storie dal confino

Quando Mario Maovaz era “Il bibliotecario di Ventotene”

Il racconto di un rivoluzionario per L'Europa dei Popoli

LATINA – Nel 2011, con deliberazione del consiglio comunale n. 28 del 30 novembre, Ventotene ha voluto ufficialmente intitolare la Biblioteca Comunale a Mario Maovaz. Cognome triestino molto distante dagli isolanissimi Verde, Assenso, Feola o Santomauro, tanto per citarne alcuni, Maovaz ha comunque lasciato il segno. Ma perché? Chi era? Ce lo racconta in questa intervista Roberto Spazzali autore di un libro dal titolo Il bibliotecario di Ventotene. Mario Maovaz: un rivoluzionario per L’Europa dei Popoli e l’autonomismo triestino.

Facile intuire che Maovaz arrivò sulle Isole Pontine come confinato, prima a Ponza nel 1932, poi rimesso in libertà, di nuovo arrestato nel 1937, inviato nella colonia penale delle isole Tremiti, quindi a Ventotene. “Qui diventa bibliotecario del confino e conosce Ernesto Rossi con il quale condivide il progetto politico europeista del Manifesto di Ventotene”, scrive Spazzali che qui ascoltiamo intervistato da Licia Pastore nella rubrica “I nostri libri”, con cui la giornalista torna a raccontarci storia e storie del territorio,  degli autori e degli editori locali.

A PONZA CON LE MONDE – Una foto pubblicata nel libro di cui ci occupiamo, ritrae il triestino con Le Monde fra le mani, steso su una sdraio di fronte al mare di Ponza. Non ci sono invece foto della sua attività a Ventotene dove centinaia di confinati passarono dalla biblioteca nella speranza di poter attingere ai 3000 volumi che Maovaz gestiva. “Severo, ma bonario al tempo stesso, lo descrive nelle sue memorie Ernesto Rossi”, aggiunge Spazzali che racconta anche di quei testi nascosti in seconda fila tra i romanzi della biblioteca

RADIO LONDRA SULL’ISOLA DEL CONFINO – Aiutante del fornaio di Ventotene, durante la guerra, Maovaz di notte ne approfittava per ascoltare Radio Londra

LA PARTENZA DA VENTOTENE – Alla fine della guerra, a bordo di una piccola imbarcazione, il triestino lascia l’isola pontina. Ma nessuno poteva pagare il lungo viaggio verso la terraferma a bordo di una piccola imbarcazione che rischiò anche di essere affondata da un aereo Alleato. Ci volle una raccolta di fondi, una colletta nazionale.

 

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