ECONOMIA
Imprese, l’economia pontina arranca ancora
LATINA – “Si è chiuso un anno che ha registrato qualche primo, timido, segnale di ripresa nella demografia delle imprese su base nazionale, lo stesso ancora non può dirsi, purtroppo, per il contesto locale”. Lo dice Osservare, l’osservatorio economico della Camera di Commercio di Latina, rende pubblici i dati Movimprese relativi all’anno 2014 elaborati sulla base dei dati forniti da Unioncamere e la congiunturale per il IV trimestre sempre del 2014.
Il tasso di crescita è stato proprio il Lazio, trainata dalla consueta vivace performance della provincia di Roma. A sostegno di quanto rilevato, lo stesso presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello afferma che: “I segnali che vengono dall’economia reale indicano, che a differenza delle tante false partenze registrate in questi anni, stavolta, forse, siamo davanti a una reale opportunità di invertire la rotta…”.
Passando alle tendenze rilevate a livello regionale, il Lazio mostra la performance di crescita più significativa, peraltro in ulteriore crescita tendenziale (+1,80%, a fronte del +1,39% del 2013), mentre analizzando le tendenze provinciali nell’ambito della regione Lazio, emerge che subito dopo Roma, il cui tasso di crescita, secondo a livello nazionale dopo Isernia, si conferma in netta accelerazione rispetto all’annualità precedente (+2,24% nel corso del 2014, rispetto al +1,74% rilevato a dicembre 2013), si collocano Latina (+0,66%) e Frosinone (+0,61%) entrambi in rallentamento tendenziale (rispettivamente gli esiti dello scorso anno si attestavano rispettivamente al +0,87% per la provincia pontina e +0,77% per il frusinate).
“Diversamente dal passato – dice ancora lo studio – le dinamiche pontine hanno perso la consueta vivacità posizionandosi sui valori che si sovrappongono a quelli nazionali”.
LA PROVINCIA DI LATINA – Passando ora a esaminare nello specifico la provincia di Latina si rileva a fine 2014 uno stock di imprese pari a 57.563 unità registrate, di cui quasi l’82% attive, per un saldo positivo in termini assoluti di 384 unità, determinato dalla differenza tra le 3.701 iscrizioni dell’anno e le 3.317 aziende cancellate nello stesso periodo. Il tasso di natalità provinciale si attesta al +6,40%, in rallentamento rispetto alle evidenze rilevate l’anno precedente (+7,12%), collocandosi peraltro ai minimi in serie storica; in flessione, sebbene meno pronunciata, anche il tasso di mortalità (5,73%, a fronte del 6,24% nel corso del 2013).
Gli esiti di tali dinamiche conducono a un tasso di crescita su base annua pari al 0,66%, superiore ai valori nazionali (+0,51%) ma, come già evidenziato, in flessione rispetto a quanto registrato alla fine del 2013 (+0,87%); una situazione locale che ci si augura possa migliorare nell’immediato futuro alla luce dei primi segnali di ripresa del quadro economico registrati su base nazionale.
L’ANDAMENTO DEMOGRAFICO PER SETTORE ECONOMICO – La situazione che si presenta alla fine dell’anno evidenzia una maggioranza di segni negativi in termini di crescita nei vari settori. Si conferma in flessione il settore del Trasporto e Magazzinaggio che mette a segno una flessione significativa dello stock (-1,66%), sebbene mostri un recupero rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno (-2,17%). Altrettanto preoccupante anche il dato del comparto Manifatturiero (-0,97%, laddove alla fine del 2013 la flessione dello stock era significativamente più contenuta al -0,49%), che si traduce in un saldo negativo in valore assoluto di -46 imprese. Contribuiscono all’accentuazione negativa delle dinamiche decrescenti del comparto industriale in primis il bilancio fortemente in rosso dell’industria del legno, appesantita dall’ulteriore arretramento della carpenteria e della falegnameria destinate all’edilizia. Altrettanto avviene per la lavorazione dei materiali edili (vetro, pietra..). In flessione anche la lavorazione dei metalli e la fabbricazione di componenti elettronici, nonché di macchinari per l’industria. Diversamente, si mantengono positive le attività di riparazione dei macchinari e di installazione di apparecchiature industriali, nonché la consueta industria alimentare delle piccole attività di lavorazione dei prodotti da forno, mentre arretrano le pasticcerie.
