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Imprese, l’economia pontina arranca ancora

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camera_commercio_latinaLATINA – “Si è chiuso un anno che ha registrato qualche primo, timido, segnale di ripresa nella demografia delle imprese su base nazionale, lo stesso ancora non può dirsi, purtroppo, per il contesto locale”.  Lo dice Osservare, l’osservatorio economico della Camera di Commercio di Latina, rende pubblici i dati Movimprese relativi all’anno 2014 elaborati sulla base dei dati forniti da Unioncamere e la congiunturale per il IV trimestre sempre del 2014.

Il tasso di crescita è stato proprio il Lazio, trainata dalla consueta vivace performance della provincia di Roma. A sostegno di quanto rilevato, lo stesso presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello afferma che: “I segnali che vengono dall’economia reale indicano, che a differenza delle tante false partenze registrate in questi anni, stavolta, forse, siamo davanti a una reale opportunità di invertire la rotta…”.

Passando alle tendenze rilevate a livello regionale, il Lazio mostra la performance di crescita più significativa, peraltro in ulteriore crescita tendenziale (+1,80%, a fronte del +1,39% del 2013), mentre analizzando le tendenze provinciali nell’ambito della regione Lazio, emerge che subito dopo Roma, il cui tasso di crescita, secondo a livello nazionale dopo Isernia, si conferma in netta accelerazione rispetto all’annualità precedente (+2,24% nel corso del 2014, rispetto al +1,74% rilevato a dicembre 2013), si collocano Latina (+0,66%) e Frosinone (+0,61%) entrambi in rallentamento tendenziale (rispettivamente gli esiti dello scorso anno si attestavano rispettivamente al +0,87% per la provincia pontina e +0,77% per il frusinate).

“Diversamente dal passato – dice ancora lo studio –  le dinamiche pontine hanno perso la consueta vivacità posizionandosi sui valori che si sovrappongono a quelli nazionali”.

LA PROVINCIA DI LATINA – Passando ora a esaminare nello specifico la provincia di Latina si rileva a fine 2014 uno stock di imprese pari a 57.563 unità registrate, di cui quasi l’82% attive, per un saldo positivo in termini assoluti di 384 unità, determinato dalla differenza tra le 3.701 iscrizioni dell’anno e le 3.317 aziende cancellate nello stesso periodo. Il tasso di natalità provinciale si attesta al +6,40%, in rallentamento rispetto alle evidenze rilevate l’anno precedente (+7,12%), collocandosi peraltro ai minimi in serie storica; in flessione, sebbene meno pronunciata, anche il tasso di mortalità (5,73%, a fronte del 6,24% nel corso del 2013).

Gli esiti di tali dinamiche conducono a un tasso di crescita su base annua pari al 0,66%, superiore ai valori nazionali (+0,51%) ma, come già evidenziato, in flessione rispetto a quanto registrato alla fine del 2013 (+0,87%); una situazione locale che ci si augura possa migliorare nell’immediato futuro alla luce dei primi segnali di ripresa del quadro economico registrati su base nazionale.

L’ANDAMENTO DEMOGRAFICO PER SETTORE ECONOMICO – La situazione che si presenta alla fine dell’anno evidenzia una maggioranza di segni negativi in termini di crescita nei vari settori. Si conferma in flessione il settore del Trasporto e Magazzinaggio che mette a segno una flessione significativa dello stock (-1,66%), sebbene mostri un recupero rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno (-2,17%). Altrettanto preoccupante anche il dato del comparto Manifatturiero (-0,97%, laddove alla fine del 2013 la flessione dello stock era significativamente più contenuta al -0,49%), che si traduce in un saldo negativo in valore assoluto di -46 imprese. Contribuiscono all’accentuazione negativa delle dinamiche decrescenti del comparto industriale in primis il bilancio fortemente in rosso dell’industria del legno, appesantita dall’ulteriore arretramento della carpenteria e della falegnameria destinate all’edilizia. Altrettanto avviene per la lavorazione dei materiali edili (vetro, pietra..). In flessione anche la lavorazione dei metalli e la fabbricazione di componenti elettronici, nonché di macchinari per l’industria. Diversamente, si mantengono positive le attività di riparazione dei macchinari e di installazione di apparecchiature industriali, nonché la consueta industria alimentare delle piccole attività di lavorazione dei prodotti da forno, mentre arretrano le pasticcerie.

