dopo la sentenza

“L’AIA convochi Gavillucci al raduno di Can A”: partita la diffida dei legali

Parla l'avvocato Gianluca Ciotti che assiste il fischietto di Latina

LATINA – Continua il braccio di ferro tra l’Aia e l’arbitro di Latina Claudio Gavillucci che nonostante la sentenza favorevole della Corte d’Appello federale e la riammissione in serie A, non è stato convocato per il raduno arbitrale in programma a fine mese presso il centro tecnico federale di Coverciano. E così è partita l’intimazione a dare esecuzione alla sentenza da parte dei legali del fischietto pontino.

Ne abbiamo parlato su Radio Luna con l’avvocato Gianluca Ciotti, che con il collega Leonardo Guidi sta seguendo il caso dal 30 giugno scorso, da quando l’Aia rese nota la sua decisione di dismettere Gavillucci.

L’Aia non l’ha presa bene e ha annunciato una possibile impugnativa. Ve lo aspettavate che nonostante la sentenza, Gavillucci non sarebbe stato convocato ad Raduno? 

Diciamo che per il momento il presidente dell’Aia non l’ha presa bene, perché dalle attestazioni di stima che Gavillucci ha ricevuto anche dai colleghi della  serie A, bisogna fare un distinguo. Per il resto posso dire che ci aspettavamo che potessero esserci problemi burocratici che ritardassero l’effettivo reintegro”.  

Avete avuto tempo per riflettere e analizzare la situazione, vi siete fatti un’idea delle motivazioni reali che sono la base di questa decisione dell’Aia di escludere Gavillucci dalla A?

Il nostro ricorso prescinde dal merito sul quale non vogliamo neppure rientrare, perché sarebbe pernicioso. La nostra, invece, è stata una battaglia di diritto, per il  diritto di tutti gli arbitri a conoscere i loro voti, a conoscere la loro posizione in classifica, la loro media-voto, perché possano essere sempre coscienti nel corso di tutto l’anno se siano o meno a rischio di un eventuale esclusione, soprattutto per coloro che arbitrano tra i professionistici e che quindi chiaramente àncorano anche una fonte di reddito a tale situazione”.

E ora questo principio è fissato.

Anche nella sentenza di primo grado che ci ha visto parzialmente soccombenti, si è fissato il principio che l’AIA ha un dovere di trasparenza nei confronti dei propri associati. Quindi anche in quell’occasione eravamo stati formalmente vincenti. Con questa sentenza della Corte d’Appello adesso ha reso finalmente giustizia dando poi seguito al principio di diritto della 241 del 90.

Come sta vivendo questo momento l’arbitro Gavillucci?

Con tanta serenità, la stessa con la quale è andato ad arbitrare sui campi di provincia, con la stessa umiltà che l’ha contraddistinto sempre e con la stessa professionalità che ha avuto quando ha sospeso Sampdoria-Napoli per cori razziali. Si sente un arbitro e non ha mai smesso di sentirti un arbitro.

E’ questo il punto a cui mi riferivo. Se pensate cioè che sia stata la decisione di sospendere  quell’incontro a generare poi la decisione

Assolutamente no e lo abbiamo sempre detto. Ha inciso quella prestazione sotto un profilo di votazioni che noi abbiamo scoperto poi essere poco non aderenti alla prestazione dell’arbitro. 

Che cosa si aspetta che accadrà ora?

Noi aspettiamo fiduciosi che l’AIA,  al di là della nostra intimazione, provveda immediatamente all’esecuzione della sentenza e quindi che Claudio Gavillucci possa partecipare al pari dei suoi colleghi appartenenti alla CAN-A al raduno del 31 di gennaio a Coverciano.

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