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La libraia di Formia ha il covid e Alberto Angela racconta: “Regala libri a medici e infermieri”

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LATINA  – Un lunghissimo post per raccontare una storia, quella della battaglia contro il Covid di Enza Campino, la conosciutissima libraia di Formia che ha portato nella sua rassegna Libri Sulla Cresta dell’Onda i più grandi autori. L’ha scritto Alberto Angela.

Enza nei mesi scorsi ha assistito alla scomparsa per Covid di un amico speciale, Luis Sepulveda, e all’antivigilia di  Natale si è ritrovata lei stessa in ospedale, prima a Latina poi al Campus Biomedico di Roma per affrontare la sua personale battaglia contro il virus. E per ringraziare medici e infermieri che l’hanno aiutata in questo difficile percorso che ancora non è terminato, si è fatta mandare dai fratelli, con i quali gestisce la libreria Tuttilibri di Formia in Via Vitruvio, scatoloni pieni di libri e li ha regalati agli  “angeli” delle corsie.

“Ognuno di noi  – ha scritto qualche giorno fa Enza con la sua contagiosa positività – sa quello che ha nel cuore: la preoccupazione per la realtà complicatissima delle nostre attività, la famiglia, la giusta responsabilità verso chi lavora con noi. Ma in una dimensione nuova, che non possiamo immaginare, ce la faremo. Dobbiamo crederci perché sono le persone che danno senso ai luoghi, come mi ha scritto un meraviglioso frequentatore della nostra libreria. E io desidero avere speranza e fiducia nel futuro”.

La storia di Enza non è sfuggita ad Alberto Angela: “Una storia vera, non immaginaria, che parla di sofferenza, condivisione e altruismo nel senso più nobile”,  scrive il conduttore che è tra i tanti autori che con Enza Campino hanno costruito negli anni un rapporto che va al di là di quello tra scrittore e libraio. Una storia che trovate nelle righe di un lungo post che qui riportiamo nella sua versione integrale.

Buona lettura. Per Enza è parola d’ordine.

