SEQUESTRO AI MALLARDO
Legambiente: “Le istituzioni devono intervenire”

Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio

Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio

LATINA – Legambiente plaude all’eccellente lavoro della Magistratura e delle Forze dell’Ordine che ha portato ad un nuovo sequestro di beni per oltre cinquanta milioni di euro nei confronti di soggetti operanti in contiguità con il Clan Mallardo, per conto del quale avrebbero costituito una cellula economica, operante, prevalentemente, nel territorio del basso Lazio e chiede che le istituzioni intervengano per fermare l’emergenza.

“Esiste una zona grigia di commistione fra criminalità organizzata e pezzi del tessuto economico su cui le istituzioni devono intervenire con urgenza sia con adeguate politiche di contrasto che con la diffusione della cultura della legalità sui territori -ha dichiarato Valentina Romoli, vicepresidente e responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio-. In questo senso, è importante anche che la Regione Lazio rilanci le attività della Consulta e dell’Osservatorio Ambiente e Legalità per monitorare la situazione e permettere di intervenire con tempestività, favorendo anche il coinvolgimento dei cittadini con le segnalazioni di tutte le situazioni anomale.”

L’operazione anticamorra “bad brothers 2” è la seconda, a distanza di venti giorni, a colpire il clan Mallardo. Secondo le indagini, condotte dal Procuratore presso il Tribunale di Roma Pignatone, e dai Sostituti Procuratori-Dda di Roma Lina Cusano, Maria Cristina Palaia e Barbara Sargenti, e ancora una volta in collaborazione con la Dda di Napoli, il fulcro dell’attività illecita ha riguardato il campo dell’edilizia, appalti e forniture pubbliche tramite la partecipazione finanziaria a società o con attività estorsiva. Tra la provincia di Latina e Napoli, le cinque società sequestrate operavano nel settore delle costruzioni di edifici, una nella locazione di immobili, una nel commercio di auto e una nel settore dell’intermediazione immobiliare.

“L’operazione condotta oggi dalla Magistratura dimostra, una volta ancora, a poche settimane da quanto denunciato nel nostro rapporto Ecomafie, quanto la malavita organizzata e i loro affari si siano radicate in provincia di Latina -dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. Torniamo a chiedere l’apertura degli uffici della DIA e della DDA in provincia di Latina, mentre continueremo a realizzare iniziative di sensibilizzazione e di educazione alla legalità nelle scuole, di cui si avverte immediata necessità.”

 

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