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Angela Iantosca presenta a Sezze “Con loro come loro. Storie di donne e bambini in fuga”

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SEZZE – Sabato 10 maggio, alle 17,30, al Museo Archeologico di Sezze si terrà la presentazione di “Con loro come loro. Storie di donne e bambini in fuga” (Edizioni Paoline) scritto da gennaro Giudetti con Angela Iantosca e vincitore del PREMIO NADIA TOFFA PER IL GIORNALISMO 2024. Sarà presente Angela Iantosca, già autrice di molti saggi inchiesta. Modera Daniele Piccinella. L’evento è promosso da: Comune di Sezze, Ministero della Cultura, Rotary Club Latina Monti Lepini, Centro per il libro e la lettura ed è inserito nel Maggio dei Libri.

“Un libro di speranza e riscatto”, lo ha definito Iantosca che racconta il viaggio che  Gennaro Giudetti ha scelto di compiere da 14 anni ogni giorno, vivendo al fianco di chi è considerato ultimo. Un viaggio che comincia in mare, con i salvataggi e prosegue nei campi profughi del Libano e in Colombia, poi in Ucraina e negli ospedali di Codogno e dello Yemen durante l’emergenza Covid e in Kenya tra gli ultimi degli ultimi dove chi non rispetta le regole viene bruciato vivo nei copertoni abbandonati delle auto, come ci ha raccontato a Gr Latina la coautrice.

“La sua, sin dalla prima volta che ci eravamo sentiti – racconta la giornalista di Latina – , mi era sembrata una storia da libro, non solo per le vicende in sé da lui vissute e per una visione onnicomprensiva di quanto accade in ogni angolo disperso di questa Terra, dove è stato o dove è in procinto di andare, ma soprattutto per l’unicità della sua esperienza […]. La sua telefonata e la sua proposta, pertanto, sono state la risposta a un desiderio: provare a dare parole a tutto questo, tentando di entrare in punta di piedi nella sua vita e in quella di tutti coloro dei quali mi ha parlato […]. Abbiamo stabilito che non volevamo il racconto romanzato di una delle sue incredibili esperienze, ma volevamo far arrivare a chi prenderà in mano questo libro quel dolore che accomuna troppe persone nel mondo, far capire il privilegio di cui godiamo in ogni istante, far sentire che è anche nostra responsabilità se i bambini, le donne e gli uomini muoiono, scappano, soffrono. E poi abbiamo deciso che il filo rosso di questo racconto fosse Gennaro, la sua vita personale, il suo passato, perché ognuno di noi ha qualcosa dentro, una dote, una capacità, una luce, anche se a volte gli ostacoli, le difficoltà ci impediscono di vederla. Ma quella luce è lì, ad aspettarci. Bisogna solo scoprire qual è e farla esplodere”.

Il libro ha una postfazione di Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento Europeo

GLI AUTORI – Gennaro Giudetti (Taranto, 1990), da 15 anni è un Operatore umanitario con focus in zone di guerra, emergenze e crisi internazionali. Ha lavorato in diversi Paesi tra cui Afghanistan, Siria, Yemen, Congo, Repubblica Centrafricana, Venezuela, Colombia, Libano, Palestina, Ucraina, Etiopia Tigrai e nelle Operazioni di ricerca e salvataggio di migranti nel Mar Mediterraneo. Ha collaborato con diverse Ong tra cui Medici Senza Frontiere, Action contre la faim, Operazione Colomba e Sea Watch. Più recentemente con la FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, in diverse missioni. In questi anni ha partecipato in qualità di relatore a conferenze nazionali ed internazionali con istituzioni pubbliche, accademiche e governative su temi riguardanti i diritti umani. Nel 2020 è stato protagonista del documentario “La febbre di Gennaro” diretto da Daniele Cini e Claudia Pampinella, una storia sul suo impegno personale e professionale in giro per il mondo. Nel 2023 si è laureato in “Sviluppo economico cooperazione internazionale e gestione dei conflitti”. Nel 2024 ha lavorato per la FAO. Da alcuni mesi si trova a Gaza con le Nazioni Unite.