SETTORE IMMOBILIARE – Per quanto attiene al settore immobiliare, il relativo dato ai fini di un corretto confronto delle dinamiche tendenziali va corretto delle iscrizioni nella sezione speciale del REA “Persone Fisiche”2 avvenute esclusivamente ai fini del mantenimento dei requisiti abilitanti ottenuti tramite la precedente iscrizione al ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione, di fatto soppresso lo scorso anno. Al riguardo, la revisione decurta drasticamente le tendenze di tale segmento di attività rilevate nel 2013, riportandole su un sentiero negativo (-0,33%); tali esiti risultano in ulteriore peggioramento nel corso dell’ultimo anno, per una variazione negativa del -1,07%, che attesta le difficoltà connesse ad un mercato asfittico; tuttavia occorre sottolineare che, secondo l’Osservatorio Immobiliare3, in chiusura d’anno le compravendite a livello nazionale hanno registrato un deciso rimbalzo, dopo un lungo periodo di perdite.
In flessione le attività commerciali (-0,33% il tasso di variazione dello stock), penalizzate prevalentemente dalla componente all’ingrosso che soffre delle nuove logiche organizzative aziendali di ottimizzazione dei costi attraverso una catena distributiva più “corta”.
ALTRI SERVIZI – Si mantengono su livelli di sostanziale stazionarietà le Altre attività di servizi e le Attività artistiche, sportive e di intrattenimento; positive anche le dinamiche del settore degli Alloggi e della ristorazione (+2,37%), grazie alla maggiore vivacità delle attività legate alla somministrazione di alimenti.
AGRICOLTURA – Per quanto riguarda infine l’Agricoltura, che va sempre comunque tenuta in opportuna considerazione in relazione al numero di imprese del settore rappresentando più del 18% del tessuto imprenditoriale, anche nel 2014 registra una ulteriore decrescita (-1,58% la variazione dello stock), sebbene più contenuta rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno. Le tendenze locali sono tuttavia in linea con le dinamiche nazionali, che mostrano un settore in progressiva perdita di unità produttive oltre che per i consueti fattori economici legati alle complessità dei mercati, anche i crescenti cambi di destinazione d’uso dei suoli agricoli.
Si mantengono su di un sentiero positivo i Servizi di informazione e comunicazione (+3,71%), in linea con le dinamiche restituite nei dodici mesi precedenti (+3,59%) e i Servizi di supporto alle imprese (+4,63%, a fronte tuttavia di un +5,12% dello scorso anno).
L’ARTIGIANATO – Segnali contraddittori provengono dal comparto Artigiano, poiché alla cronica situazione di difficoltà riscontrata in alcuni comparti, rilevata negli ultimi trimestri senza soluzione di continuità e confermata nel bilancio annuale negativo, fa da contraltare il segno positivo, in alcuni casi piuttosto significativo, di altri settori.
Prima di esaminare le tendenze di dettaglio, si riassumono i dati generali riscontrati per il comparto nell’ultimo anno: le imprese artigiane registrate nell’apposito Albo ammontano a fine 2014 a 9.305 unità, delle quali 9.197 attive (quasi il 99%); il saldo risulta negativo per -136 imprese, determinato dalla differenza tra le 615 iscrizioni e le 751 cessazioni annuali. Il tasso di crescita del comparto nel 2014 si è attestato al -1,44%, in linea con il valore 2013 (-1,45%), determinato da un tasso di natalità del +6,51% ed un tasso di mortalità del -7,94%. L’artigianato alla fine del 2014 rappresenta il 19,55% del tessuto imprenditoriale nella Provincia di Latina (al netto delle imprese agricole) in lieve diminuzione rispetto al 2013 (19,79% la quota).
Segno meno per le Costruzioni (-2,43% la variazione dello stock nel 2014), per un bilancio annuale negativo in valore assoluto di -76 imprese, il peggiore di tutto il comparto. In ulteriore arretramento le officine meccaniche e i Servizi alla persona (prevalentemente parrucchieri, estetiste e istituti di bellezza), attività queste ultime che rispondendo alle esigenze di autoimpiego, grazie alle non elevate barriere di ingresso, scontano tuttavia tassi di sopravvivenza mediamente più contenuti.
Diversamente, occorre sottolineare il leggero rallentamento del trend negativo della Manifattura, il cui bilancio di demografia imprenditoriale annuale si attesta al -1,34%, a fronte del -3,03% del 2013; in flessione, sebbene più contenuta sui dodici mesi precedenti, le realtà artigiane del legno e dei metalli, mentre si conferma positiva la componente alimentare (pasticcerie e panetterie).
Vanno invece segnalate in senso positivo le performances registrate dai Servizi di supporto alle imprese (+7,90% la variazione dello stock), sebbene si tratti prevalentemente di attività di pulizia, per un saldo positivo di +23 imprese, laddove nel 2013 si rilevava una variazione nettamente più contenuta (+2,11%). Buono anche il risultato registrato dalle Attività di ristorazione senza somministrazione (+1,00% nel 2014, a fronte del -2,15% dello scorso anno), sostenute dall’accresciuta spinta all’avvio di nuove attività, nonché dalla maggiore tenuta delle esistenti.
