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CRONACA

Minturno, rubato il busto medievale del principe Caracciolo era custodito dall’Archeoclub

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MINTURNO – Scompare per la seconda volta a Minturno il busto di epoca medievale che raffigura Principe Antonio Caracciolo Carafa. Ieri i carabinieri, al termine di specifiche indagini, ne hanno accertato il furto.
Era il 1992 quando sparì (forse incautamente buttato, forse volutamente trafugato) dal Castello Ducale di Minturno durante lavori di ristrutturazione per essere poi recuperato da un’ anziana all’interno della discarica in località Monticello. Dopo il ritrovamento è stato custodito presso la sede dell’Archeoclub “Minturnae”, fino al trasferimento dei locali dell’associazione, avvenuto il 29 marzo scorso. Da allora se ne sono perse le tracce ma solo all’apertura degli scatoloni al termine del trasloco, è stata notata l’assenza della scultura.
E’ stata l’attuale presidente dell’Archeoclub “Minturnae”, sorella della donna ormai defunta che aveva ritrovato il pezzo la prima volta, a chiamare i carabinieri che dopo alcuni accertamenti hanno appurato che è stato consumato un vero e proprio furto del busto del principe Antonio Caracciolo Carafa.

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CRONACA

Licenziamenti alla Koch di Campoverde, lavoratori protestano davanti ai cancelli

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APRILIA – I lavoratori della sede di Aprilia della Koch Glitsch scioperano oggi per dire no ai 99 licenziamenti annunciati mercoledì sera dall’azienda, 64 dei quali riguardano il personale che lavora nello stabilimento pontino di Campoverde. I dipendenti hanno protestato davanti ai cancelli del sito sulla Pontina, sostenuti dalle organizzazioni sindacali, mentre in contemporanea scioperavano anche i lavoratori impiegati nei siti di Vinchiaturo in Molise e di Vimercate in Lombardia.

La UILM di Latina in una nota esprime “totale e ferma condanna di fronte alla drammatica procedura di licenziamento collettivo aperta dalla multinazionale Koch-Glitsch, che prevede il taglio di 99 posti di lavoro a livello nazionale, di cui ben 64 nel solo sito produttivo di Aprilia sulla via Pontina. ​Siamo di fronte a un vero e proprio smantellamento industriale: mandare a casa 64 lavoratori su un organico di 160 significa mutilare il 40% della forza lavoro dello stabilimento. Una decisione inaccettabile, arrivata a freddo dopo due incontri in cui l’azienda ha finto il dialogo per poi procedere unilateralmente. Ad oggi, la UILM Latina non conosce nemmeno i criteri e i profili professionali esatti che si vorrebbero colpire, se si tratti di operai, impiegati o quadri. Un “taglio al buio” che calpesta la dignità del personale. ​Il sito di Aprilia ha già pagato un prezzo altissimo soltanto due anni fa con un pesante ridimensionamento. Non permetteremo che le logiche di ristrutturazione del gruppo scarichino i propri costi esclusivamente sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, impoverendo un territorio già duramente provato”.

​La UILM Latina chiede l’utilizzo immediato degli ammortizzatori sociali per tutelare i livelli occupazionali e costringere la direzione a cambiare rotta. “Le proteste di queste ore  – conclude il sindacato  – sono solo l’inizio. Se l’azienda non tornerà sui suoi passi ritirando i licenziamenti, metteremo in campo un pacchetto duro di ulteriori mobilitazioni e azioni sindacali a oltranza. Non faremo un solo passo indietro”.

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CRONACA

Cisterna, picchia e maltratta la moglie, disposto il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico

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CISTERNA – La Polizia di Stato di Cisterna di Latina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico, emessa su richiesta della Procura di Latina dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Latina nei confronti di un uomo residente a Cisterna di Latina.

Il provvedimento trae origine da un’attività investigativa condotta dal personale della sezione Anticrimine del Commissariato di P.S. di Cisterna di Latina a seguito della denuncia presentata dalla vittima, che ha consentito di raccogliere gravi indizi in ordine a reiterate condotte di maltrattamento e violenza in ambito familiare.

Gli accertamenti effettuati dagli investigatori hanno consentito di ricostruire un quadro caratterizzato da presunte condotte vessatorie, minacce e aggressioni poste in essere in ambito familiare e protrattesi nel tempo. In particolare, l’ultimo episodio, sarebbe culminato in una violenta aggressione fisica ai danni della donna, che ha riportato lesioni.

Le indagini, supportate dalle dichiarazioni raccolte, dalla documentazione sanitaria acquisita e dagli ulteriori riscontri investigativi, hanno permesso di delineare una situazione di forte conflittualità familiare, caratterizzata da reiterati comportamenti intimidatori e minacciosi che avrebbero generato nella vittima un perdurante stato di paura e preoccupazione per la propria incolumità.

Alla luce degli elementi acquisiti, il G.I.P. ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, convalidando i provvedimenti adottati d’urgenza dal P.M. di turno e disponendo nei confronti dell’indagato l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da queste frequentati, con l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo a distanza.

L’attività si inserisce nel costante impegno della Polizia di Stato nel contrasto alla violenza domestica e di genere e nella tutela delle vittime vulnerabili, con l’obiettivo di assicurare tempestivi interventi di protezione e prevenire ulteriori condotte lesive.

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CRONACA

Lavoro in agricoltura e contrasto al caporalato, in sei mesi sanzioni per 83mila euro, 7 aziende sospese

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LATINA  – I carabinieri del Comando provinciale di Latina hanno reso noti i dati dei controlli contro il caporalato svolti sul territorio negli ultimi sei mesi e che hanno portato all’emersione di irregolarità di varia natura presso 18 aziende.

Sul fronte lavoro, su 136 lavoratori, 24 lavoratori sono risultati impiegati in modo irregolare; tra questi, 14 non avevano neanche un valido titolo di soggiorno o autorizzazione alla permanenza sul territorio nazionale.

Sette in tutto le aziende sospese, mentre 17 persone sono state denunciate a vario titolo per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, omessa sorveglianza sanitaria, mancata valutazione dei rischi e violazioni della normativa in materia di impiego di lavoratori non regolarmente assunti.

Nel corso di un controllo, eseguito lo scorso aprile, si è proceduto anche al sequestro di un immobile in stato di abbandono concesso in uso quale alloggio ad un bracciante agricolo dal datore di lavoro.

Sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 83.000 euro e ammende per oltre 47.200 euro. Per 8 aziende che ne beneficiano, è stata avviato l’iter di sospensione o revoca dei finanziamenti europei.

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