SETTORE IMMOBILIARE – Per quanto attiene al settore immobiliare, il relativo dato ai fini di un corretto confronto delle dinamiche tendenziali va corretto delle iscrizioni nella sezione speciale del REA “Persone Fisiche”2 avvenute esclusivamente ai fini del mantenimento dei requisiti abilitanti ottenuti tramite la precedente iscrizione al ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione, di fatto soppresso lo scorso anno. Al riguardo, la revisione decurta drasticamente le tendenze di tale segmento di attività rilevate nel 2013, riportandole su un sentiero negativo (-0,33%); tali esiti risultano in ulteriore peggioramento nel corso dell’ultimo anno, per una variazione negativa del -1,07%, che attesta le difficoltà connesse ad un mercato asfittico; tuttavia occorre sottolineare che, secondo l’Osservatorio Immobiliare3, in chiusura d’anno le compravendite a livello nazionale hanno registrato un deciso rimbalzo, dopo un lungo periodo di perdite.
In flessione le attività commerciali (-0,33% il tasso di variazione dello stock), penalizzate prevalentemente dalla componente all’ingrosso che soffre delle nuove logiche organizzative aziendali di ottimizzazione dei costi attraverso una catena distributiva più “corta”.
ALTRI SERVIZI – Si mantengono su livelli di sostanziale stazionarietà le Altre attività di servizi e le Attività artistiche, sportive e di intrattenimento; positive anche le dinamiche del settore degli Alloggi e della ristorazione (+2,37%), grazie alla maggiore vivacità delle attività legate alla somministrazione di alimenti.
AGRICOLTURA – Per quanto riguarda infine l’Agricoltura, che va sempre comunque tenuta in opportuna considerazione in relazione al numero di imprese del settore rappresentando più del 18% del tessuto imprenditoriale, anche nel 2014 registra una ulteriore decrescita (-1,58% la variazione dello stock), sebbene più contenuta rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno. Le tendenze locali sono tuttavia in linea con le dinamiche nazionali, che mostrano un settore in progressiva perdita di unità produttive oltre che per i consueti fattori economici legati alle complessità dei mercati, anche i crescenti cambi di destinazione d’uso dei suoli agricoli.
Si mantengono su di un sentiero positivo i Servizi di informazione e comunicazione (+3,71%), in linea con le dinamiche restituite nei dodici mesi precedenti (+3,59%) e i Servizi di supporto alle imprese (+4,63%, a fronte tuttavia di un +5,12% dello scorso anno).

L’ARTIGIANATO – Segnali contraddittori provengono dal comparto Artigiano, poiché alla cronica situazione di difficoltà riscontrata in alcuni comparti, rilevata negli ultimi trimestri senza soluzione di continuità e confermata nel bilancio annuale negativo, fa da contraltare il segno positivo, in alcuni casi piuttosto significativo, di altri settori.

Prima di esaminare le tendenze di dettaglio, si riassumono i dati generali riscontrati per il comparto nell’ultimo anno: le imprese artigiane registrate nell’apposito Albo ammontano a fine 2014 a 9.305 unità, delle quali 9.197 attive (quasi il 99%); il saldo risulta negativo per -136 imprese, determinato dalla differenza tra le 615 iscrizioni e le 751 cessazioni annuali. Il tasso di crescita del comparto nel 2014 si è attestato al -1,44%, in linea con il valore 2013 (-1,45%), determinato da un tasso di natalità del +6,51% ed un tasso di mortalità del -7,94%. L’artigianato alla fine del 2014 rappresenta il 19,55% del tessuto imprenditoriale nella Provincia di Latina (al netto delle imprese agricole) in lieve diminuzione rispetto al 2013 (19,79% la quota).
Segno meno per le Costruzioni (-2,43% la variazione dello stock nel 2014), per un bilancio annuale negativo in valore assoluto di -76 imprese, il peggiore di tutto il comparto. In ulteriore arretramento le officine meccaniche e i Servizi alla persona (prevalentemente parrucchieri, estetiste e istituti di bellezza), attività queste ultime che rispondendo alle esigenze di autoimpiego, grazie alle non elevate barriere di ingresso, scontano tuttavia tassi di sopravvivenza mediamente più contenuti.