LE IMPRESE STRANIERE
Per quanto riguarda l’imprenditoria straniera in provincia di Latina, lo stock al 31 dicembre 2014 ammonta a 3.698 imprese registrate, di cui 3.220 attive (87,07%), per un tasso di crescita annuale dell’8,75%, in aumento rispetto al 2013 (5,38%); il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è positivo per +296 imprese.
La componente straniera rappresenta il 6,41% del tessuto imprenditoriale locale, guadagnando oltre un punto percentuale nell’ultimo quinquennio, in ragione di un trend demografico in continua crescita; si tratta comunque di valori piuttosto distanti dal 10,67% rilevato su base regionale e dall’8,66% su scala nazionale.
Anche alla fine del 2014 si conferma l’estrema vivacità della componente straniera in termini di crescita se raffrontata con quanto evidenziato con riferimento all’universo imprenditoriale pontino: le realtà non “indigene” mostrano, infatti, un tasso di crescita (+4,31% per le comunitarie e +10,99% per le extracomunitarie)di gran lunga superiore a quello messo a segno dalla componente italiana (+0,21%). In termini di peso percentuale sul totale delle imprese straniere operanti nella provincia i settori che hanno il maggiore appeal tra gli stranieri sono il Commercio (39,24% la quota) e le Costruzioni (16,09% il relativo peso percentuale); tuttavia non è da sottovalutare anche la preferenza verso le attività agricole (8,22%). In relazione invece alla incidenza della componente straniera su quella italiana, questa è più significativa nei Servizi di supporto alle imprese dove rappresentano ormai più del 13% del totale imprese, nel Commercio, dove quasi 1 impresa su 10 è straniera e nelle Costruzioni (7,91% del totale).
IMPRENDITORIA GIOVANILE – Alla fine del 2014 le imprese giovanili iscritte in provincia di Latina risultano essere 6.938, di cui 5.957 attive (quasi l’86%); il bilancio annuale attesta un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni pari a 729 unità. Il tasso di crescita registrato nel 2014 si è attestato al +10,39%, confermandosi molto significativo, tuttavia risulta in rallentamento se raffrontato alla performance dell’anno precedente (+11,58%). La minore crescita, peraltro, è evidente anche su scala regionale (+13,85%, a fronte del +14,44% nel 2013); diversamente le dinamiche nazionali non mostrano significative variazioni tendenziali: il tasso di crescita si è attestato al 10,52%, pressoché in linea con i valori 2013 (+10,48%).
L’aggregato delle imprese giovanili rappresenta il 12,05% dell’universo imprenditoriale locale, per una giovanilità che si riscontra maggiormente nelle Altre attività dei servizi, dove l’incidenza di imprenditori junior è di poco inferiore ad 1/5; altrettanto vale per il settore del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. In termini di disaggregazione settoriale, le imprese giovanili operano prevalentemente nelle Attività commerciali (2.008 imprese, per un peso pari al 28,94%) e nelle Costruzioni (864 unità, 12,45% la quota); degno di nota anche il peso dell’Agricoltura (760 imprese) che, in termini relativi, spiega il 10,95% delle imprese giovanili.
Tornando ai flussi, anche per il 2014, l’Agricoltura mostra le tendenze positive evidenziate nelle ultime rilevazioni, continuando a registrare incoraggianti valori di crescita (+5,73 %, contro il +2,98% del 2013), a dimostrazione di come il comparto agricolo sia ritenuto una buona opportunità imprenditoriale per le nuove generazioni. E’ indubbio che tale settore risenta positivamente delle politiche a sostegno dei giovani imprenditori agricoli, che offrono dalla possibilità di accedere a mutui a tassi agevolati nonché misure a sostegno delle filiere agroalimentari, ma un ruolo non secondario è sicuramente svolto dalle capacità tecniche che contraddistinguono le nuove generazioni, alla luce anche delle specializzazioni professionali che sono state introdotte in ambito scolastico e formativo.
Per quanto riguarda gli altri comparti di attività, come già evidenziato, si mantengono su livelli di crescita positiva, sebbene in rallentamento rispetto alle analoghe risultanze rilevate lo scorso anno per le attività manifatturiere, il commercio, i trasporti, le attività di ristorazione e bar e le attività di servizi.
Diversamente, si colloca in area negativa il settore delle Agenzie Immobiliari (-4,86%), a fronte della sostanziale stazionarietà rilevata nei dodici mesi precedenti.
