CRONACA
Uccisa a botte a Latina, finisce in carcere Antonino Zappalà, attesa per l’autopsia di Nadia Bergamini
LATINA – Sarà eseguita martedì l’autopsia sul corpo di Nadia Bergamini, la 70enne di Latina della cui morte è accusato il genero Antonino Salvatore Zappalà ora in carcere. L’uomo, che ha 44 anni, è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della polizia giunti sul posto dopo le segnalazioni dei sanitari che in ospedale avevano ricoverato la donna in Rianimazione rendendosi subito conto che le lesioni e i traumi non erano compatibili con una caduta accidentale dalla carrozzina che la donna disabile utilizzava per deambulare. L’allarme era stato dato dalla figlia sconvolta, una volta rientrata in casa nel pomeriggio di venerdì. La donna aveva pensato ad una disgrazia. Zappalà invece era fuori controllo tanto che prima ancora di essere accusato di omicidio è stato arrestato per la resistenza che ha opposto agli agenti.
La casa di Via Casorati a Latina in cui si sono svolti i fatti è stata posta sotto sequestro. Dopo un primo sopralluogo eseguito dalla Polizia Scientifica si attendono le decisioni del magistrato Marco Giancristofaro per ulteriori accertamenti che si potranno rendere necessari alla ricostruzione dei fatti. L’interrogatorio di convalida del fermo invece si terrà probabilmente già nella giornata di domani (lunedì) nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dove Zappalà è stato trasferito.
Sotto shock la compagna e figlia della donna, Stefani Cepollaro, da quanto si apprende infatti mai nulla infatti aveva fatto presagire un dramma simile.
Nulla hanno potuto i medici del Goretti: oltre al vasto ematoma cerebrale, la donna aveva lividi su tutto il corpo, picchiata probabilmente a mani nude, è deceduta al ricovero senza mai riprendere conoscenza. Per Zappalà che era in casa con lei al momento dei fatti, l’accusa pesantissima di omicidio. Una famiglia distrutta dal dolore quella della vittima conosciutissima come le figlie, fino a poco prima di ammalarsi Nadia Bergamini lavorava nel bar Le Bistrot al Lido di Latina accanto alla figlia.
Sarà l’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica a chiarire definitivamente la causa della morte, mentre si attende l’interrogatorio di Zappalà che potrà spiegare che cosa sia accaduto il pomeriggio di venerdì tra le 15 e le 15,30 quando alcuni vicini hanno sentito la settantenne urlare. Le indagini sono affidate alla squadra mobile di Latina diretta dal vicequestore Giuseppe Pontecorvo.
CRONACA
Operaio di Cisterna morto, perizia sul braccio meccanico. Borgo Flora piange Daniele Bellisari
CISTERNA – Sono stati sequestrati il cantiere e il mezzo meccanico su cui si trovava Daniele Bellisari l’operaio 46enne di Cisterna, morto ieri a Ostia mentre lavorava alla ristrutturazione della facciata di una palazzina in via Forni. Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri anche attraverso testimonianze e un primo esame della scena, il braccio idraulico che sorreggeva il cestello su cui la vittima si trovava ha ceduto improvvisamente causando anche l’apertura della ringhiera del cestello. Per Bellisari, che ha fatto un volo di cinque metri, non c’è stato nulla da fare. Miracolosamente illeso l’altro operaio che si è aggrappato a una ringhiera ed è stato aiutato da alcuni condomini, l’uomo è stato portato in ospedale in stato di shock. Entrambi – sempre secondo i primi accertamenti – non indossavano i dispositivi di protezione, caschetti e imbracature. La Fillea Cgil di Roma e Lazio chiede che le indagini chiariscano, il cantiere – secondo il sindacato non presentava le condizioni di sicurezza necessarie e andrebbero eseguiti controlli più stretti anche sullo stato dei mezzi meccanici utilizzati dalle imprese. Gli accertamenti proseguono e sarà la Procura di Roma a dettare le tappe.
A Borgo Flora, dove l’uomo viveva, invece resta lo sconcerto e il dolore, per la giovane famiglia che Bellisari lascia.
Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini esprime profondo cordoglio: “Un’altra esistenza spezzata che tocca profondamente l’intera comunità di Cisterna oltre che familiari e amici. Siamo vicini alla famiglia e ai colleghi in questo momento di dolore” sono le parole del primo cittadino.