Diversamente, occorre sottolineare il leggero rallentamento del trend negativo della Manifattura, il cui bilancio di demografia imprenditoriale annuale si attesta al -1,34%, a fronte del -3,03% del 2013; in flessione, sebbene più contenuta sui dodici mesi precedenti, le realtà artigiane del legno e dei metalli, mentre si conferma positiva la componente alimentare (pasticcerie e panetterie).
Vanno invece segnalate in senso positivo le performances registrate dai Servizi di supporto alle imprese (+7,90% la variazione dello stock), sebbene si tratti prevalentemente di attività di pulizia, per un saldo positivo di +23 imprese, laddove nel 2013 si rilevava una variazione nettamente più contenuta (+2,11%). Buono anche il risultato registrato dalle Attività di ristorazione senza somministrazione (+1,00% nel 2014, a fronte del -2,15% dello scorso anno), sostenute dall’accresciuta spinta all’avvio di nuove attività, nonché dalla maggiore tenuta delle esistenti.

LE IMPRESE STRANIERE
Per quanto riguarda l’imprenditoria straniera in provincia di Latina, lo stock al 31 dicembre 2014 ammonta a 3.698 imprese registrate, di cui 3.220 attive (87,07%), per un tasso di crescita annuale dell’8,75%, in aumento rispetto al 2013 (5,38%); il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è positivo per +296 imprese.
La componente straniera rappresenta il 6,41% del tessuto imprenditoriale locale, guadagnando oltre un punto percentuale nell’ultimo quinquennio, in ragione di un trend demografico in continua crescita; si tratta comunque di valori piuttosto distanti dal 10,67% rilevato su base regionale e dall’8,66% su scala nazionale.
Anche alla fine del 2014 si conferma l’estrema vivacità della componente straniera in termini di crescita se raffrontata con quanto evidenziato con riferimento all’universo imprenditoriale pontino: le realtà non “indigene” mostrano, infatti, un tasso di crescita (+4,31% per le comunitarie e +10,99% per le extracomunitarie)di gran lunga superiore a quello messo a segno dalla componente italiana (+0,21%). In termini di peso percentuale sul totale delle imprese straniere operanti nella provincia i settori che hanno il maggiore appeal tra gli stranieri sono il Commercio (39,24% la quota) e le Costruzioni (16,09% il relativo peso percentuale); tuttavia non è da sottovalutare anche la preferenza verso le attività agricole (8,22%). In relazione invece alla incidenza della componente straniera su quella italiana, questa è più significativa nei Servizi di supporto alle imprese dove rappresentano ormai più del 13% del totale imprese, nel Commercio, dove quasi 1 impresa su 10 è straniera e nelle Costruzioni (7,91% del totale).

IMPRENDITORIA GIOVANILE – Alla fine del 2014 le imprese giovanili iscritte in provincia di Latina risultano essere 6.938, di cui 5.957 attive (quasi l’86%); il bilancio annuale attesta un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari a 729 unità. Il tasso di crescita registrato nel 2014 si è attestato al +10,39%, confermandosi molto significativo, tuttavia risulta in rallentamento se raffrontato alla performance dell’anno precedente (+11,58%).  La minore crescita, peraltro, è evidente anche su scala regionale (+13,85%, a fronte del +14,44% nel 2013); diversamente le dinamiche nazionali non mostrano significative variazioni tendenziali: il tasso di crescita si è attestato al 10,52%, pressoché in linea con i valori 2013 (+10,48%).

L’aggregato delle imprese giovanili rappresenta il 12,05% dell’universo imprenditoriale locale, per una giovanilità che si riscontra maggiormente nelle Altre attività dei servizi, dove l’incidenza di imprenditori junior è di poco inferiore ad 1/5; altrettanto vale per il settore del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. In termini di disaggregazione settoriale, le imprese giovanili operano prevalentemente nelle Attività commerciali (2.008 imprese, per un peso pari al 28,94%) e nelle Costruzioni (864 unità, 12,45% la quota); degno di nota anche il peso dell’Agricoltura (760 imprese) che, in termini relativi, spiega il 10,95% delle imprese giovanili.

Tornando ai flussi, anche per il 2014, l’Agricoltura mostra le tendenze positive evidenziate nelle ultime rilevazioni, continuando a registrare incoraggianti valori di crescita (+5,73 %, contro il +2,98% del 2013), a dimostrazione di come il comparto agricolo sia ritenuto una buona opportunità imprenditoriale per le nuove generazioni. E’ indubbio che tale settore risenta positivamente delle politiche a sostegno dei giovani imprenditori agricoli, che offrono dalla possibilità di accedere a mutui a tassi agevolati nonché misure a sostegno delle filiere agroalimentari, ma un ruolo non secondario è sicuramente svolto dalle capacità tecniche che contraddistinguono le nuove generazioni, alla luce anche delle specializzazioni professionali che sono state introdotte in ambito scolastico e formativo.
Per quanto riguarda gli altri comparti di attività, come già evidenziato, si mantengono su livelli di crescita positiva, sebbene in rallentamento rispetto alle analoghe risultanze rilevate lo scorso anno per le attività manifatturiere, il commercio, i trasporti, le attività di ristorazione e bar e le attività di servizi.
Diversamente, si colloca in area negativa il settore delle Agenzie Immobiliari (-4,86%), a fronte della sostanziale stazionarietà rilevata nei dodici mesi precedenti.

