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CRONACA

Estorsione con metodo mafioso, arrestati i giovani Di Silvio. In carcere Pescio, Patatino, Prosciutto, Luca Pes e Costanzo

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LATINA – Sono finiti in carcere questa mattina i giovani del clan Di Silvio, le nuove leve. Ostentavano  l’appartenenza e la caratura del clan  e con minacce e armi imponevano protezione ed estorcevano  somme di danaro, tentando di assoggettare alcune attività prese di mira. Con le accuse di  violenza privata, rapina, estorsione aggravata dal metodo mafioso la Squadra Mobile di Latina ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia,  nei confronti di Costantino Di Silvio detto Costanzo di 57 anni e poi dei  giovani  Antonio detto Patatino di 28 anni; Ferdinando detto Prosciutto di 23 anni, Ferdinando detto Pescio di 19 anni e Luca Pes di 30 anni. Le indagini sono nate dalle dichiarazioni dei pentiti Renato Pugliese e Agostino Riccardo e di due nuovi collaboratori di giustizia, ma soprattutto dalle denunce di alcune delle vittime, riguardano  reati consumati negli ultimi due anni e quasi tutti gli episodi sono avvenuti nel centro storico di Latina e nella zona dei Pub.

GLI EPISODI – Nel primo episodio tra quelli accertati, che hanno fatto scattare la misura,  c’è quello che vede protagonista Antonio detto Patatino che, dopo avere appreso di una lite condominiale degenerata in un’aggressione messa in atto da alcuni pregiudicati ai danni di famiglia ospite in un quartiere popolare di Latina, offriva a quest’ultima la “protezione”, costringendola a consegnargli la somma di 400 euro in contanti.  Costanzo e Prosciutto invece accompagnavano Antonio Di Silvio a casa delle vittime in altre occasioni, pretendendo per il disturbo dell’intera famiglia, somme di denaro in contanti e in una circostanza sono accusati di aver rapinato un componente della famiglia di 500 euro, sempre offrendo la loro “protezione”.

L’INCIDENTE SIMULATO – Un altro episodio si riferisce al settembre del 2019 quando Antonio detto Patatino e il cugino Ferdinando detto Pescio in pieno centro storico a Latina, simulavano un incidente stradale, accusando un giovane di averli investiti con la propria vettura. Tutto falso.  In quell’occasione però i due giovani del clan avevano minacciato la vittima intimidendola e  proponendo di risolvere la questione con una somma di danaro che i genitori del ragazzo avevano consegnato  la stessa notte nel quartiere Campo Boario, roccaforte delle famiglie rom, dove gli indagati avevano fossato l’appuntamento.

AI PUB – E non è tutto. Altri episodi riguardano Costantino Di Silvio detto Costanzo e sono avvenuti all’interno di un locale nella zona dei pub,  nel periodo compreso tra il mese di maggio 2018 e l’anno successivo, con la complicità di Luca PES, che in alcune occasioni ha accompagnato Costanzo che aveva imposto la protezione ai gestori del pub: dovevano pagare e volevano il controllo sull’eventuale spaccio nel locale. Di fronte al rifiuto dei gestori, erano arrivate le minacce: “Ti brucio il locale”.

IL GIRO IN CITTA’ CON LA PISTOLA –  Tra gli episodi anche quello attribuito a Patatino che sotto la minaccia di una pistola aveva costretto un ragazzo a portarlo in girio con l’auto fiammante, fin quando gli fosse piaciuto, rapinandolo poi dei soldi che aveva nel portafogli.

Sempre nella zona dei pub di Latina, Antonio Di Silvio andava in giro armato e ora è anche accusato di una rapina messa a segno 5 anni fa quando minacciando il titolare di un pub, svuotava la cassa.

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CRONACA

Tiero ai domiciliari per corruzione, la Cassazione annulla il Riesame, ma rinvia ad altro collegio

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LATINA – Resta ai domiciliari Enrico Tiero, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare e ha rinviato gli atti ad altro collegio del Riesame di Roma. Le motivazioni di questa decisione si conosceranno tra 30 giorni.

