AUDIO
Braccialetto elettronico per 6 colletti bianchi: hanno fatto sparire 30 milioni per la bonifica di Borgo Montello

Al centro il Questore de Matteis e il dirigente dlela Mobile Niglio. Ai lati il VIcario della Questura e il capo di gabinetto Emanuela iaione
LATINA – Hanno fatto sparire oltre trenta milioni di euro che dovevano essere destinati alla bonifica della discarica di Borgo Montello una volta che si fosse esaurita, questa mattina sei colletti bianchi (due sono di Latina) sono finiti agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico e il divieto di avere contatti con l’esterno come disposto dal gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario.
I soldi erano stati sistematicamente prelevati dai bilanci della Indeco e con un “semplice giochetto” trasferiti a due società estere con sede in Lussemburgo che fanno parte (come la Indeco) della Green Holding. Uno strano passaggio, avvenuto oltretutto senza garanzie, che ha fatto saltare sulla sedia gli investigatori della Squadra Mobile di Latina al lavoro sui documenti contabili sequestrati presso la società di Borgo Montello in estate, nel corso di indagini nate da un esposto ambientalista per altri presunti reati.
Un fiume di danaro sottratto ad attività importantissime, di ripristino ambientale, che avrebbero lasciato con un palmo di naso il territorio pontino, nella zona inquinata dalla discarica, una volta che questa non fosse più stata in grado di produrre reddito per chi la gestisce.
L’operazione della squadra mobile di Latina diretta dal vicequestore Tommaso Niglio e dallo Sco, il servizio centrale operativo della polizia di Stato, su coordinamento del pm di Latina Luigi Spinelli, ha coinvolto il capoluogo pontino e i comuni di Milano, Brescia, Bergamo, Padova e Rapallo dove ha sede una delle società coinvolte, dove risiedono gli arrestati e operano anche altri 4 indagati. Eseguite anche 20 perquisizioni che hanno consentito il sequestro di una mole di documenti utili alla prosecuzione delle indagini.
“Nessuno è intoccabile, nemmeno i professionisti e i dirigenti che fino ad oggi hanno ritenuto di potersi muovere illgalmente senza troppi timori in questa provincia – ha detto il questore Giuseppe de Matteis – Come risulta chiaro anche da questa operazione non ci sono solo gli affari sporchi dei Casalesi intorno ai rifiuti, ma un sistema complesso fatto anche di livelli più alti. Sono quelli a cui siamo particolarmente interessati”. ASCOLTA
Da dove sono partiti gli investigatori (le indagini non sono affatto chiuse) lo spiega il vicequestore Tommaso Niglio
ASCOLTA
Sull’operazione il sindaco di Latina si è detto vicino alle forze dell’ordine e alla magistratura nella lotta all’illegalità nel ciclo dei rifiuti. “L’operazione compiuta oggi dalla Polizia e dalla magistratura rappresenta un segnale molto importante nel segno della legalità. Sono vicino alle forze dell’ordine e alla magistratura per questa complessa attività che ha portato alla luce un traffico che riguarda il business dei rifiuti. Sono al fianco degli organi inquirenti a cui va il mio sostegno nella lotta contro ogni forma di attività illecita e ogni speculazione inerente il ciclo dei rifiuti”. E’ quanto afferma il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi. “Questo tipo di reato continua il sindaco Di Giorgi è ancor più odioso perché commesso ai danni dell’intera collettività, mettendo a serio rischio la salute pubblica e l’incolumità dei cittadini, non solo dei residenti attorno alla discarica ma dell’intera provincia di Latina ed anche dei territori limitrofi. Un crimine ancor più pericoloso se si pensa che si possono creare delle vere e proprie bombe ecologiche. E in questa maniera che si rischia di creare situazioni irreparabili come quelle della “terra dei fuochi”. Già in questi anni come amministrazione abbiamo sempre posto al centro della nostra attenzione il tema della bonifica della discarica come atto preliminare ad ogni altro tipo di iniziativa riguardo il ciclo dei rifiuti. E’ già in programma un nuovo incontro con la Regione, ente competente per il controllo delle bonifiche le tematiche che riguardano la bonifica di Borgo Montello e più in generale il ciclo dei rifiuti nel territorio di Latina.”