ANALISI CONGIUNTURALE IV TRIM. 2014 – Come accennato nella parte introduttiva cominciano a intravedersi i primi segnali di ripresa dell’economia, evidenziati anche dalle ultime rilevazioni dell’Istat; a tal proposito i dati emersi dall’indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Osservatorio camerale, sembrano andare nella stessa direzione. Le imprese della provincia di Latina, alla luce di quanto dichiarato, cominciano a mostrare un miglioramento del clima di fiducia e questo è da ritenersi già un segnale di per sé positivo. Difatti, gli ultimi tre mesi del 2014 registrano una lieve inversione di tendenza del clima di fiducia delle imprese, più ottimiste sia circa la situazione economica generale del Paese, sia con riferimento all’andamento della propria attività.

L’ottimismo delle imprese della provincia di Latina è supportato dal livello dei ricavi, giudicati in lieve aumento anche in previsione per la prima parte del 2015, mesi nei quali le imprese si attendono un nuovo incremento.

Tuttavia, gli elementi a disposizione non consentono di affermare che la crisi sia alle spalle, in quanto alcuni indicatori rimangono “al palo”; infatti non si colgono gli stessi segnali per le prospettive di ripresa dell’occupazione che almeno nel breve periodo non sembrano rosee, anche se gli stessi imprenditori prospettano qualche miglioramento nella prima parte del 2015. Nello stesso tempo si registra una diminuzione dei prezzi praticati dai fornitori a dimostrazione di una spirale deflazionistica che ancora non sembra essere superata.
Altro dato che viene rilevato in peggioramento è quello concernente i tempi di pagamento da parte dei clienti, che tornano ad allungarsi, con una prospettiva per inizio anno di ulteriore regressione.
Per quanto riguarda gli investimenti, solo il 20% delle imprese della provincia ha dichiarato di aver effettuato interventi in questo senso negli ultimi due anni, confermando il differenziale rispetto alla media nazionale di oltre 10 punti percentuali a discapito della nostra provincia.

Come già sottolineato nei precedenti report, gli esiti sopra descritti impongono una riflessione in relazione alla debolezza strutturale del tessuto imprenditoriale provinciale, strettamente correlata alle difficoltà di finanziamento di medio/lungo periodo comuni alla maggior parte delle imprese intervistate; il basso livello di investimenti è una componente determinante che genera inferiori livelli di ricchezza prodotta, in relazione al minore livello del valore aggiunto dei prodotti e servizi, con conseguente minore competitività. Peraltro, anche a livello nazionale secondo la BCE il lento andamento del PIL italiano è fortemente condizionato dalla significativa debolezza degli investimenti privati, nonostante la ripresa dei consumi.

Disaggregando il clima di fiducia espresso dagli imprenditori nei vari settori di attività, nel comparto manifatturiero (24,5% l’indicatore di fiducia relativo all’andamento della propria azienda) si rileva un ulteriore leggero miglioramento rispetto ai valori dei trimestri precedenti. Si conferma la lenta progressiva ripresa degli ordini, grazie all’esclusivo contributo dei clienti esteri, mentre il mercato interno langue.
Disaggregando il dato nei diversi settori di attività, si riscontra il deciso miglioramento dei giudizi degli imprenditori dell’industria alimentare e del settore metalmeccanico (l’indicatore, pur attestandosi al 25,4%, dunque un livello non elevato, guadagna 10 punti percentuali rispetto ai dodici mesi precedenti); avanza in termini congiunturali ad un ritmo più contenuto il chimico-farmaceutico (comunque il miglioramento rispetto alle analoghe risultanze 2013 è marcato), mentre tessile e legno confermano l’incertezza dei mercati, rappresentando peraltro gli unici comparti in rallentamento tendenziale.
L’incremento del livello degli ordini si riflette sul ritmo della produzione industriale, anche questa in leggera ripresa (13,1%, a fronte del precedente 9,0%) sebbene ancora decisamente lontana dalla situazione precedente la crisi; tali dinamiche si traducono in una lieve flessione delle scorte, che comunque sono attestate dalle imprese a livelli ancora piuttosto elevati.