L’arresto di Tiero era scattato il 17 ottobre 2025 quando il consigliere regionale pontino di Fratelli d’Italia è rimasto coinvolto in un’inchiesta per corruzione coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina. Il noto politico aveva poi presentato attraverso i suoi legali richiesta di revoca della carcerazione preventiva rivolgendosi al Riesame contro l’ordinanza del Gip del Tribunale di Latina, ma il  Riesame ha confermato la misura e i legali di Tiero hanno deciso di ricorrere in Cassazione. Dopo l’udienza che si è svolta il 4 marzo, la Suprema Corte ha annullato la decisione del Riesame ma ha rinviato gli atti a un altro collegio del Riesame di Roma che a questo punto dovrà fissare una nuova data per esaminare il ricorso della difesa di Tiero.

 

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Microcriminalità a Cisterna, il sindaco Mantini scrive al Prefetto: “Dai cittadini grido d’allarme”

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CISTERNA – Il Sindaco Valentino Mantini ha scritto al Prefetto di Latina Vittoria Ciaramella in relazione agli episodi di microcriminalità che hanno impressionato e scosso la cittadinanza. Il primo cittadino fa espresso riferimento all’ uomo accerchiato e ferito con un fendente al collo nei pressi del Punto di Assistenza Territoriale perché si era rifiutato di consegnare il proprio cane.

“Precedentemente – si legge nella missiva – nei pressi della Stazione Ferroviaria, un altro uomo era stato raggiunto da malviventi che gli avevano strappato una collana d’oro approfittando della confusione dei passeggeri in attesa del treno diretto verso la Capitale. In una delle nostre centralissime piazze, invece, si sono registrate risse anche in pieno giorno e non esclusa sospetta attività di spaccio di sostanze stupefacenti; il tutto ha generato preoccupazione da parte dei commercianti. Altre segnalazioni avevano riguardato furti nelle abitazioni delle zone meno centrali e più periferiche di Cisterna, con la necessità di contrastare reati predatori che continuano ad ingenerare ansia e inquietudine tra i residenti”.

“Come Sindaco di Cisterna – ha affermato il primo cittadino Valentino Mantini – ho l’obbligo di non sottrarmi a questo grido d’allarme che proviene dalla mia comunità e reclamare tutte le misure possibili di contrasto a tali fenomeni. Alla luce degli episodi descritti affinché non degenerino e non accrescano la percezione di insicurezza nella cittadinanza, chiedo al Prefetto di Latina di voler intraprendere ogni ulteriore iniziativa opportuna, non esclusa la convocazione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”.

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Latina e provincia: chiusi due panifici per gravi carenze igienico – sanitarie

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LATINA – Controlli serrati dei Carabinieri del NAS di Latina, che hanno passato al setaccio alcune attività commerciali operanti nel settore della produzione e vendita di prodotti da forno. Riscontrate condizioni igienico-sanitarie particolarmente critiche in due esercizi pubblici: In un panificio nel capoluogo pontino, i militari hanno accertato un quadro complessivo caratterizzato da gravi carenze strutturali e igieniche: le attrezzature utilizzate per la produzione e la cottura sono risultate obsolete e vetuste, con evidenti segni di usura e mancata manutenzione, mentre i forni presentavano condizioni tali da non assicurare un adeguato livello di igiene. Le pareti dei locali adibiti alla lavorazione e alla cottura sono apparse annerite, con accumuli di sporco e residui compatibili con una prolungata carenza di interventi di ripristino e sanificazione. Disposta l’immediata sospensione dell’attività fino all’eliminazione delle non conformità accertate. Elevata una sanzione amministrativa pari a 1.000 euro.

Analogo scenario è emerso nel corso di un secondo controllo effettuato presso un ulteriore panificio del sud pontino, dove i militari hanno riscontrato condizioni igienico-strutturali particolarmente gravi. Trovati 45 chilogrammi di pasta di pane conservata in condizioni igieniche giudicate non idonee in quanto esposta a potenziali contaminazioni. Il prodotto è stato immediatamente smaltito in regime di autocontrollo dall’operatore del settore alimentare, al fine di eliminare qualsiasi possibile rischio per la salute dei consumatori. Anche in questo caso sospensione dell’attività ed è stata irrogata al titolare una sanzione amministrativa di 1.000 euro. L’intervento si inserisce nell’ambito della costante attività di vigilanza finalizzata a garantire il rispetto delle norme in materia di igiene e sicurezza alimentare, presupposto imprescindibile per la tutela della salute collettiva. I controlli proseguiranno sull’intero territorio provinciale, con particolare attenzione alle attività di produzione e somministrazione di alimenti.

 

 

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