AUDIO
ExtraInvictus 2026: calcio e resilienza in “Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato
“Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato è un romanzo di formazione che mette al centro il percorso di un ragazzo e il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il libro riceverà una delle otto menzioni ExtraInvictus della settima edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus, riconoscimento dedicato alle opere capaci di raccontare lo sport attraverso storie che ne valorizzano anche la dimensione umana e sociale. La menzione sarà consegnata l’8 settembre alle 18.30, al Castello Caetani di Sermoneta, durante la serata ExtraInvictus.
Al centro della storia c’è Paolino, un giovane talento del calcio che sogna di trasformare la propria passione in una professione, ma che si trova improvvisamente costretto ad affrontare una tragedia destinata a cambiare radicalmente la sua vita. Il calcio diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il terreno sul quale Paolino impara a misurarsi con la fatica, le responsabilità, le sconfitte e la necessità di continuare a credere nei propri obiettivi anche quando il percorso sembra interrompersi. Accanto a lui ci sono persone capaci di sostenerlo e accompagnarlo, dimostrando come la crescita di un ragazzo non sia mai soltanto un percorso individuale.
Il romanzo nasce dall’incontro tra due sguardi ed esperienze diverse, quelli degli autori, capaci di utilizzare lo sport per parlare di qualcosa di più universale: il modo in cui una persona costruisce se stessa quando la vita la costringe a crescere, e quanto siano importanti le persone che decidono di restarle accanto.
Su Radio Immagine, Antonio Barracato ci ha parlato della costruzione del personaggio di Paolino e del significato di raccontare, attraverso la storia di un giovane calciatore, la forza necessaria per continuare a inseguire i propri sogni:
AUDIO
Il Comandante provinciale dei carabinieri di Latina, col. Angellillo, dirigerà il Centro Operativo della Dia di Roma. Il saluto
LATINA – Andrà a dirigere il Centro Operativo della Dia di Roma, spogliandosi temporaneamente dell’uniforme, il colonnello Christian Angelillo, fino a oggi Comandante provinciale dei carabinieri di Latina, in partenza per il nuovo prestigioso incarico. A tre anni dal suo arrivo nel capoluogo pontino, sono i giorni dei saluti, una lunga sequenza per l’alto militare che sul territorio provinciale di Latina ha costruito relazioni anche umane profonde. Questa mattina, l’incontro con i giornalisti che si è tenuto nella rinnovata sala stampa della caserma Cimarrusti di Piazza della Libertà dove ha parlato di un’esperienza umana e professionale totalizzante.
“l mio percorso qui a Latina si conclude con sentimenti di gratitudine, in primis verso i carabinieri del Comando Provinciale di Latina, a cui si devono tutti questi risultati sul piano preventivo e dell’azione di contrasto. Ho cercato in tutti i modi di rappresentare questo sforzo nel modo più etico possibile, con disciplina e onore, e soprattutto cercando di creare una stretta sinergia con tutte le istituzioni coinvolte nelle azioni di prevenzione e contrasto, mi riferisco in particolare alla Prefettura e alle procure ordinali e distrettuali. Quest’opera di unitarietà spero, credo, sia stata percepita e credo sia la premessa anche per politiche attive che valorizzino le tante meravigliose realtà, soprattutto nei corpi intermedi, che caratterizzano questo territorio”.
Con un pizzico di non celata commozione, Angelillo ha parlato di un territorio meraviglioso. “Quando lo definivo meraviglioso ovviamente si univano due fattori, quello dell’intensità del vissuto personale insieme alla mia famiglia, totalizzante, questo territorio che ci ha restituito tante amicizie, tanti legami che porteremo con noi, e dal punto di vista professionale è stata un’esperienza fantastica della quale non avevo la piena condizione. L’idea soltanto è che abbiamo dovuto affrontare minacce diverse, parliamo anche di forme di criminalità organizzate completamente diverse, soprattutto dal carattere transnazionale e soprattutto di mafie, di matrici italiane diverse, tra loro a volte anche in interazione, questo ha necessitato di uno sforzo, di diversificazione dell’azione di prevenzione e contrasto, mirata chirurgica per ogni singola minaccia.