Passando al comparto del commercio, fortemente penalizzato dalla stagione estiva non positiva, torna a crescere il clima di fiducia delle imprese, il cui indicatore si attesta al 22,1%, in deciso rimbalzo rispetto al 13,8% relativo al trimestre precedente, nonché rispetto alle analoghe risultanze dei dodici mesi precedenti. Il mutato clima è attribuibile, sebbene con contributi differenti, ad entrambe le componenti, ingrosso e dettaglio. Gli esercizi al dettaglio registrano un significativo recupero rispetto alla chiusura 2013, senz’altro condizionato dalle dinamiche più vivaci dei consumi; mentre i pubblici esercizi e le riparazioni mostrano una complessiva maggiore stabilità.
Migliora anche il clima di fiducia degli operatori del turismo, soprattutto per quanto attiene alla componente dei campeggi e degli agriturismo; le dinamiche congiunturali sono meno vivaci rispetto agli altri comparti, tuttavia il confronto tendenziale fotografa uno scenario nettamente diverso: 19,2% l’indicatore relativo al sentiment degli operatori, a fronte del 4,6%, valore estremamente critico riferito ai dodici mesi precedenti.
Anche nei Servizi il clima di fiducia è in ulteriore miglioramento; al riguardo, le dinamiche dei diversi settori, in primis i Trasporti, l’intermediazione immobiliare e finanziaria sono piuttosto altalenanti, a testimoniare l’estrema incertezza e la forte dipendenza intersettoriale. In ogni caso le risultanze dell’intero comparto si mantengono in un area di forte criticità della domanda, che si attesta su livelli comunque minimi (16,0% l’indicatore).
Unica nota negativa che emerge dall’indagine è quella relativa al settore delle Costruzioni che sembra ancora essere coinvolto in pieno nella spirale negativa che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Continua, infatti, la situazione di grande difficoltà dell’edilizia che registra un clima di fiducia sempre più basso, tanto che a fine anno l’indice relativo all’andamento economico delle aziende edili si posiziona appena al 12,7% (a fronte del 22,7% riferito all’intero tessuto imprenditoriale locale); peraltro si rileva una concordanza dei principali indicatori (portafoglio ordini, livelli di attività..) che attesta la staticità dei mercati.
Nonostante i segnali positivi sopra descritti, non si arresta il deterioramento della capacità delle imprese della provincia di Latina di fare fronte ai propri impegni finanziari; la congiuntura locale si conferma più pesante rispetto alla media nazionale, anche se la prospettiva per i primi mesi del 2015 lascia sperare in qualche timido segnale di ripresa.

Ad ogni modo segnali positivi si registrano con riferimento al mercato del credito: cresce, infatti, la quota di imprese locali che si è recata in banca per chiedere un prestito ed aumenta l’accordato da parte del sistema creditizio; tuttavia, presso la totalità delle imprese italiane, la quota di quelle finanziate secondo l’ammontare richiesto è ancora di quasi cinque punti percentuali superiore rispetto ai valori della nostra provincia.

Si riduce significativamente l’area di irrigidimento, a testimonianza del maggior numero di imprese che hanno ottenuto aperture di credito dal sistema bancario; peraltro, le imprese della provincia di Latina con un fido o un finanziamento in corso da oltre sei mesi avvertono il calo dei tassi di interesse nel quarto trimestre 2014 e, di conseguenza, giudicano il costo del credito in miglioramento.

Si fanno meno severe anche le valutazioni circa la durata temporale del credito. È bene evidenziare come, tuttavia, la situazione sia ancora decisamente distante da quella precedente la crisi. Sono ritenute meno restrittive anche le richieste degli istituti di credito in termini di garanzie; anche in questo caso il miglioramento è comunque moderato.
Dunque, tenendo conto delle politiche monetarie messe in campo dalla BCE, attraverso le iniezioni di liquidità con la conseguente diminuzione dei tassi di interesse praticati, cui si aggiunge la maggiore flessibilità da parte delle banche in termini di garanzie richieste per concedere prestiti, così come indicato in sede di indagine dalle imprese intervistate, senz’altro l’attuale contesto economico è sicuramente da ritenersi più favorevole rispetto al più recente passato.