ANALISI CONGIUNTURALE IV TRIM. 2014 – Come accennato nella parte introduttiva cominciano a intravedersi i primi segnali di ripresa dell’economia, evidenziati anche dalle ultime rilevazioni dell’Istat; a tal proposito i dati emersi dall’indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Osservatorio camerale, sembrano andare nella stessa direzione. Le imprese della provincia di Latina, alla luce di quanto dichiarato, cominciano a mostrare un miglioramento del clima di fiducia e questo è da ritenersi già un segnale di per sé positivo. Difatti, gli ultimi tre mesi del 2014 registrano una lieve inversione di tendenza del clima di fiducia delle imprese, più ottimiste sia circa la situazione economica generale del Paese, sia con riferimento all’andamento della propria attività.
L’ottimismo delle imprese della provincia di Latina è supportato dal livello dei ricavi, giudicati in lieve aumento anche in previsione per la prima parte del 2015, mesi nei quali le imprese si attendono un nuovo incremento.
Tuttavia, gli elementi a disposizione non consentono di affermare che la crisi sia alle spalle, in quanto alcuni indicatori rimangono “al palo”; infatti non si colgono gli stessi segnali per le prospettive di ripresa dell’occupazione che almeno nel breve periodo non sembrano rosee, anche se gli stessi imprenditori prospettano qualche miglioramento nella prima parte del 2015. Nello stesso tempo si registra una diminuzione dei prezzi praticati dai fornitori a dimostrazione di una spirale deflazionistica che ancora non sembra essere superata.
Altro dato che viene rilevato in peggioramento è quello concernente i tempi di pagamento da parte dei clienti, che tornano ad allungarsi, con una prospettiva per inizio anno di ulteriore regressione.
Per quanto riguarda gli investimenti, solo il 20% delle imprese della provincia ha dichiarato di aver effettuato interventi in questo senso negli ultimi due anni, confermando il differenziale rispetto alla media nazionale di oltre 10 punti percentuali a discapito della nostra provincia.
Come già sottolineato nei precedenti report, gli esiti sopra descritti impongono una riflessione in relazione alla debolezza strutturale del tessuto imprenditoriale provinciale, strettamente correlata alle difficoltà di finanziamento di medio/lungo periodo comuni alla maggior parte delle imprese intervistate; il basso livello di investimenti è una componente determinante che genera inferiori livelli di ricchezza prodotta, in relazione al minore livello del valore aggiunto dei prodotti e servizi, con conseguente minore competitività. Peraltro, anche a livello nazionale secondo la BCE il lento andamento del PIL italiano è fortemente condizionato dalla significativa debolezza degli investimenti privati, nonostante la ripresa dei consumi.
Disaggregando il clima di fiducia espresso dagli imprenditori nei vari settori di attività, nel comparto manifatturiero (24,5% l’indicatore di fiducia relativo all’andamento della propria azienda) si rileva un ulteriore leggero miglioramento rispetto ai valori dei trimestri precedenti. Si conferma la lenta progressiva ripresa degli ordini, grazie all’esclusivo contributo dei clienti esteri, mentre il mercato interno langue.
Disaggregando il dato nei diversi settori di attività, si riscontra il deciso miglioramento dei giudizi degli imprenditori dell’industria alimentare e del settore metalmeccanico (l’indicatore, pur attestandosi al 25,4%, dunque un livello non elevato, guadagna 10 punti percentuali rispetto ai dodici mesi precedenti); avanza in termini congiunturali ad un ritmo più contenuto il chimico-farmaceutico (comunque il miglioramento rispetto alle analoghe risultanze 2013 è marcato), mentre tessile e legno confermano l’incertezza dei mercati, rappresentando peraltro gli unici comparti in rallentamento tendenziale.
L’incremento del livello degli ordini si riflette sul ritmo della produzione industriale, anche questa in leggera ripresa (13,1%, a fronte del precedente 9,0%) sebbene ancora decisamente lontana dalla situazione precedente la crisi; tali dinamiche si traducono in una lieve flessione delle scorte, che comunque sono attestate dalle imprese a livelli ancora piuttosto elevati.
Passando al comparto del commercio, fortemente penalizzato dalla stagione estiva non positiva, torna a crescere il clima di fiducia delle imprese, il cui indicatore si attesta al 22,1%, in deciso rimbalzo rispetto al 13,8% relativo al trimestre precedente, nonché rispetto alle analoghe risultanze dei dodici mesi precedenti. Il mutato clima è attribuibile, sebbene con contributi differenti, ad entrambe le componenti, ingrosso e dettaglio. Gli esercizi al dettaglio registrano un significativo recupero rispetto alla chiusura 2013, senz’altro condizionato dalle dinamiche più vivaci dei consumi; mentre i pubblici esercizi e le riparazioni mostrano una complessiva maggiore stabilità.