Sui social anche il ricordo di Sergio Zonzin, presidente della Fitness Montello di cui Bellisari che era un grande sportivo, faceva parte: “Ieri ho perso un ragazzo della mia squadra. Un amico. Un incidente sul lavoro si è portato via Daniele troppo presto. Questo era il suo sorriso, sempre. Ed è così che voglio ricordarlo. Fai buon viaggio Daniele, ci mancherai. Un abbraccio alla sua famiglia”.
CRONACA
Morte di Daniele Bellisari, il cordoglio del sindaco Mantini
CISTERNA – Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Daniele Bellisari, vittima di un incidente sul lavoro ad Ostia dove era impegnato nelle rifiniture esterne di una palazzina.
“A nome mio e dell’intera amministrazione comunale – sottolinea il sindaco – desidero esprimere le più sentite condoglianze alla moglie, ai figli e a tutti i familiari, colpiti da questo gravissimo lutto. La perdita di una vita sul luogo di lavoro è una tragedia, un’altra esistenza spezzata che tocca profondamente l’intera comunità di Cisterna oltre che familiari e amici. Siamo vicini alla famiglia e ai colleghi in questo momento di dolore”.
CRONACA
Operaio di Cisterna morto sul lavoro, Diego Piccoli (Fillea Cgil Roma e Lazio): “Cantiere gravemente carente”
LATINA – Il cantiere in cui ha perso la vita sul lavoro Daniele Bellisario, l’operaio 46enne di Cisterna, “era carente delle condizioni di sicurezza”. E’ quanto dichiara in una nota la Fillea Cgil di Roma e Lazio che ieri con i suoi rappresentanti si è recata sul posto, a Ostia.
“Quello che abbiamo visto è inaccettabile. La sicurezza continua a mancare e nei cantieri si continua a morire”, dichiara Diego Piccoli, segretario generale del sindacato chiedendo agli inquirenti di verificare tutto. “Da anni la Fillea chiede che i controlli non si limitino ai dispositivi di protezione individuale indossati dagli operai, ma riguardino anche macchine, gru, cestelli elevatori e ogni mezzo utilizzato. Un’imbracatura non basta se il macchinario che sostiene il lavoratore non è sicuro, verificato e sottoposto a manutenzione”.
Dai primi accertamenti Bellisario e il suo collega lavoravano alla facciata di un palazzo su un cestello meccanico che ha ceduto di schianto facendo precipitare l’operaio di Cisterna da un’altezza di cinque metri. Il suo collega invece si è miracolosamente salvato aggrappandosi alla ringhiera di un balcone. Entrambi – sempre secondo i primi accertamenti – non indossavano i dispositivi di protezione, imbragatura e caschetti.
Mentre Carabinieri e Spresal stanno accertando dinamica e cause dell’incidente, la Fillea spiega di aver trovato un cantiere privato, allestito presso un palazzo anch’esso di proprietà privata, con lavori affidati in subappalto. Dal sopralluogo effettuato dai rappresentanti sindacali è emerso un quadro che fa pensare ad alcune carenze importanti: il cantiere sarebbe risultato privo degli accorgimenti necessari a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
“Quello che abbiamo visto è inaccettabile. La sicurezza continua a mancare e nei cantieri si continua a morire”, dichiara Diego Piccoli, segretario generale della Fillea CGIL di Roma e Lazio. “Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio e tutta la nostra vicinanza alla famiglia della vittima e ai suoi compagni di lavoro. Le cause precise saranno stabilite dalle indagini, ma una cosa è già evidente: Da quanto abbiamo potuto constatare – almeno a prima vista – il cantiere era gravemente carente, ma per ora non abbiamo certezze e chiediamo agli inquirenti di verificare tutto”, prosegue Piccoli.
“La manutenzione costa poco, pochissimo rispetto al valore di una vita. Chiediamo che sia fatta piena luce, che vengano accertate tutte le responsabilità e che siano intensificati controlli e verifiche nei cantieri. Mettere in sicurezza il lavoro significa proteggere le persone, ma anche controllare i mezzi sui quali sono costrette a lavorare. Non possiamo continuare a intervenire dopo le tragedie: il lavoro non può continuare a uccidere”, conclude Piccoli.
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