FORTE – “L’economia della provincia di Latina può ripartire e può farlo grazie ai giovani che sembrano scommettere sulle imprese ma se vogliamo che tale trend si trasformi in un reale sviluppo ognuno deve fare la propria parte, come sta facendo peraltro la Regione Lazio nel sostenere le piccole imprese con finanziamenti ad hoc”.
Il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Forte commenta i dati dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Latina, dati dai quali sembra esserci sul territorio pontino una timida ripresa dell’economia.
“Il rapporto Osserfare – sottolinea Forte – disegnano una provincia nella quale i giovani tornano a scommettere sull’impresa, un elemento che deve far riflettere tutte le istituzioni sulla necessità di mettere in campo un’azione corale, un lavoro di squadra che crei le reali condizioni per dare il via ad un nuovo percorso di sviluppo economico e produttivo. La Regione Lazio, da parte sua, è particolarmente attiva avendo già messo in campo iniziative che puntano a supportare soprattutto le piccole e medie imprese: proprio a beneficio di queste ultime – ricorda il consigliere regionale – sono stati creati finanziamenti specifici con un fondo che supera i 155 milioni di euro. Parte consistente di queste risorse è destinata  al credito delle Pmi, al microcredito per le partite Iva ed alle microimprese non bancabili, tutte realtà in definitiva che non riuscirebbero altrimenti a trovare il capitale necessario.
Le opportunità di finanziamento alle imprese offerte dalla Regione Lazio rappresentano una occasione imprescindibile per ridare ossigeno all’economia pontina ma non possono da sole essere la chiave di volta per rilanciare lo sviluppo del nostro territorio. Occorre infatti che ciascuno faccia la propria parte e che i soggetti interessati (economici ed istituzionali) si approccino in maniera diversa ai problemi, superando la logica di settore e archiviando le rendite di posizione per guardare invece al quadro complessivo. La politica, da parte sua, in questo processo dovrà necessariamente ricoprire un ruolo di raccordo e di indirizzo affinché la ricchezza di uno possa diventare la ricchezza di tutti. Si tratta di un passaggio fondamentale che deve portare la politica a rivestire un ruolo diverso rispetto al passato: sino ad oggi le associazioni di categoria, il mondo delle imprese e quello sindacale hanno giocato partite singole nella convinzione di poter andare avanti su rendite di posizione alle quali nella fase attuale si deve necessariamente rinunciare per il bene di tutti.
Appare doveroso fare sistema fissando gli obiettivi primari: reindustrializzazione, formazione, start up. Senza dimenticare il settore dell’edilizia che, dopo una urbanizzazione esasperata del territorio – conclude Forte – oggi deve essere in grado di riconvertirsi alla riqualificazione dell’esistente e al recupero delle aree degradate del territorio”.

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ECONOMIA

Ibi Lorenzini, lo storico Istituto Biochimico passa al gruppo italiano Acs Dobfar Spa

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APRILIA – E’ stata ufficializzata nelle scorse ore la notizia del passaggio di proprietà dell’Istituto Biochimico Italiano G. Lorenzini (IBI) al gruppo ACS Dobfar S.p.A. dopo 108 anni di attività. La sede di Aprilia era stata di recente al centro dell’attenzione per lunghi mesi a causa della decisione di chiudere il reparto Sintesi, una crisi gestita dall’ufficio aziendale del personale, in accordo con i sindacati, con grande attenzione,  conclusasi con il ricollocamento in altre realtà lavorative di tutti i lavoratori che hanno accettato il trasferimento. Ora, il passaggio successivo.

“Un momento di svolta  – secondo la Cisl – fondamentale per la storia industriale del sito e dunque per il futuro dei suoi lavoratori”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da Giuseppe Biazzo Presidente di Unindustria: “Il passaggio di proprietà rientra in un piano di sviluppo e di crescita in un settore, come quello farmaceutico, di grande importanza per l’economia della regione Lazio, dimostratasi come ecosistema favorevole a questo settore; ma più in generale di tutto il Paese”.

