porto, insistiamo nell’evidenziare l’opportunità di istituire un tavolo tecnico e di monitoraggio coordinato dalla regione, che possa governare mettere insieme e a fattor comune tutti questi incentivi e che veda anche il coinvolgimento delle parti sociali, del Consorzio Industriale del Lazio e degli enti territoriali di volta in volta interessati per contribuire a rendere attrattivo il territorio, questo per rendere operativi ed efficace il sistema integrato di incentivazione”.

Leggi l’articolo completo

ECONOMIA

Ance Latina e Unindustria insieme per spiegare alle imprese come usare Zls e zona Franca Doganale

Pubblicato

LATINA – Un incontro rivolto agli imprenditori che operano in provincia di Latina e ai professionisti che svolgono attività di consulenza alle imprese, quello che si è tenuto oggi all’Hotel Europa, promosso da Ance Latina e Unindustria per presentare gli strumenti messi in campo per compensare l’esclusione del Basso Lazio dalla Zona Economica Speciale. Si è parlato dell’ iperammortamento,  della Zona Logistica Semplificata e della Zona Franca Doganale.

“Oggi parliamo degli strumenti che abbiamo a disposizione come territorio, come imprese di questo territorio per difenderci rispetto al fatto che tutto il centro sud Italia, tranne le nostre province del Basso Lazio hanno a disposizione uno strumento potente come quello della ZES. Noi abbiamo altri strumenti meno conosciuti, ma se “matchati” sono forse altrettanto potenti, se non più potenti. Questo incontro serve proprio per fare un confronto con tutte le imprese e spiegare a tutti gli operatori del nostro territorio come usufruire correttamente dei provvedimenti normativi che abbiamo a disposizione”, spiega il presidente di Ance Latina Pierantonio Palluzzi.

La ZLS  – aggiunge  il numero uno degli Edili  – ha dei vincoli territoriali, quindi non tutta la provincia di Latina è ricompresa nella perimetrazione della ZLS. La zona franco-doganale, ne parleremo meglio successivamente, funziona su richiesta, quindi chiunque abbia a disposizione un magazzino, un bene che può ristrutturare e deve fare comunicazione in questa fase preliminare, ma può usufruirne successivamente attraverso dei bandi che saranno predisposti dalla Regione Lazio e dalla Camera di Commercio. C’è poi il tema dell’iperammortamento, che secondo noi è il tema più importante che le imprese del territorio dovrebbero considerare, perché è quello che consente di portare i consumi energetici della propria azienda a zero.  Certo, l’iperamortamento è di carattere fiscale nel momento in cui si agisce sugli utili d’impresa perché nel tempo annulla il costo iniziale che l’impresa sostiene rispetto a uno sgravio fiscale attraverso un pagamento minore rispetto agli utili d’impresa di fine anno,  per cui si rivolge prevalentemente a quelle aziende sane, che lavorano in utile, che creano ricchezza per cui noi riteniamo che sia un provvedimento importante che può aiutare le imprese che si sono sempre comportate correttamente”.

“Siamo contenti  – la presidente di Unindustria Tiziana Vona – che ci siano stati questi strumenti che sono venuti immediatamente in soccorso dopo la grande esclusione della ZES. Oggi, devo dire che sono soddisfatta perché è stato nominato il comitato di indirizzo proprio per calare in via esecutiva quelle che sono state le misure che la ZLS ha messo come strumento.  Stiamo aspettando appunto che vengano insediati li strumenti al massimo della loro efficacia, e per valutare possibili miglioramenti. Sappiamo che ci sono delle criticità, che molti sono i territori che sono stati esclusi e che non siamo riusciti a coprire con questa misura il soddisfacimento pieno delle nostre imprese, pertanto lavoreremo a stretto contatto con la Regione proprio per farci carico di evidenziare quali sono ancora tutti i gap che la misura stessa ha mostrato”.

Leggi l’articolo completo

Più Letti