Angela Iantosca (Latina 1978), laureata in Storia Romana alla Sapienza di Roma, è giornalista pubblicista. Ha collaborato con diverse testate cartacee e rubriche televisive.

Dal 2018 collabora al progetto WeFree della comunità di San Patrignano attraverso la partecipazione ai dibattiti e monologhi teatrali scritti per i ragazzi e interpretati con loro.

Realizza inoltre progetti di prevenzione alle dipendenze nelle scuole.

Numerose le sue pubblicazioni e i premi conseguiti. Tra questi il Premio Nazionale Paolo Borsellino per l’Educazione alla Legalità, il Premio Nazionale Nadia Toffa, il Premio Nazionale Annalisa Durante e una Menzione Speciale al Premio Acqui Storia 2024.

Ha pubblicato diversi saggi inchiesta sul tema della ’ndrangheta e della droga: “Onora la madre” (Rubbettino 2013), “Bambini a metà” (Perrone 2015), “Una sottile linea Bianca” (Perrone 2018).

Nel 2017 ha pubblicato “Voce del Verbo corrompere” (Maria Margherita Bulgarini) e “La Vittoria che nessuno sa” (Sperling&Kupfer). Nel 2020 “Gli Eroi di Leucolizia” (Perrone).

Con Paoline ha pubblicato: “In Trincea per Amore. Storie di famiglie nell’inferno delle droghe” (2020), “La scimmia sulla culla. Bambini in crisi di astinenza” (2021) e, con Romano Cappelletto, “Ventuno. Le donne che fecero la Costituzione” (2022).

Nel 2023 ha debuttato con il suo primo monologo teatrale “La Ventiduesima Donna”, scritto e interpretato da lei: un viaggio nei suoi libri e nella sua vita.

Il 3 maggio, nella giornata internazionale per la libertà di stampa, ha debuttato con il nuovo monologo “DISARMARE. VOCE DEL VERBO AMARE” sul disarmo dell’informazione.

 

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Vita di coppia, “Casa Abis ancora in 2” in scena al teatro D’Annunzio il 29 marzo. L’intervista

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LATINAStella Falchi e Gabriele Abis, ovvero i Casa Abis, arrivano sul palco del Teatro Gabriele D’Annunzio di Latina con il loro nuovo spettacolo. Una commedia ironica, tenera e spietata sulla vita di coppia: “Si parte dal matrimonio  – raccontano – e si attraversano, senza filtri, le tappe della convivenza, i microtraumi della quotidianità, le aspettative degli altri, le crisi, i compromessi… e quella misteriosa forza che spinge due persone a restare insieme”.

Il duo comico romano molto popolare sui social, composto dalla coppia nella vita e sul palco, nota per gli sketch divertenti e le parodie sulla vita matrimoniale e di coppia, che li ha resi  un brand di successo, hanno parlato dello spettacolo in scena il 29 marzo a Latina, dal titolo “Casa Abis – Ancora in due“, su Radio Immagine con Alessio Campanelli.

 

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Epatite “A”, al Goretti dimesso un paziente, stabili gli altri. L’analisi del primario di Malattie Infettive, Cosmo Del Borgo

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LATINA – L’attenzione è alta dopo l’emersione di 24 casi di epatite “A” in provincia di Latina. Il lavoro della Asl prosegue su più fronti: diagnosi e monitoraggio dei pazienti che hanno contratto il virus epatico, il tracciamento, le verifiche nei ristoranti, l’informazione con indicazioni diffuse anche alle scuole.

La buona notizia è che i pazienti con sintomi più severi non destano particolari preoccupazioni al momento, e che dei sei ricoverati, uno è stato dimesso proprio in queste ore.

Per fare il punto della situazione e spiegare quali comportamenti è opportuno avere o evitare, abbiamo sentito il professor Cosmo del Borgo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive del Goretti, la struttura di riferimento sul territorio della Asl di Latina.

Professore, qual è la situazione ad oggi? 

