il bilancio

Quando il Covid-19 è infortunio sul lavoro: in 9 mesi 2 morti e 66 contagiati

Garullo Uil: "In provincia più contagiati gli uomini e la fascia

Shares

LATINA – C’è una faccia del Covid che comincia ad emergere ora, con i primi numeri, e alcuni lavoratori l’hanno sperimentata sulla loro pelle, ovvero contrarre l’infezione sul posto di lavoro che equivale ad un infortunio. Il primo bilancio per la provincia di Latina lo ha fatto la Uil sui primi nove mesi di emergenza: 2 morti e un totale di 66 contagiati secondo le prime denunce. Tanti, ma meno delle altre province sul fronte dei contagi, quanto però a mortalità Latina è al secondo posto dopo Roma che ha registrato 12 decessi e prima di Frosinone che ne ha registrato uno.

“Erano stati sessanta a fine agosto e rappresentavano il 3,7 per cento delle denunce complessive provenienti dalla nostra regione”, sottolinea Luigi Garullo, Segretario generale della Uil di Latina. “Dai dati dell’Inail, elaborati dalla UIL del Lazio -spiega Garullo – rileviamo che gli uomini sono stati maggiormente contagiati: in nove mesi trentasei lavoratori e trenta lavoratrici hanno infatti contratto il virus durante l’attività lavorativa. Un dato in controtendenza, visto che nelle altre quattro province le donne sono state le più vulnerabili al virus. Affrontando il tema delle  fasce di età, notiamo che finora la più esposta è stata quella dai 50 ai 64 anni, con 30 casi. Segue quella dai 35 ai 49 anni con 23 casi. Meno esposti i lavoratori e le lavoratrici dai 18 ai 34 anni con 10 casi. E ancor meno gli over 64, con sole tre denunce”.
Latina sul fronte della prevenzione ha fatto meglio di Frosinone che ha registrato 110 infortuni da Covid, poi Rieti
con 99 e Viterbo con 67. Dal Lazio l’Inail ha raccolto 1733 denunce di contagi sul lavoro, che codificate per attività economica, rivelano come oltre la percentuale più elevata abbia riguardato il settore della sanità e dell’assistenza sociale. Gli infermieri, i medici, gli operatori sanitari e socio assistenziali, sono state quindi le professionalità maggiormente esposte al contagio da coronavirus”.
In Italia sono state oltre 54mila le denunce. “E’ un panorama che certamente ci preoccupa e che ci fa capire quanto sia pericoloso ogni atteggiamento che tende a sottovalutare i rischi di questa pandemia che purtroppo sta ripartendo
anche velocemente. Peraltro – conclude Garullo – sono numeri che non tengono conto di ciò che accade nel mondo sommerso, dove il lavoro è nero, sottopagato e dove spesso mancano le più elementari norme di sicurezza”.

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Alto