IL POST di ALBERTO ANGELA – “Enza gestisce una libreria in una piccola città dove è diventata un punto di riferimento non solo per le sue capacità, ma anche per la sua gentilezza e dolcezza. Sono tanti gli autori di best sellers che vengono agli eventi in piazza che lei organizza. Enza è una mia vecchia conoscenza con la quale ho mantenuto nel tempo un cordiale rapporto di amicizia. È un esempio dei tanti librai che in questi anni lottano per diffondere (e difendere) il sapere e la cultura nel nostro Paese.
Purtroppo qualche settimana fa ha contratto il Covid-19, ritrovandosi in poche ore ricoverata in ospedale, sotto ossigeno, con polmonite da Covid. Ha dovuto affrontare settimane di battaglie difficili in un reparto di preterapia intensiva. Eppure, non ha mai parlato di sé, delle sue intuibili angosce e preoccupazioni. Nei suoi messaggi, anche sulla pagina Facebook della sua libreria, ha sempre parlato dei medici, degli infermieri, degli addetti alle pulizie e di chiunque si muovesse attorno ai letti dei malati, accudendoli. Li ha descritti come degli angeli per le parole, le cure amorevoli e l’energia che davano a lei come agli altri pazienti in un contesto tutt’altro che semplice.
Enza ha attraversato momenti di sconforto e di paura. Ma i medici e gli infermieri l’hanno aiutata anche psicologicamente. Come lei stessa mi ha scritto, “…assistiamo a riprese e peggioramenti nel reparto in una situazione che sta richiedendo tutto l’amore, la dedizione che un essere umano possa usare per aiutare un suo simile”.
Grazie a piccoli e costanti miglioramenti, Enza ha cominciato a vedere la luce in fondo al tunnel: le hanno prima tolto la maschera a ossigeno, poi è stata trasferita in un hotel trasformato in presidio ospedaliero per essere seguita nella lenta guarigione. Ha superato la fase più acuta e sta piano piano uscendo da questo incubo.
Enza dice che quello che le rimarrà per sempre dentro è l’infinita gratitudine nei confronti di chi l’ha accudita e le ha permesso la graduale guarigione: i medici e gli infermieri.
Sì, perché anche se ora l’attenzione di tutti è sui vaccini, si tende a dimenticare quelle persone che Enza, e chi ora si trova in ospedale a combattere il virus, definiscono “angeli”, ma che, in realtà, sono persone come voi e me che ogni giorno (ogni giorno) affrontano il rischio di contrarre il Covid-19 per aiutare altri a superarlo.
“È il loro mestiere”, potreste dirmi. Ma voi lo fareste? Come vi sentireste ogni mattina vestendovi per andare al lavoro, se sapeste di dover infilarvi in ambienti e situazioni a diretto contatto con il virus? Pensateci. E aggiungete i turni lunghi e massacranti dove anche bere se si ha sete diventa complicato e rischioso.
Noi non ci pensiamo, ma questi uomini e queste donne non hanno mai abbandonato il campo di battaglia da quasi un anno e questa è la loro vita. Tutti i giorni. Con l’apprensione non solo di rischiare tutto, ma anche di contagiare involontariamente i propri cari o i propri figli. Basta guardare i dati quotidiani su contagi e morti per capire il sacrificio di queste persone… e per capire quanto anche loro abbiano bisogno della nostra collaborazione per superare questo momento tremendo.
Nel vivere questa drammatica esperienza, ad un certo punto, Enza si è chiesta come potesse dimostrare la propria gratitudine e la stima a queste persone. La risposta le è sorta spontanea guardando alle sue passioni, a quello che, come per medici ed infermieri, la rende felice ogni giorno di fare il suo lavoro: i suoi libri. È così, ha fatto arrivare dalla sua libreria degli scatoloni pieni di libri da regalare a chi le ha salvato la vita. Queste opere hanno donato loro un po’ di evasione, energia e, soprattutto, sono un ricordo di lei… perché, in fondo, i libri sono la sua vita, la sua missione, la sua passione, quello che ama e che la rappresenta.
È incredibile quanto questa sua iniziativa sia stata in grado di unire le storie e le vite di infermieri, medici e librai, una categoria duramente colpita, come molte altre, dall’emergenza per il Covid-19.
In questo gesto io ho visto tante cose. Ho visto due mondi che si incrociano, quello della cultura e quello della medicina. Ho visto il rispetto nei confronti di ammirevoli persone pronte a sacrificarsi per il bene comune e ho immaginato i sorrisi dietro alle mascherine di chi ha ricevuto in dono quei libri e di chi ha voluto dire semplicemente “grazie”. Grazie perché senza di voi forse non ce l’avrei fatta.
Tra quei libri c’era anche una copia del mio ultimo volume, come Enza mi ha raccontato, ma è stato solo un caso. Non è invece casuale quello che è stampato al suo interno: il libro è dedicato proprio alle categorie dei medici e degli infermieri. E sono felice che una copia sia giunta proprio nelle mani di uno di loro. Per me è un grande onore.
Grazie! Grazie a tutti voi per il sacrificio che state facendo: medici, infermieri, OSS, addetti al soccorso, biologi, addetti alle pulizie, tecnici, amministrativi e tutti gli altri che continuate, ogni giorno, a salvare vite e a combattere in corsia in prima linea, silenziosamente e con sofferenza.
Mi piace chiudere questa storia con le parole che i vostri colleghi hanno detto ad Enza mentre la dimettevano dal reparto e che riassumono tutta la vostra umanità, dedizione e professionalità: “la nostra più grande gioia è la sua guarigione… noi saremo al suo fianco anche fuori di quì… non ci dimentichi”.
Credo di rappresentare, in questo messaggio, tantissimi italiani che la pensano come me e sanno quante vite state salvando e quanto state dando al Paese. Ma anche quanto l’Italia debba a voi.
Io non vi dimentico.
Dedicato ai coraggiosi che ci aiuteranno a superare la notte.
Alberto Angela

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Amalia Ercoli Finzi a Pantanello parla di Luna, Marte e parità di genere

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LATINAAmalia Ercoli Finzi a Latina, per un’iniziativa organizzata in collaborazione dagli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Latina con Aidia, l’associazione italiana delle donne ingegnere e architette e Fondazione Inarcassa, per presentare la seconda edizione del premio “Idee per un mondo che cambia”. Un premio destinato a valorizzare il lavoro di professioniste del campo tecnico che abbiano firmato (eventualmente anche con colleghi uomini) interventi (attuati e conclusi) rispondenti alle sfide contemporanee, o che abbiano compiuto percorsi professionali coraggiosi e creativi.