“Solo dodici mesi fa eravamo seduti attorno a un tavolo delle trattative complesso e drammatico per affrontare una seria crisi aziendale che aveva avuto come conseguenza la gestione del ridimensionamento dell’organico – commenta Gianluca Farina Segreterio della Femca CISL di Latina – in quella fase critica la fermezza del sindacato, l’unione dei lavoratori e il senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte hanno permesso di raggiungere un primissimo e fondamentale obiettivo che era la salvaguardia dei posti di lavoro. Oggi, ad un anno da quei momenti di forte preoccupazione – continua il segretario – raccogliamo i frutti di quell’impegno. L’ingresso di un player globale come ACS Dobfar rappresenta non solo una vittoria della tenacia sindacale e delle maestranze, ma apre una concreta opportunità di rilancio industriale.”
L’acquirente, l’ACS Dobfar S.p.A., è una realtà multinazionale italiana d’eccellenza con 22 stabilimenti nel mondo (di cui 13 sul territorio nazionale). “Parliamo di un futuro con prospettive concrete e non dell’ennesima chiusura industriale”, aggiunge Farina.

“Come Unindustria  – sottolinea Biazzo – abbiamo accolto con favore che ACSDOBAFR – con oltre 50 anni di storia alle spalle – e IBI Lorenzini – con più di 100 anni di storia alle spalle – società entrambe fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana si siano avvicendate nella produzione e commercializzazione di prodotti che richiedono altissima qualità, grande responsabilità e investimenti costanti per mantenere gli standard regolatori richiesti. Siamo stati vicini ad Ibi ieri e continueremo a sostenere oggi ACS Dobfar affinché prosegua in Aprilia questa importante strategia di rafforzamento della catena produttiva di farmaci e continui ad essere un punto di riferimento per l’industria farmaceutica della regione e nazionale, con ricadute positive per il territorio sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista sociale”.

 

 

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Ponza, il sindaco Ambrosino: “Via al percorso per realizzare il nuovo braccio di protezione del Porto Borbonico”

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PONZA – Il sindaco di Ponza, Francesco Ambrosino ha ufficializzato l’avvio del percorso che porterà alla realizzazione del nuovo braccio di protezione del Porto Borbonico: “Un’infrastruttura attesa da anni che rappresenta una svolta strategica per la sicurezza della navigazione, la protezione del patrimonio portuale e lo sviluppo economico dell’isola”. L’opera, nella sua prima fase esecutiva, potrà contare su un finanziamento complessivo di 8 milioni di euro, di cui 4 milioni stanziati da Casa Italia e 4 milioni dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’annuncio nel corso della quarta edizione di ARIA, il convegno promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria che ha riunito sull’isola oltre 150 tra imprenditori, rappresentanti istituzionali e stakeholder provenienti da tutta Italia.

«Oggi Ponza compie un passo decisivo verso il proprio futuro», ha dichiarato il Sindaco Francesco Ambrosino. «La realizzazione del braccio di protezione del Porto Borbonico rappresenta un intervento storico che consentirà di aumentare la sicurezza dello scalo, migliorare la resilienza dell’infrastruttura portuale rispetto agli eventi meteomarini e garantire condizioni più favorevoli per residenti, operatori economici e diportisti. L’obiettivo –  ha proseguito Ambrosino – è quello di costruire una Ponza sempre più moderna, sostenibile e attrattiva, capace di coniugare tutela ambientale, innovazione tecnologica e crescita economica. Il porto è il cuore pulsante dell’isola e investire sulla sua sicurezza significa investire sul futuro della nostra comunità».

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ECONOMIA

Politica agricola comune (Pac), Confagricoltura porta l’Europa in tour nell’Agro Pontino: “Qui principale distretto”

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LATINA – Confagricoltura Latina ha promosso giovedì 11 giugno una giornata di confronto sul territorio, ospitando l’eurodeputato Norbert Lins, vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo e relatore della futura PAC, l’europarlamentare Salvatore De Meo e il presidente nazionale di Confagricoltura e del Copa-Cogeca, Massimiliano Giansanti nell’ambito del tour che nasce dalla necessità di verificare da vicino le situazioni locali, mentre è in corso il dibattito sulle grandi sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare attraverso la futura Politica Agricola Comune. L’Agro Pontino è infatti uno dei territori più rappresentativi per comprendere le ricadute concrete delle scelte che saranno assunte nei prossimi anni.

Ad accompagnare la delegazione sono stati il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini, il direttore Mauro D’Arcangeli e la vicedirettrice Daniela Salvador.

La visita si inserisce in una fase particolarmente importante per il futuro del settore agricolo europeo. La nuova Politica Agricola Comune rappresenta infatti uno dei principali dossier aperti nelle istituzioni comunitarie e determinerà le politiche che accompagneranno l’agricoltura nei prossimi anni in materia di competitività, innovazione, sostenibilità, gestione delle risorse naturali e capacità produttiva. Temi che nell’Agro Pontino assumono una rilevanza particolare per la presenza di filiere altamente specializzate, fortemente orientate all’export e chiamate ogni giorno a confrontarsi con le sfide della disponibilità idrica, dell’innovazione tecnologica, dell’organizzazione produttiva e della competitività internazionale.

