di e con Angela Iantosca

Fabo è libero

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Mi chiamo Fabiano, anzi no, mi chiamavo. Avevo tutto. Ero uno di quei ragazzi vivaci e un po’ ribelli, lo devo ammettere. Mi piaceva correre in moto, adoravo viaggiare. E poi suonavo. Tutti mi conoscono come Dj Fabo. Sì sono quel Fabo. Avevo tutto. fino a 3 anni fa. Avevo cominciato a suonare anche in India.

Le cose lì avevano cominciato a girare, ricevevo inviti nei locali, i numeri dimostravano che piacevo. Veniva un sacco di gente e le serate funzionavano. Suonare per gli altri mi rendeva felice… quanto mi divertivo. Avevo tutto. Avevo 36 anni e tutta la vita davanti. Una sera avevo suonato in un locale di Milano. Ero sulla strada del ritorno, stavo guidando e avevo in mano il telefonino… beh chi non lo fa. Non so come mi è scivolato. È caduto. Mi sono piegato… è bastato un secondo per perdere il controllo. Poi ricordo solo buio. Devo aver fatto un bel volo. È così che sono diventato tetraplegico e cieco…  condannato per sempre a rimanere così. Per sempre…

Quanto dura per sempre nella vita di un uomo? E la vita è questa o i viaggi, la moto, l’amore e la musica?

Per sempre… sono condannato a questo, per sempre…

Oppure no? Sono diventato prigioniero di questo corpo: non vedo, non mi muovo. Che senso ha? Voglio farla finita? Voglio il buio totale. Voglio che anche le mie orecchie smettano di sentire, non voglio più rimanere così con i miei tatuaggi che ricordano ciò che non sarò più…

Ma il mio Paese, che con la Costituzione mi dichiara libero, non vuole che io decida di esserlo. Per questo sono andato in Svizzera. Certo senza i miei amici come ci sarei potuto andare? Pensate se non avessi avuto qualcuno con me. Pensate a quelli che vorrebbero, ma sono circondati da persone che decidono per loro e decidono che devono rimanere in vita… in vita… Io voglio farla finita e lo posso dire. E c’è qualcuno che mi ascolta.

“Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille”…
Ecco ora sono qui e finalemente posso essere libero.
Ho dovuto mordere il pulsante per attivare l’immissione del farmaco… che paura che avevo di non riuscirci…

Ora io sono libero, ma una cosa ve la voglio dire: «Non prendetemi per scemo ma devo chiedervi un favore: mettete sempre le cinture».

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