È in questo che ho riconosciuto il grande valore dell’arma dei Carabinieri e dei componenti del Comando Provinciale, ma insieme a tutte le altre parti di specialità e forestali che hanno dato e danno ogni giorno un grande supporto e rappresentano veramente un presidio di sicurezza per i cittadini, così come le stazioni Carabinieri, che caratterizzano la nostra identità di forza di polizia sul territorio, di prossimità, sono loro il vero avamposto di umanità e delle istituzioni, sul territorio e sui territori. E in questo ho avuto sempre espressioni di riconoscimento e di valorizzazione dell’opera svolta dai Carabinieri e dei comandi stazioni verso la cittadinanza, verso le fragilità, le tante fragilità che oggi caratterizzano questa umanità che a volte è troppo tecnologica”.
Dal punto di vista investigativo, un’esperienza che porterà con sé a Roma nel suo nuovo incarico. “Credo che il mio trasferimento non vada lento in modo personalistico, il mio nuovo incarico con il Centro Operativo della Dia di Roma vada letto in una logica di sistema, a cui segue tra l’altro il mio trasferimento con il Comandante Nuovo Investigativo, a rivestire il delicatissimo incarico di Comandante Nuovo Investigativo di Roma. Io credo – ha concluso Angelillo – che in questo senso sia stato premiato un modello organizzativo in cui il confronto tra le persone e idee innovative, anche sul piano del contrasto al cybercrime e all’incidenza delle tecnologie e l’utilizzo delle tecnologie da parte della camera organizzata abbiano rappresentato una componente importante”.
AUDIO
ExtraInvictus 2026, “ULTRAS”: Lamberto Ciabatti racconta l’altra faccia delle curve
Il mondo degli ultras viene quasi sempre raccontato attraverso le parole “violenza”, “scontri”, “disordini”. Ma cosa succede se, per una volta, si prova ad ascoltare direttamente chi quelle curve le vive e le anima È la prospettiva scelta da Lamberto Ciabatti in ULTRAS, pubblicato da SEM, uno degli otto libri che riceveranno una menzione ExtraInvictus nell’ambito della settima edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus. Il riconoscimento sarà consegnato l’8 settembre, alle 18.30, durante la serata ospitata dal Castello Caetani di Sermoneta, dedicata alle otto opere selezionate dai media partner del Premio per il loro stile narrativo e per il valore delle storie raccontate.
Nel suo libro Ciabatti prova a ribaltare la prospettiva più consueta e a dare voce a chi per decenni ha animato le curve più calde d’Italia. Attraverso testimonianze raccolte da Milano a Roma, da Torino a Bari, da Bergamo a Palermo, emerge una storia alternativa del nostro Paese, dagli anni Settanta fino agli anni Duemila: una storia fatta di appartenenza, rituali, rivalità, trasferte e identità, ma anche di violenza, droga, criminalità e vite segnate da scelte estreme.
Su Radio Immagine abbiamo parlato con l’autore del suo lavoro di ricerca e di un viaggio dentro una realtà complessa e contraddittoria, che non cerca semplicemente di assolvere o condannare, ma di capire:
-
NOTIZIARI10 ore faGR Latina – 5 settembre 2026 ore 18
-
NOTIZIARI13 ore faGR Latina – 5 settembre 2026 ore 15
-
NOTIZIARI16 ore faGR Latina – 5 settembre 2026 ore 12
-
NOTIZIARI19 ore faGR Latina – 5 settembre 2026 ore 8
-
NOTIZIARI1 giorno faGR Latina – 4 settembre 2026 ore 18
-
NOTIZIARI2 giorni faGR Latina – 4 settembre 2026 ore 15
-
NOTIZIARI2 giorni faGR Latina – 4 settembre 2026 ore 8
-
NOTIZIARI3 giorni faGR Latina – 3 settembre 2026 ore 15