Migliora anche il clima di fiducia degli operatori del turismo, soprattutto per quanto attiene alla componente dei campeggi e degli agriturismo; le dinamiche congiunturali sono meno vivaci rispetto agli altri comparti, tuttavia il confronto tendenziale fotografa uno scenario nettamente diverso: 19,2% l’indicatore relativo al sentiment degli operatori, a fronte del 4,6%, valore estremamente critico riferito ai dodici mesi precedenti.
Anche nei Servizi il clima di fiducia è in ulteriore miglioramento; al riguardo, le dinamiche dei diversi settori, in primis i Trasporti, l’intermediazione immobiliare e finanziaria sono piuttosto altalenanti, a testimoniare l’estrema incertezza e la forte dipendenza intersettoriale. In ogni caso le risultanze dell’intero comparto si mantengono in un area di forte criticità della domanda, che si attesta su livelli comunque minimi (16,0% l’indicatore).
Unica nota negativa che emerge dall’indagine è quella relativa al settore delle Costruzioni che sembra ancora essere coinvolto in pieno nella spirale negativa che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Continua, infatti, la situazione di grande difficoltà dell’edilizia che registra un clima di fiducia sempre più basso, tanto che a fine anno l’indice relativo all’andamento economico delle aziende edili si posiziona appena al 12,7% (a fronte del 22,7% riferito all’intero tessuto imprenditoriale locale); peraltro si rileva una concordanza dei principali indicatori (portafoglio ordini, livelli di attività..) che attesta la staticità dei mercati.
Nonostante i segnali positivi sopra descritti, non si arresta il deterioramento della capacità delle imprese della provincia di Latina di fare fronte ai propri impegni finanziari; la congiuntura locale si conferma più pesante rispetto alla media nazionale, anche se la prospettiva per i primi mesi del 2015 lascia sperare in qualche timido segnale di ripresa.
Ad ogni modo segnali positivi si registrano con riferimento al mercato del credito: cresce, infatti, la quota di imprese locali che si è recata in banca per chiedere un prestito ed aumenta l’accordato da parte del sistema creditizio; tuttavia, presso la totalità delle imprese italiane, la quota di quelle finanziate secondo l’ammontare richiesto è ancora di quasi cinque punti percentuali superiore rispetto ai valori della nostra provincia.
Si riduce significativamente l’area di irrigidimento, a testimonianza del maggior numero di imprese che hanno ottenuto aperture di credito dal sistema bancario; peraltro, le imprese della provincia di Latina con un fido o un finanziamento in corso da oltre sei mesi avvertono il calo dei tassi di interesse nel quarto trimestre 2014 e, di conseguenza, giudicano il costo del credito in miglioramento.
Si fanno meno severe anche le valutazioni circa la durata temporale del credito. È bene evidenziare come, tuttavia, la situazione sia ancora decisamente distante da quella precedente la crisi. Sono ritenute meno restrittive anche le richieste degli istituti di credito in termini di garanzie; anche in questo caso il miglioramento è comunque moderato.
Dunque, tenendo conto delle politiche monetarie messe in campo dalla BCE, attraverso le iniezioni di liquidità con la conseguente diminuzione dei tassi di interesse praticati, cui si aggiunge la maggiore flessibilità da parte delle banche in termini di garanzie richieste per concedere prestiti, così come indicato in sede di indagine dalle imprese intervistate, senz’altro l’attuale contesto economico è sicuramente da ritenersi più favorevole rispetto al più recente passato.
FORTE – “L’economia della provincia di Latina può ripartire e può farlo grazie ai giovani che sembrano scommettere sulle imprese ma se vogliamo che tale trend si trasformi in un reale sviluppo ognuno deve fare la propria parte, come sta facendo peraltro la Regione Lazio nel sostenere le piccole imprese con finanziamenti ad hoc”.
Il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Forte commenta i dati dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Latina, dati dai quali sembra esserci sul territorio pontino una timida ripresa dell’economia.
“Il rapporto Osserfare – sottolinea Forte – disegnano una provincia nella quale i giovani tornano a scommettere sull’impresa, un elemento che deve far riflettere tutte le istituzioni sulla necessità di mettere in campo un’azione corale, un lavoro di squadra che crei le reali condizioni per dare il via ad un nuovo percorso di sviluppo economico e produttivo. La Regione Lazio, da parte sua, è particolarmente attiva avendo già messo in campo iniziative che puntano a supportare soprattutto le piccole e medie imprese: proprio a beneficio di queste ultime – ricorda il consigliere regionale – sono stati creati finanziamenti specifici con un fondo che supera i 155 milioni di euro. Parte consistente di queste risorse è destinata al credito delle Pmi, al microcredito per le partite Iva ed alle microimprese non bancabili, tutte realtà in definitiva che non riuscirebbero altrimenti a trovare il capitale necessario.