Ospiti a Pantanello della Fondazione Caetani, i relatori, illustrando il bando, hanno anche raccontato il mondo delle professioni tecniche oggi in Italia, dove le donne ancora affrontano un notevole gap.

A chiudere la serie degli interventi, molto attesa, la relazione dell’accademica che è stata anche la prima donna laureata in Italia in Ingegneria aeronautica, grande divulgatrice scientifica, divenuta una popstar come ospite fissa di Splendida Cornice il programma di Geppi Cucciari su Rai 2. Amalia Ercoli Finzi ha raccontato i progetti in corso di attuazione per la realizzazione di una casa sulla Luna e le altre sfide che riguardano Marte, sottolineando il contributo dato dalle donne alle missioni spaziali, e rimarcando la necessità di mantenere sempre vivo l’impegno per la parità di genere.

Ad accogliere gli ospiti, la presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Latina Teresa Alvino che ha anche annunciato l’apertura di una sezione Aidia a Latina e il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Enrico Ferracci.

“Sono profondamente emozionata anche per gli ospiti che siamo riusciti ad avere  – ha detto la presidente dell’Ordine degli Architetti, Teresa Alvinoe quando li abbiamo invitati ci hanno subito detto di sì con estremo entusiasmo, quindi già solamente per questo siamo felicissimi. Ci tenevamo a creare questa giornata, e ci fa piacere che ci siano anche tanti uomini iscritti, abbiamo voluto il sottotitolo “Le idee non hanno genere” proprio per accentuare l’inclusività della giornata. Quello che ci interessa è far venire fuori le differenze, creare dibattito, vivacità culturale, anche la provocazione quando serve a creare un confronto attivo, vivo, che porti a delle idee nuove”.

Per il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Enrico Ferracci: “La parità di genere non va soltanto celebrata e il merito non va soltanto celebrato, ma vanno anche sostenuti, come tra l’altro sta facendo la Fondazione Inarcassa con il Premio Aidia. Noi come Ordine siamo sempre al fianco di queste ottime iniziative che ci vedono e ci vogliono vedere sempre più protagonisti. Abbiamo uno splendido rapporto con gli Architetti. Oggi poi, io come presidente di un ordine professionale degli ingegneri, uomo,  e la collega, una donna, presidente dell’ordine degli architetti, è una cosa che secondo me celebra in maniera perfetta anche questa giornata”, ha sottolineato il presidente.

A salutare gli ospiti il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Massimo Amodio che ha parlato del grande contributo che le donne appartenenti alla famiglia Caetani hanno dato alla creazione del famoso Giardino di Ninfa, ma anche al mondo culturale, citando Ada Wilbraham, Marguerite Chapin, moglie di Roffredo e la loro figlia Lelia Caetani.

Nel suo incisivo intervento di saluto la vicepresidente di Aidia, l’ingegnera Annachiara Castagna, ha sottolineato la necessità che le donne vengano non “riconosciute”, ma “conosciute” perché il loro lavoro resta spesso dietro le quinte e che iniziative come il Premio Aidia servono proprio a valorizzare l’apporto che le donne offrono alle professioni: “Inoltre, firmare un progetto, un intervento – ha sottolineato in un passaggio – rappresenta anche una piena assunzione di responsabilità”.