La provincia di Latina rappresenta oggi uno dei territori agricoli più significativi del panorama nazionale ed europeo. Con oltre 9.000 imprese agricole, più di 85.000 ettari di superficie agricola utilizzata e circa 20.000 occupati, l’Agro Pontino costituisce uno dei principali distretti agroalimentari italiani e concentra alcune delle filiere più importanti del Paese.

La sua forza risiede in una straordinaria specializzazione produttiva. Nel territorio pontino si concentra infatti oltre il 93% della produzione italiana di carote in serra, circa il 71% dei ravanelli e oltre il 53% delle zucchine in serra. La provincia ospita inoltre il principale distretto italiano del kiwi, con circa 9.500 ettari coltivati e uno dei più importanti poli produttivi mondiali, rappresenta il principale polo regionale della zootecnia bufalina con oltre 53.700 capi allevati e dispone di circa 4.300 ettari vitati che la collocano al secondo posto tra le province laziali per produzione vitivinicola.

A questa capacità produttiva si affianca una forte vocazione internazionale. Nel 2024 le esportazioni agricole provinciali hanno raggiunto un valore di circa 258 milioni di euro, collocando Latina tra le principali province esportatrici italiane del comparto agroalimentare e confermando la capacità delle imprese pontine di competere sui mercati internazionali.

Proprio per questo Confagricoltura Latina ha scelto di dedicare agli ospiti europei un approfondimento sul modello agricolo pontino attraverso la visita a quattro aziende rappresentative di altrettanti comparti strategici: La Livrea di Aprilia per la zootecnia, Casale del Giglio di Latina per il vitivinicolo, San Lidano di Sezze Scalo per il comparto ortofrutticolo e della quarta gamma e l’azienda Di Meo Remo per il settore florovivaistico. Quattro realtà differenti ma accomunate dalla capacità di trasformare innovazione, qualità e sostenibilità in sviluppo economico, occupazione e valore per il territorio.

Nel corso della giornata Confagricoltura Latina ha consegnato agli europarlamentari il documento “Agro Pontino – Costruire Valore nel Tempo”, elaborato dall’associazione come contributo al dibattito sul futuro delle politiche agricole europee. Il documento, in continuità con il percorso avviato in occasione del settantesimo anniversario di Confagricoltura Latina, richiama l’attenzione sul ruolo strategico dell’agricoltura per la crescita economica, la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e la coesione sociale dei territori, ribadendo come la competitività delle imprese rappresenti il presupposto indispensabile per raggiungere qualsiasi obiettivo di sostenibilità.

“L’Agro Pontino non è soltanto una delle aree agricole più importanti d’Italia. È un territorio nel quale si concentrano alcune delle principali filiere produttive europee e nel quale le scelte sulla futura PAC avranno effetti diretti sulla competitività delle imprese, sull’occupazione, sulla sicurezza alimentare e sulla capacità di continuare a generare valore. Ragion per cui la nuova Politica Agricola Comune dovrà offrire strumenti adeguati per accompagnare questi processi, sostenendo gli investimenti e garantendo alle aziende agricole la possibilità di continuare a creare sviluppo, occupazione e valore. Non a caso particolare attenzione è stata dedicata anche al dibattito sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea e alle ipotesi di introduzione di un Fondo Unico europeo, tema che sta suscitando forti preoccupazioni nel mondo agricolo per il rischio di indebolire la centralità della PAC e la sua capacità di garantire risorse adeguate alle imprese agricole europee”, ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini.

“La Politica agricola comune – ha affermato il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – deve tornare ad essere una leva concreta di sviluppo per territori ad alta vocazione produttiva come l’Agro Pontino. Le testimonianze che oggi abbiamo raccolto dalle voci dei nostri imprenditori dimostrano come innovazione, sostenibilità e soprattutto qualità si traducano in valore economico e occupazione, favorendo anche un forte radicamento delle comunità. Per questo – ha concluso Giansanti – è fondamentale orientare le risorse della PAC verso la valorizzazione delle produzioni locali rafforzando le filiere, sostenendo gli investimenti e premiando le imprese che interpretano al meglio le sfide della transizione verde e della competitività”.

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