Latina, il sindaco Giovanni Di Giorgi si è dimesso: “Stacco la spina, troppa litigiosità”

La decisione ufficializzata alle 12.30 di oggi. Resterà in carica ancora venti giorni. Il discorso

Di giorgi giuramentoLATINA – “Stacco la spina perché in questa maggioranza prevale la litigiosità rispetto alla volontà di lavorare per il bene comune. In queste condizioni non è più possibile andare avanti”. Alle 12.30 il Sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi ha protocollato le sue dimissioni presentandosi poi nell’aula consiliare davanti alla stampa, accanto il Segretario Generale, Pasquale Russo. Il sindaco arriva all’appuntamento più importante e doloroso del mandato, emozionato, ma sereno. “Lascio per poter continuare a camminare a testa alta”.

Troppi veti, troppi voltafaccia, troppa frammentazione, troppi galli a cantare che hanno frenato e avrebbero continuato a frenare la macchina. “Egoismi, personalismi rendono sterile il governo della città e lo imbrigliano”. Per mettere un freno a tutto questo serviva un patto di consiliatura  – ha detto – che scandisse il programma e fissasse gli obiettivi. In sintesi: ricambio degli assessori, con due tecnici in giunta nominati dal sindaco, prossimo bilancio da approvare subito, azzeramento di tutti gli incarichi esterni,  i punti fondanti del documento rimasto lettera morta.

Eppure nessuno, né nella maggioranza, né all’opposizione voleva realmente queste dimissioni che si portano dietro tutto il consiglio e la giunta, ma non i progetti avviati. Quelli restano, almeno per ora. In molti lo hanno sconsigliato, compresi i compagni di partito, ma lui ha giocato d’anticipo e, dopo aver capito che sul documento programmatico proposto, non c’era convergenza, dopo aver avuto la certezza che non sarebbe stato firmato, ha deciso di togliersi la fascia tricolore che  – più volte ha raccontato – aveva sognato fin da bambino: “Non sono mai stato attaccato alle poltrone. Non lo posso essere nemmeno oggi. Il mio compito – ha spiegato in un discorso durato circa dieci minuti – era completare il programma, fare per la mia città le cose che avevo promesso e per le quali ho combattuto. Ora torno da mia figlia e da mia moglie, sereno. Mi prenderò un periodo di riposo, poi si vedrà”.

Le dimissioni, come prevede la legge, dovranno essere ratificate tra venti giorni “ma non c’è spazio per accordi tardivi o ripensamenti”. Con ogni probabilità a primavera Latina tornerà alle urne.

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