Ad approfondire il premio illustrando finalità, categorie (Rigenerazione e riqualificazione, Miglioramento dell’ambiente, Sistemi digitali e Leadership manageriale femminile), il Premio Speciale Fondazione Inarcassa dedicato alle libere professioniste, e le modalità di partecipazione, è stata l’architetta Maria Acrivoulis, past president dell’associaizone e coordinatrice del Premio: “AIDIA intende riconoscere un’adeguata visibilità al lavoro delle Professioniste che hanno adottato soluzioni innovative e funzionali, interpretando le sfide contemporanee ed avviando un cambiamento positivo sulla qualità della vita, dei luoghi, delle organizzazioni e della comunità. Anche piccoli interventi  – ha spiegato Acrivoulis, ma che abbiano innestato un cambiamento”.  Raffaele De Rosa, consigliere di Fondazione Inarcassa ha poi illustrato i dati sulla composizione delle due categorie evidenziando lo squilibrio di presenza e il gap salariale e la volontà di Inarcassa di promuovere le pari opportunità e sostenere il cambiamento verso la parità di genere con azioni concrete.

Ha relazionato l’architetta Carmen Andriani, docente di Progettazione Architettonica e Urbana, esperta di rigenerazione, che ha dedicato un passaggio proprio all’importanza di pensare interventi “per sottrazione”, di “lavorare sui vuoti” per rispondere alle esigenze poste dalle condizioni di oggi.

La presentazione del Premio Aidia “Idee per un mondo che cambia” si è conclusa con la visita al tramonto del Giardino di Ninfa.

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Orazio Di Dio compie 102 anni, l’omaggio dell’Amministrazione comunale di Latina

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LATINA – Venerdì 24 luglio il cittadino di Latina Orazio Di Dio ha compiuto 102 anni. Un esempio di longevità omaggiato dall’amministrazione comunale con la visita dell’assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili Andrea Chiarato su delega della sindaca Matilde Celentano. Il signor Orazio ha guidato l’automobile fino all’anno scorso avendo avuto la patente rinnovata fino al compimento di 101 anni. Adesso continua a scrivere poesie e la sua battuta è sempre pronta.

Chiarato ha raggiunto il signor Orazio presso la sua abitazione sul lungomare, consegnandogli una targa ricordo e augurandogli che “il suo sorriso continui a essere un dono quotidiano per la sua famiglia e un esempio di forza per i giovani della comunità di Latina”.

Chiarato, a tu per tu con l’ultracentenario di Latina, ha avuto modo di conoscere i trascorsi della sua vita: “Consulente del lavoro presso il ministero del Tesoro sia nella sede di Roma che di Latina, Orazio Di Dio – ha raccontato l’assessore – ha ricevuto l’onorificenza da parte del Presidente della Repubblica di Cavaliere del lavoro. Nato a Gela (Caltanissetta) il 24 luglio 1924 è arrivato nella nostra città nel 1968, con un bagaglio di esperienze che s’intrecciano con la storia d’Italia e con la storia della nostra città. A soli sei mesi di vita, il piccolo Orazio si è trasferito con la sua famiglia a Tripoli dove ha vissuto fino all’età di 44 anni. Tornato in Italia nel 1967, ha trascorso un anno tra i vari campi profughi d’Italia, approdando definitivamente a Latina nel 1968”.

Orazio Di Dio ha potuto festeggiare il traguardo di 76 anni di matrimonio con la moglie Angela Mercurio, venuta a mancare all’età di 95 anni il 23 novembre 2024. Dalla loro unione sono nati  Luciano di 72 anni e Caterina di 77 anni che vive a Sanremo.

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La Famiglia Zamboni dona lo storico locale della Gbc di Via Neghelli alla Diaphorà: “Sogno che si avvera”

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LATINA – “Un sogno che diventa realtà”. L’Associazione Diaphorà di Latina ha ricevuto, grazie a un gesto di grande generosità della famiglia Zamboni, lo storico locale commerciale in Via Neghelli dove Ferruccio e Maria Teresa Zamboni aprirono uno dei primi negozi di elettronica della città: la Gbc. L’associazione era da tempo alla ricerca di uno spazio in cui far crescere nuovi progetti e questa donazione inattesa ha già aperto nuovi scenari.

«Siamo felici e profondamente emozionate di potere, con questa donazione contribuire alla realizzazione di un progetto della Diaphorà e allo stesso tempo ricordare i nostri genitori con lo spirito che li ha animati nella loro vita”, dicono Cristina e Stefania Zamboni che sono andate dal notaio con il presidente di Diaphorà Paolo Maria Magli dando concretezza alla loro idea. «Ricevere questo dono  – commenta Magli – significa sentire tutta la responsabilità di custodire una storia importante e trasformarla in un bene per l’intera comunità».

