MAD ON PAPER
In mostra Massimo Palumbo

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palumboLATINA – Il secondo appuntamento del 2014 di MAD ON PAPER è domenica 16 febbraio alle 18,30 a La Feltrinelli di Latina. Sulle pareti rosse della libreria, ormai divenute spazio espositivo permanente, sarà allestita la mostra di Massimo Palumbo, il quale questa volta si cimenta con disegni e bozzetti su supporti cartacei delle sue installazioni site specific di valenza urbanistica e riqualificazione dello spazio. Massimo Palumbo, le cui opere tendono sempre a porre in rilievo il valore sociale dell’arte, invitando a riflettere sulle attuali problematiche legate al potere, economiche, politiche e le loro possibili soluzioni, riveste inoltre un ruolo significativo nella tutela e conservazione del patrimonio artistico e territoriale, come dimostra anche il suo interesse per la creazione e la valorizzazione di Kalenarte, il “Museo all’aperto” di Casacalenda (CB), suo paese d’origine. Sulla Scala Rossa saranno esposti bozzetti progetti e disegni preparatori delle sculture all’aperto realizzate (Fiamma del Carabiniere Piazza della Libertà) e HANGAR3.0 (il progetto di riqualificazione di Piazza del Popolo che ha vinto il 5° Premio d’Architettura E. Lusana).

L’esposizione proseguirà da lunedì all’Enolojico risto-wine-bar in Piazza Roma, (che diverrà sede di una nuova rassegna di MAD), dove saranno esposti altri disegni del Maestro.

Scrive Lea Ficca: “Comprendere il lavoro di Massimo Palumbo significa prima di tutto ripensare il rapporto tra arte e città. Non è un caso che, prima di essere artista, questo nostro concittadino sia anche architetto, ma non un architetto qualsiasi: per Palumbo l’architettura è allo stesso tempo continuità con il passato e tentativo di superarlo. L’approccio ad un modus operandi che tenga sempre conto del contesto in cui si opera, è ben visibile nelle opere selezionate per questa mostra, che riflettono una città possibile, ma non ancora rea-lizzata/realizzabile. Si tratta di collages all’interno dei quali la tecnica stessa rispecchia inequivocabilmente il pensiero dell’artista, la sua volontà di regalare alla città uno spiraglio di contemporaneità. Nelle tavole esposte per MAD On Paper alla Feltrinelli, infatti, vengono ripresi disegni, fotografie, scritti e schizzi vari realizzati nel corso del tempo, a partire dagli anni Settanta, nei quali già Massimo Palumbo riflette sulla potenzialità di Latina come città che, nata allora da pochi decenni, dovrebbe configurarsi come culla di un’arte nuova. Ma l’artista si rende ben presto conto che il rinnovamento a Latina è spesso un miraggio e che i progetti sono spesso destinati a rimanere tali. Le opere presentate in questa mostra divengono così una testimonianza di quello che l’artista aveva immaginato per la città, dalla “duchampiana” ruota di bicicletta destinata ad una rotonda negli anni Novanta (Gira la ruota gira), al più recente disegno di rivalutazione urbanistica di Piazza del Popolo, centro storico e simbolico della città. I collages che il visitatore potrà osservare salendo i gradini della Scala Rossa sono il frutto di un assemblaggio attuale, realizzato ad hoc per l’occasione, di questo materiale pensato e “schizzato” in decenni di visioni e speranze, riattualizzato con un’azione critica che, attraverso il gesto attuale, pone sotto i riflettori la scarsa fede in un reale rinnovamento urbanistico del volto di Latina, e lo fa con un’estetica che ripresenta generi, tecniche e tempi diversi, uniti in un unico momento. Ogni lavoro, dunque, è una stratificazione di pensieri. Palumbo non si preclude nulla: usa il disegno e lo rielabora quasi sarcasticamente; crea composizioni alle volte in bianco e nero, altre accompagnate da una nota di colore; inserisce spesso testi e parole nel collage, non importa che siano di suo pugno o appropriazioni di scritti altrui. Attraverso la rielaborazione del passato, Massimo Palumbo ci fa riflettere sul valore del dialogo tra arte e architettura, del quale sovente viene ignorata l’importanza. Oltre ad una fruizione puramente estetica delle opere in mostra, allora, il visitatore può (e deve) riconoscere il segno di un tentativo di integrazione tra l’ambiente e ciò che esso accoglie, ma anche sul ruolo dell’artista come figura in grado di dar voce a questa integrazione.”

 

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