di e con angela iantosca

Libertà di stampa, la dubbia risalita

Riflessioni in occasione della XXIV Giornata Mondiale

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Venticinque posizioni in un anno. Un record. Da che noi italiani eravamo al 77esimo posto ora siamo al 52esimo. Per cosa? La libertà di stampa. Sicuramente ne avete sentito parlare. Tra polemiche, facili battute e la solita politica che si infila ovunque. Ma stiamo attenti alle classifiche. Perché cosa ci sarebbe di diverso in Italia rispetto ad un anno fa? Voi vi siete accorti di qualche differenza?

Ma facciamo un passo indietro: l’organizzazione non governativa Reporter Senza Frontiere (RSF) ha pubblicato il “World Press Freedom Index” del 2017, la classifica annuale che sostiene di ordinare i paesi del mondo sulla base di quanto è libera la loro stampa.

Come funziona il report? RSF distribuisce un questionario tradotto in 20 lingue ai suoi partner in tutto il mondo (associazioni, gruppi e singoli giornalisti, scelti a discrezione di RSF). La lista dei partner non viene diffusa. Questi partner rispondono alle 87 domande raggruppate in sette argomenti assegnando un punteggio. I vari punteggi vengono valutati con una complicata formula matematica. Poi si tiene conto del numero di giornalisti uccisi nel paese, di quelli arrestati, di quelli minacciati e di quelli licenziati. Anche questi valori vengono pesati in maniera differente: un giornalista ucciso conta più di un giornalista arrestato… Insomma, questo è: formule matematiche e opinioni soggettive!

Non a caso da anni, Ossigeno per l’Informazione tenta di dialogare con RSF per convincere questa rispettabile organizzazione a innovare questo metodo. Basterebbe sostituire alla raccolta di opinioni una raccolta sistematica di dati concreti effettivi e verificabili, come fa Ossigeno in Italia, e poi confrontare i risultati con un metodo di valutazione trasparente.

Comunque per quanto ci riguarda nel report si dice genericamente che ci sono dei giornalisti minacciati, che sei sono sotto scorta (ma in realtà sono di più) e si indica come unico fatto allarmante che alcuni giornalisti siano stati denigrati da Beppe Grillo e dal Movimento Cinque Stelle, ma non fa alcun cenno ai 412 giornalisti minacciati, intimiditi, aggrediti, querelati pretestuosamente. Né fa cenno al fatto che ben 5125 querele infondate per diffamazione siano state archiviate durante la fase istruttoria…
Ma, allo stesso tempo, pone al 42esimo posto il Burkina Faso (cioè prima di noi…).

Insomma forse la classifica è un po’ da rivedere e (a proposito di informazione vera) i giornalisti dovrebbero evitare di cogliere al balzo la palla per trovare in questo o quel movimento politico le ragioni di questa non libertà. Forse sono da ricercare negli editori, nelle minacce, in una legge poco tutelante…

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