Strage a Cisterna, Donna Lilith: “Centri antiviolenza unica strada”

Per le attiviste di Latina nel caso di Antonietta è mancata "la rete"

LATINA – Il giorno dopo la strage di Cisterna, il Centro Donna Lilith di Latina “rompe il rispettoso silenzio, estremo omaggio alle vittime di femminicidio, perché  – spiega in una nota – non diventino solo un conteggio di morti, solo crudeli fatti di cronaca”.

“Il momento in cui una donna decide di separarsi è un momento critico, quello in cui più frequenti sono le reazioni violente e i femminicidi”, dicono le attiviste che da anni si occupano di aiutare le donne a gestire il percorso di uscita dalla violenza familiare, a sottrarsi ai mariti violenti e a mettere in salvo i figli. Sottolineano da Lilith  “l’importanza del lavoro di rete fra tutti i soggetti che possano intercettare le donne vittime di violenza, che devono essere in grado di valutare l’indice di rischio e quindi mettere in protezione la donna e i figli con estrema celerità”.

Proprio quello che a Cisterna non si è riuscito a fare, nonostante le violenze fossero già note. “Ribadiamo, forti della nostra esperienza, che le donne non denunciano con facilità il proprio partner o ex, che spesso è il padre dei loro figli/e. Solo facendo un percorso di consapevolezza in un centro antiviolenza potranno acquisire gli strumenti che le aiuteranno a prendere una decisione per proteggere se stesse e i propri figli”.

C’è tanto da fare: “Sportelli antiviolenza, case rifugio, centri formativi per preparare qualificatissimo personale antiviolenza. Per tutti, nessuno escluso, contribuire all’immane lavoro di cambiare i canoni atavici di una cultura violenta e patriarcale”, conclude Lilith.

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