Le opportunità di finanziamento alle imprese offerte dalla Regione Lazio rappresentano una occasione imprescindibile per ridare ossigeno all’economia pontina ma non possono da sole essere la chiave di volta per rilanciare lo sviluppo del nostro territorio. Occorre infatti che ciascuno faccia la propria parte e che i soggetti interessati (economici ed istituzionali) si approccino in maniera diversa ai problemi, superando la logica di settore e archiviando le rendite di posizione per guardare invece al quadro complessivo. La politica, da parte sua, in questo processo dovrà necessariamente ricoprire un ruolo di raccordo e di indirizzo affinché la ricchezza di uno possa diventare la ricchezza di tutti. Si tratta di un passaggio fondamentale che deve portare la politica a rivestire un ruolo diverso rispetto al passato: sino ad oggi le associazioni di categoria, il mondo delle imprese e quello sindacale hanno giocato partite singole nella convinzione di poter andare avanti su rendite di posizione alle quali nella fase attuale si deve necessariamente rinunciare per il bene di tutti.
Appare doveroso fare sistema fissando gli obiettivi primari: reindustrializzazione, formazione, start up. Senza dimenticare il settore dell’edilizia che, dopo una urbanizzazione esasperata del territorio – conclude Forte – oggi deve essere in grado di riconvertirsi alla riqualificazione dell’esistente e al recupero delle aree degradate del territorio”.
CULTURA
“L’impresa oltre i numeri”, il monologo originale di Luca Ceccherelli al Trentennale di Confimprese Italia
LATINA – Al Teatro Comunale di Fiuggi per “L’impresa oltre i numeri”, il monologo originale ideato, scritto e interpretato da Luca Ceccherelli appositamente per il Trentennale di Confimprese Italia. La performance ha affrontato i temi del lavoro e dell’iniziativa imprenditoriale attraverso un linguaggio insolito, intrecciando teatro, musica e riflessione e riportando al centro le persone, le scelte, il coraggio e la responsabilità. Con questa proposta artistica l’associazione di promozione culturale “Viviamo d’Arte” ha partecipato ieri, 25 settembre, alla manifestazione nazionale in corso a Fiuggi fino al 27 settembre, che riunisce rappresentanti del mondo imprenditoriale e realtà provenienti da diversi territori italiani. L’associazione pontina, guidata dal presidente Domenico Capozio, con il vicepresidente Luca Protani e il segretario Alessandro Borsa, è stata invitata a contribuire al programma proprio con il monologo di Ceccherelli, costruito per l’occasione attraverso parole, suggestioni teatrali e musica, con un registro lontano da quello tradizionale degli appuntamenti economici e istituzionali.
Il punto di partenza è una domanda : cosa resta di un’impresa se per un momento si mettono da parte numeri, fatturati, produttività e vetrine? Resta il gesto di chi decide di alzare una serranda e assumersi una responsabilità verso se stesso, gli altri e il futuro. Un’immagine attraverso la quale il monologo ha riportato al centro la persona e il valore della libera iniziativa come scelta di coraggio e fiducia.
La performance si è sviluppata intrecciando impresa, società, cultura e storia, accompagnata dalle suggestioni del tango di Astor Piazzolla. Proprio la figura del compositore argentino, considerato a suo tempo un innovatore capace di rompere gli schemi della tradizione, è diventata nel testo la metafora di chi sceglie di percorrere strade nuove e di andare controcorrente.
Da qui una riflessione più ampia sul ruolo delle micro e piccole imprese, sulla necessità di costruire una società nella quale persone, lavoratori, giovani, famiglie, artisti e Terzo settore possano sentirsi parte di uno stesso sistema. Un racconto che ha posto al centro la dimensione umana dell’economia, ricordando come dietro ogni attività, contratto o rete distributiva ci sia sempre una persona che inventa, lavora e produce. Particolare attenzione è stata riservata anche al tema dell’etica d’impresa, interpretata non come limite, ma come elemento essenziale della libertà economica: dalla lealtà nella concorrenza alla trasparenza, dalla sicurezza sul lavoro alla tutela dell’ambiente e alla crescita professionale dei collaboratori.
