CRONACA
“Inceneritore troppo vicino al Giardino di Ninfa”: la Fondazione Caetani dice “no” al progetto di Corden Pharma
LATINA – L’impianto di incenerimento che la Corden Pharma vuole realizzare riattivando quello dismesso da anni, è troppo vicino al Giardino di Ninfa, quindi non si può e non si deve fare. E’ il succo di una lunga nota scritta dalla Fondazione Roffredo Caetani alla vigilia della conferenza di servizi convocata dalla Regione Lazio per il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte dell’azienda del settore farmaceutico. La posizione presa dall’ente gestore del Giardino di Ninfa è netta e domani la Fondazione parteciperà alla riunione a Roma per far valere le proprie ragioni, dopo aver inviato “una serie di documentazioni dettagliate elaborate dagli uffici e da tecnici di fiducia”.
TROPPO VICINO AL GIARDINO DI NINFA – “La forte preoccupazione e la netta contrarietà all’impianto nasce dalla vicinanza del sito al Monumento naturale Giardino di Ninfa (compreso l’area naturale del Parco Pantanello) ubicati a circa sei chilometri in linea d’aria, e dalla vicinanza di aree naturalistiche come il Monumento naturale di Monticchio, l’area Zps dei Monti Lepini e le relative aree che rientrano nel contratto di fiume Cavata e Linea Pio. Non ultima la vicinanza, tra le altre, dell’azienda agricola Gelasio Caetani”, si legge in una nota.
NO AL BUSINESS DEI RIFIUTI SPECIALI – L’impianto – fa notare la Fondazione Caetani – è vecchio (è stato realizzato infatti 22 anni fa), aumenterebbe il traffico di mezzi pesanti che trasporterebbero rifiuti e sostanze pericolose. Inoltre la società è oggetto di concordato preventivo “che andrebbe di fatto a cedere anche la parte relativa all’impianto di incenerimento che rischierebbe così di diventare un vero e proprio business legato alla lavorazione di rifiuti speciali pericolosi provenienti da siti industriali fuori dal territorio”.
“Con le amministrazioni locali e le associazioni agricole abbiamo già condiviso la nostra preoccupazione e i tecnici incaricati dalla Fondazione Roffredo Caetani non hanno lasciato spazio ad altre interpretazioni confermando, numeri alla mano, la nostra netta contrarietà alla riattivazione di questo impianto”, così il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Tommaso Agnoni. “Siamo in presenza di un inceneritore di vecchia generazione, di cui non abbiamo a disposizione dati significativi legati all’attività svolta ormai moltissimi anni fa nonostante dai piani fossero previste una serie di centraline di rilevamento dell’inquinamento atmosferico di cui non abbiamo alcuna documentazione. La Fondazione Roffredo Caetani – sottolinea Agnoni – si opporrà in ogni sede, prima fra tutte la conferenza dei servizi in corso presso la Regione Lazio, alla riattivazione di questo impianto che, ribadiamo, è obsoleto, spento ormai da anni e legato ad una vecchia logica che punta ad alimentare gli affari in siti dismessi trasformandoli in veri e propri centri di lavorazione di rifiuti, in questo caso pericolosi, a due passi da un centro abitato e da aree di interesse naturalistico di livello internazionale come il Giardino di Ninfa, il Parco Pantanello e gli altri siti bene indicati dalle relazioni dei nostri tecnici. Parliamo, dunque, di una autorizzazione che creerebbe un precedente pericoloso per questo territorio. Siamo certi – conclude il presidente della Fondazione Roffredo Caetani – che la classe dirigente di questa provincia e le amministrazioni locali sapranno far valere il principio che anima da sempre, tra le altre cose, l’impegno di questa Fondazione, ossia quello della tutela e della valorizzazione del patrimonio naturale che ci circonda, grande volano per l’economia di questo territorio e unico mezzo per costruire un futuro migliore e davvero sostenibile”.
CRONACA
Allenatore accusato di violenza sessuale su minore, arrestato un 74enne di Aprilia
APRILIA – E’ accusato di violenza sessuale su minore, nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Latina, su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, nei confronti di un uomo di 74 anni residente ad Aprilia.
L’attività è stata condotta dagli investigatori della Squadra Mobile di Latina che avevano indagato dopo la denuncia sporta dai familiari della vittima.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo era l’allenatore del minore e “avrebbe progressivamente oltrepassato i limiti del rapporto educativo e sportivo, ponendo in essere comportamenti inappropriati e instaurando con la vittima, tuttora minorenne, una relazione caratterizzata da attenzioni particolari, frequenti contatti personali e momenti di isolamento dal contesto ordinario”.
In pratica l’anziano avrebbe approfittato del suo ruolo per creare un rapporto di dipendenza emotiva e soggezione psicologica nei confronti della vittima mettendo in atto quelle che l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto essere condotte lesive della libertà e dell’integrità personale del minore.
L’uomo, rintracciato presso la sua abitazione di Aprilia dagli operatori della Squadra Mobile, si trova ora nella Casa Circondariale di Latina, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
CRONACA
Botti sul retro del Tribunale, la polizia sequestra le immagini di videosorveglianza del Palazzo di Giustizia
LATINA – Il Tribunale di Latina è stato costretto a interrompere l’attività giudiziaria questa mattina dopo che, al termine della prima udienza del processo a Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini, accusati di tentata estorsione, lesioni e stalking nei confronti di un giovane noleggiatore di auto, una batteria di fuochi d’artificio è stata piazzata e accesa al centro di via Triboniano, alle spalle del Palazzo di Giustizia. Un sistema non nuovo alla criminalità locale, come testimoniano le frequenti esplosioni di petardi serali e notturne fuori dal carcere di Latina. A destare preoccupazione prima di capire di che cosa si trattasse, è stato il forte rumore prodotto dalle esplosioni.
La polizia arrivata sul posto dopo l’allarme, ha già sequestrato le immagini del sistema di videosorveglianza del Tribunale e avrebbe già individuato gli autori.
CRONACA
Sarah e Alicya, trovato un fermaglio rosso
LATINA – Un fermaglio rosso che dovrebbe essere di Sarah è stato trovato su un sentiero vicino alla casa famiglia di Civitella Alfedena dove le due sorelline scomparse vivevano. la notizia è stata data da Alessia Natali, referente per l’Abruzzo di Penelope Odv, l’associazione che si occupa di dare supporto alle famiglie di persone scomparse. Al 12mo giorno di ricerche, è il primo indizio. L’attenzione è rivolta anche ai due telefoni cellulari di cui si è parlato tanto nelle ultime 48 ore, telefoni che le ragazzine non avrebbero dovuto avere e che apparterrebbero uno a un familiare, l’altro a un amico. Le due schede sim per quattro giorni dalla scomparsa, fino a mercoledì, hanno agganciato la cella telefonica della zona tra Civitella Alfedena e Villetta Barrea, poi si sarebbero spenti.
Ascoltato nuovamente dai carabinieri nella stazione di Villetta Barrea, il ragazzo della più grande, Youssef, 18 anni. Il giovane, secondo quanto si è appreso, sostiene che le due si troverebbero in “un luogo segreto” insieme ad un loro parente.
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Alessandro
2 Marzo 2021 at 19:08
Anche la Biogas, in fase di realizzazione a Latina scalo zona industriale, è molto più vicina dei 6 km dell’inceneritore della ghorden pharma e nessuno dell’associazione si è fatto sentire e vedere?