Con la firma dell’atto, lo scorso 16 luglio, prende così vita un progetto che va ben oltre il trasferimento di un immobile. “Quel luogo – dicono dall’Associazione in una nota – continuerà a essere un
punto di riferimento per la città, ma con una nuova missione: diventare uno spazio di lavoro, crescita, formazione e inclusione per giovani con disabilità”. Il nuovo locale rappresenterà un tassello fondamentale nel percorso già avviato con l’impresa sociale Etikey, nata dall’incontro tra Diaphorà e Centro Donna Lilith per creare opportunità lavorative concrete e percorsi di autonomia per persone che affrontano percorsi di riscatto e vulnerabilità. Qui nascerà un progetto innovativo dedicato proprio all’inclusione lavorativa, pensato per offrire ai giovani con disabilità un luogo in cui sviluppare competenze, costruire autonomia e mettere in valore i propri talenti.

«Cristina e Stefania non hanno donato semplicemente un immobile: hanno affidato alla nostra associazione un luogo che custodisce la memoria della loro famiglia e di tanti cittadini di Latina. Questa scelta ci emoziona profondamente perché rappresenta anche un riconoscimento del lavoro che Diaphorà porta avanti da oltre vent’anni insieme alle famiglie, costruendo ogni giorno percorsi di autonomia, inclusione e dignità. Qui nascerà un progetto innovativo: sarà un luogo di lavoro, di crescita e di opportunità, ma soprattutto uno spazio aperto alla città. L’inclusione non è un compito che riguarda soltanto chi opera nel sociale: è una responsabilità collettiva e una ricchezza che appartiene a tutta la comunità. Questo straordinario gesto ci ricorda che quando un bene privato diventa un bene comune nascono opportunità capaci di cambiare davvero la vita delle persone», commenta Paolo Magli.

«I nostri genitori, Ferruccio e Maria Teresa, hanno sempre amato profondamente Latina e vissuto il loro lavoro come un servizio alle persone e alla città – spiegano le sorelle Zamboni – Siamo felici e profondamente emozionate di poter contribuire alla realizzazione di questo progetto. Dopo la loro scomparsa, avvenuta a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, abbiamo sentito il desiderio che questo luogo continuasse a vivere, restando fedele ai valori che ci hanno trasmesso. Quando abbiamo conosciuto l’Associazione Diaphorà abbiamo capito che quello spazio avrebbe potuto avere una nuova vita. Donarlo significa affidarlo a chi saprà trasformarlo in un luogo di opportunità, crescita e futuro per tanti giovani. Nostro padre ha sempre creduto nei ragazzi: nei loro occhi ritrovava l’entusiasmo, la curiosità e la voglia di costruire il domani che hanno accompagnato tutta la sua vita. Sapere che proprio qui altri giovani potranno trovare un’occasione di lavoro, autonomia e realizzazione personale è il modo più bello che conosciamo per custodire la memoria dei nostri genitori. È il nostro contributo per una comunità sempre più inclusiva.»

Determinante è stato il ruolo di Franco Martin Scaldaferri dell’agenzia immobiliare Tecnocasa Latina Ovest, che, conoscendo le esigenze di Diaphorà e offrendo la propria disponibilità a titolo gratuito, ha accompagnato con sensibilità e convinzione il percorso che ha reso possibile questo incontro. E c’è poi una suggestiva coincidenza che lega ancora di più la famiglia Zamboni a Diaphorà: la sede dell’associazione sorge infatti alle porte del Lago di Fogliano, lo stesso luogo al quale era profondamente legata Maria Teresa Zamboni, che proprio lì aveva studiato e dove suo padre lavorava come pescatore.
“Ci sono gesti che non fanno rumore, ma cambiano il destino delle persone. Gesti compiuti con naturalezza, quasi in punta di piedi, che raccontano il significato più autentico della parola comunità”, dicono da Diaphorà che è già in moto per costruire una nuova opportunità per i più fragili.

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