Con il monologo originale scritto e interpretato da Luca Ceccherelli, Viviamo d’Arte ha portato così il linguaggio artistico in un contesto tradizionalmente economico e istituzionale, mostrando come il teatro possa diventare uno strumento capace di tradurre temi complessi in immagini, emozioni e riflessioni immediatamente accessibili.
La partecipazione al Trentennale rappresenta un ulteriore passaggio nel percorso di crescita di Viviamo d’Arte, partito da Latina e sempre più proiettato verso una dimensione nazionale. L’associazione rinnova infine il proprio ringraziamento al presidente di Confimprese Italia Guido D’Amico per l’invito e per aver offerto a Viviamo d’Arte l’opportunità di portare il proprio contributo artistico all’interno di un appuntamento di rilievo nazionale.
ECONOMIA
A Fossanova la 2° tappa del roadshow regionale di Unindustria dedicata ai territori di Frosinone, Latina, Aprilia e Cassino.
PRIVERNO – “Territori Protagonisti di Valore – Dalla programmazione all’azione”, è il titolo del roadshow che conferma il proprio impegno nel trasformare la programmazione in azione, mettendo al centro il ruolo delle imprese e dei territori nella costruzione del futuro industriale del Lazio.
La seconda tappa, dopo quella che ha interessato la zona nord della regione e che si è tenuta a Viterbo, è in programma mercoledì 23 settembre alle 16.00 nella splendida cornice della Abbazia di Fossanova a Priverno. Sarà dedicata a “Le filiere della competitività” e approfondirà il contributo di infrastrutture, investimenti e industria allo sviluppo del Basso Lazio. Un territorio nel quale si concentra uno dei principali ecosistemi produttivi del Paese, con filiere strategiche che spaziano dalla farmaceutica alla logistica, dall’automotive all’industria avanzata e che generano occupazione, innovazione e crescita.
L’incontro riunirà rappresentanti delle istituzioni, del sistema associativo, delle università e delle imprese, per individuare nuove opportunità di sviluppo e rafforzare le connessioni tra sistema produttivo, competenze e territori. Un’occasione di dialogo concreto e networking qualificato per valorizzare le eccellenze produttive di Frosinone, Latina, Aprilia e Cassino e costruire una visione condivisa delle priorità strategiche del Basso Lazio.
Per Unindustria saranno presenti i presidenti delle aree territoriali di Latina e Aprilia, Tiziana Vona, di Frosinone Corrado Savoriti, di Cassino Vittorio Celletti, Giulio Natalizia, Delegato Unindustria all’Attuazione del Programma, Giovanni Turriziani Vice Presidente Unindustria con Delega Green Economy e Miriam Diurni Delegata Unindustria a Cultura d’impresa, Etica e Certezza del Diritto.
Tre i momenti di confronto più salienti previsti:
Connettere per crescere, per approfondire il ruolo delle infrastrutture materiali e immateriali nel sostenere lo sviluppo delle imprese;
Competere per attrarre, dedicato alla capacità del territorio di generare investimenti, innovazione e nuove opportunità;
Manifattura in transizione, per analizzare l’evoluzione del sistema industriale di fronte alle trasformazioni economiche, tecnologiche e ambientali.
Le conclusioni saranno a cura del Presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo.
Modera l’incontro Mario Benedetto giornalista e docente Luiss.
ECONOMIA
Filiera Bufalina, Confagricoltura: “Costi in aumento e ricavi in calo. Più trasparenza lungo tutta la filiera”
LATINA – Confagricoltura Latina è intervenuta a Pontinia al convegno dedicato alla tutela della filiera bufalina e allo stato di avanzamento del Distretto dei prodotti derivati bufalini dell’Agro Pontino, organizzato dal Comune di Pontinia nell’ambito della manifestazione “Lady Bu”, con il vice presidente Stefano Maria Boschetto e il direttore Mauro D’Arcangeli.
“Come Confagricoltura Latina abbiamo voluto esserci per dimostrare concretamente la nostra attenzione a un comparto strategico per il territorio – ha sottolineato Boschetto nel suo intervento –. Le imprese stanno affrontando da mesi una situazione particolarmente difficile, con il prezzo del gasolio fortemente aumentato, materie prime e costi di produzione alle stelle, difficoltà climatiche e ricavi che da anni non crescono allo stesso ritmo, come dimostra anche l’andamento del prezzo del latte di bufala. È una situazione che merita maggiore attenzione. Il nostro compito è segnalare le criticità e chiedere risposte concrete. In questo quadro, la nascita del Distretto e una normativa capace di garantire finalmente maggiore trasparenza lungo la filiera rappresentano strumenti importanti per costruire una prospettiva più solida per il comparto”.