La situazione oggi è di estrema tranquillità, con stabilità del numero dei casi. I pazienti sono tutti in buone condizioni, in fase di miglioramento e contiamo presto di dimetterli. Al Goretti in questo momento abbiamo cinque casi, e speriamo che il numero si riduca ogni giorno. Però dobbiamo aspettare le prossime settimane per vedere come va l’andamento di questo eccesso di casi che abbiamo riscontrato e che ha fatto sì che comunque l’Asl si sia attivata prontamente per poter inquadrare il fenomeno e tenerlo sotto controllo nelle prossime settimane.

Quali sono i consigli che possiamo dare e quali le preoccupazioni da avere eventualmente?

Innanzitutto nessuna preoccupazione, perché i consigli in realtà vanno bene per tutto l’anno e per sempre. Quello comunque di evitare il consumo di cibi non cotti, in particolare, per quanto riguarda l’epatite A, il rischio è aumentato soprattutto per i molluschi in quanto le loro caratteristiche biologiche tendono a concentrare, a filtrare le acque e quindi a poter aggregare in maniera più efficace particelle virali se vengono contaminate, ma  è un buon consiglio non consumare cibi non cotti, in quanto i virus sono termolabili quindi con pochi secondi, un minuto in ebollizione il virus viene inattivato. Il consiglio principale è questo, poi un altro consiglio che vale sempre tutto l’anno per qualsiasi virus o batterio è quello del lavaggio accurato delle mani, soprattutto quando si manipolano gli alimenti anche nelle proprie abitazioni.

Quali sintomi possono essere considerati un campanello d’allarme?

La cosa più importante è ricordarsi che questo virus ha un’incubazione molto lunga, il periodo di incubazione così detto va dai 15 ai 50 giorni, e quindi ha tempi lunghi di sviluppo della malattia, questa è la prima cosa da sapere. Poi, i sintomi più tradizionalmente associati a uno scompenso epatico sono la comparsa di ittero, le congiuntive possono diventare di colore giallo, questa pigmentazione è abbastanza facilmente riconoscibile, le feci diventano molto chiare, possiamo avere le urine un pochino più scure, questo associato a un malessere generale, una persona  sente quasi di avere l’influenza, di avere dolori articolari, chiaramente se abbiamo questo tipo di corteo sintomatologico è giusto rivolgersi al medico che farà una diagnosi differenziale delle forme di epatite perché non esiste soltanto il virus A. I segni sono comunque facilmente riconoscibili e devo dire che i nostri pazienti li hanno riconosciuti anche prontamente e quindi si sono rivolti subito al medico o al pronto soccorso.

C’è possibilità che i familiari dei pazienti ricoverati vengano contagiati e quindi che emergano nuovi casi?

Questo teoricamente è possibile nel senso che essendo un virus che viene trasmesso per contatto stretto, è chiaro che sono descritte nelle varie casistiche la possibilità di epidemie all’interno di focolai, quindi all’interno di una famiglia, proprio perché i contatti sono molto serrati, e ripeto un lavaggio non accurato delle mani potrebbe trasmetterlo, però fortunatamente non abbiamo molti casi secondari e questo ci conforta. Anche i contatti molto stretti di natura sessuale chiaramente possono dare adito a un’infezione, però questi rappresentano chiaramente dei casi secondari  rispetto invece a un contatto diretto con materiale che è contaminato da particelle virali.

Che strascichi si potrebbero avere una volta guariti dall’epatite A?

L’epatite A può dare forme acute che possono determinare dei sintomi anche importanti, però rispetto agli altri virus epatici cosiddetti maggiori, cioè il virus dell’epatite B e dell’epatite C, non dà cronicizzazione, quindi il virus viene poi eliminato, si stabilisce un’immunità anche permanente con la formazione di anticorpi  che proteggono da una reinfezione e da questo punto di vista quindi non esercita preoccupazioni di ulteriori controlli nel futuro.

Esiste un vaccino?

Esiste un vaccino che è ampiamente praticato, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove questa malattia è molto diffusa in quanto le reti idriche sono anche minacciate da contaminazione, cosa che fortunatamente nei nostri paesi occidentali non si verifica, quindi è impossibile poter acquisire l’epatite A dalla rete idrica che viene sorvegliata e disinfettata in maniera regolare. Il vaccino può essere utile comunque o in casi di contatti molto stretti,  perché se viene effettuato all’interno di un range temporale di 15 giorni dal contatto può impedire la manifestazione della malattia, questo può essere consigliato soprattutto quando il contatto si individua in maniera precoce, quindi si  può somministrare entro 15 giorni dal contatto, oppure anche è buona norma, soprattutto se uno intraprende un viaggio in paesi in cui il numero di casi rimane costantemente elevato, questo può accadere soprattutto in mete che sono lontane come appunto i paesi in via di sviluppo, allora può essere consigliato farlo anche prima di un viaggio.

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Successo a Prossedi per le visite con il FAI: centinaia di visitatori nel borgo


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PROSSEDI – Un fine settimana da ricordare. Le Giornate FAI di Primavera si sono concluse con un bilancio decisamente positivo per Prossedi, che ha accolto nel corso delle due giornate un flusso continuo di visitatori, arrivati anche da diverse parti del Lazio per scoprire le bellezze del territorio. Sono state centinaia, nell’arco del weekend, le persone che hanno scelto di visitare il borgo lepino, confermando l’interesse crescente verso una realtà che negli anni ha saputo costruire un percorso credibile di valorizzazione culturale e turistica.
«Siamo stati molto soddisfatti di questo appuntamento con il FAI, che ci ha dato l’opportunità di aprire luoghi solitamente non accessibili, come il palazzo baronale, insieme alle nostre chiese e agli spazi più rappresentativi del borgo – ha dichiarato il sindaco di Prossedi, Angelo Pincivero, affiancato dal vicesindaco Danilo Torella – Abbiamo mostrato un paese accogliente, attento ai visitatori e pronto a farsi conoscere. È stato anche un invito a tornare a Prossedi durante tutto l’anno, dall’inverno all’estate».

 

Tra i luoghi più apprezzati c’è stato il Palazzo della famiglia Del Gallo, aperto eccezionalmente al pubblico grazie alla disponibilità dei proprietari, che hanno consentito l’accesso ad alcune stanze normalmente non visitabili. Grande interesse anche per l’ex chiesa della Strammetta, per la chiesa di San Nicola e per la chiesa di Sant’Agata, oltre naturalmente ai celebri Vicoli del centro storico, che hanno accompagnato i visitatori lungo un percorso ricco di scorci, storia e suggestioni. Tutti i visitatori sono stati accompagnati dagli apprendisti Ciceroni del Liceo Alessandro Manzoni, del Liceo Dante Alighieri e dell’Istituto Ettore Majorana di Latina, e dagli studenti del Liceo Ramadù di Cisterna.

Soddisfazione anche da parte del FAI – Fondo Ambiente Italiano, attraverso la capo delegazione di Latina Gilda Iadicicco: «È stato un grande successo e abbiamo registrato una partecipazione importante e diffusa – ha aggiunto la Iadicicco – Prossedi ha richiamato visitatori da diverse zone del Lazio e in molti hanno scoperto per la prima volta questo Borgo. Siamo felici di aver contribuito a valorizzare un luogo meno conosciuto ma di grande fascino. L’apertura del palazzo baronale è stata un momento davvero significativo: si tratta di una dimora privata, ricca di storia e con ambienti affrescati di grande valore, resa visitabile grazie alla disponibilità della proprietà: un segnale importante di collaborazione e fiducia che ha contribuito alla riuscita dell’iniziativa».

L’ottimo risultato conferma la bontà del lavoro portato avanti negli ultimi anni dall’amministrazione e dalla comunità locale, capace di valorizzare il patrimonio storico e architettonico senza perdere il legame con le proprie tradizioni. Accanto all’offerta culturale c’è stata da segnalare anche una positiva ricaduta sulle attività di un territorio, quello compreso tra Prossedi, Pisterzo e La Torre, che continua a saper attrarre turisti e appassionati di cultura. La partecipazione di Prossedi alle Giornate FAI di Primavera rappresenta così non solo un riconoscimento, ma anche un’ulteriore conferma di un percorso di crescita che mette al centro cultura, tradizione e identità del territorio.

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