“Non chiediamo meno controlli. Chiediamo che il controllo non si fermi alla stalla”. È uno dei concetti ribaditi dal direttore di Confagricoltura Latina, Mauro D’Arcangeli, che nel suo intervento si è soffermato anche sulle novità introdotte dagli articoli 13 e 14 della Legge 21 aprile 2026, n. 75, che intervengono sulla tracciabilità del latte e dei prodotti e rafforzano le attività di controllo lungo i diversi passaggi della filiera.
“Gli allevatori bufalini – ha sottolineato D’Arcangeli nel suo intervento – sono sottoposti da anni a registrazioni, comunicazioni e controlli. La vera novità non può essere semplicemente chiedere un dato in più alla stalla. Dobbiamo essere capaci di seguire quel litro di latte anche quando esce dall’azienda”. L’articolo 13 introduce nel SIAN il Registro unico delle movimentazioni del latte di bufala e dei suoi derivati, uno strumento che consente di ricostruire i quantitativi di prodotto nei diversi passaggi della filiera, dalla produzione alle movimentazioni fino alla trasformazione. “Il principio è semplice – ha affermato D’Arcangeli –: i numeri devono tornare. Se conosciamo quanto latte viene prodotto, acquistato, introdotto dall’estero e trasformato, abbiamo strumenti più efficaci per individuare eventuali anomalie. La sfida è applicare alla filiera a valle la stessa attenzione riservata da anni alla produzione primaria”.
Una maggiore trasparenza, secondo Confagricoltura Latina, tutela anche i trasformatori che operano correttamente: “Non vogliamo contrapporre allevatori e caseifici – ha affermato ancora D’Arcangeli –. Esistono modelli produttivi diversi ed entrambi legittimi. Ciò che deve essere garantito è che regole e controlli accompagnino il prodotto lungo l’intera filiera”.
Ma il tema emerso nel corso dell’intervento del direttore di Confagricoltura Latina non è soltanto quello della tracciabilità. È anche quello della distribuzione del valore: il sistema bufalino pontino conta una consistenza nell’ordine dei 93 mila capi. Nelle elaborazioni realizzate negli anni scorsi da Confagricoltura Latina, la produzione territoriale è stata stimata tra 100 e 120 milioni di litri di latte all’anno.
“Su 100 milioni di litri – ha evidenziato D’Arcangeli – un centesimo al litro significa un milione di euro. Dieci centesimi significano dieci milioni. Trenta centesimi significano 30 milioni di euro. Quando discutiamo di pochi centesimi in più o in meno, discutiamo quindi di milioni di euro e di come quel valore viene distribuito lungo la filiera”. Da qui una distinzione che Confagricoltura Latina considera essenziale: “La tracciabilità ci dice quale percorso compie il prodotto. Dobbiamo chiederci anche quale percorso compie il valore”.
L’articolo 14 rafforza inoltre i controlli sulla coerenza tra le quantità di latte e cagliata bufalina prodotte o introdotte in Italia e quelle trasformate: “Non si tratta di criminalizzare ciò che arriva dall’estero – ha precisato D’Arcangeli –. Se una materia prima entra legalmente, è correttamente dichiarata e viene utilizzata nelle produzioni consentite, il punto è poter ricostruire con chiarezza dove va a finire e in quale prodotto viene trasformata”. Per Confagricoltura Latina, però, il controllo rappresenta solo una parte della strategia. L’altra è la capacità di costruire e trattenere maggiore valore sul territorio. È in questa prospettiva che l’organizzazione sostiene il Consorzio territoriale, non come strumento rivolto esclusivamente al latte, ma come progetto capace di rappresentare l’intero sistema bufala dell’Agro Pontino.
“Intorno alla bufala – ha per questo sottolineato il direttore D’Arcangeli – ci sono latte, formaggi, carne e altri derivati, allevamenti, caseifici aziendali, trasformazione, ristorazione e agriturismi. Ma ci sono anche il paesaggio, la storia agricola dell’Agro Pontino e le altre eccellenze agroalimentari del territorio. È da questa rete che può nascere anche un’offerta di turismo enogastronomico capace di collegare produzione, accoglienza e territorio. Il sistema bufala – ha concluso D’Arcangeli – può diventare un vero prodotto territoriale integrato, capace di dare riconoscibilità all’intero Agro Pontino. La Legge 75 può aiutarci a controllare e tutelare meglio la filiera. Il territorio deve fare il passo successivo: organizzarsi e costruire valore. Non lasciamo inutilizzata nessuna parte dell’animale, ma soprattutto non lasciamo inutilizzata nessuna parte del valore che il sistema bufala può generare per l’Agro Pontino”.
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