a terra l'ultimo blocco

Lavori a tempo di record nella ex centrale nucleare di Latina: “Rimosse 1200 tonnellate di cemento armato”

Sogin ha terminato oggi i lavori di demolizione degli schermi dei boiler rossi dell’edificio reattore

LATINA – E’ stata la prima in Italia ad essere realizzata e oggi la squadra di ingegneri, tecnici e operai che sta lavorando ad una delle fasi cruciali del suo smantellamento, ha fatto atterrare l’ultimo blocco di cemento armato che rivestiva i boiler rossi dell’edificio reattore. Siamo nella centrale nucleare di Borgo Sabotino e al termine dell’intervento  – realizzato più rapidamente del previsto –  il gruppo ha brindato. Un momento storico che la Sogin ha voluto condividere con il territorio, ammettendo alla “posa dell’ultima pietra” i media, mentre un drone sorvolava l’area per raccontare (a breve anche con le immagini) quello che sta accadendo nel sito costruito dall’Eni all’inizio del 1958.

PASSO STORICO – “Sogin ha terminato oggi i lavori di demolizione degli schermi dei generatori di vapore (boiler) dell’edificio reattore della centrale nucleare di Latina. Si conclude così un passaggio significativo per il decommissioning dell’impianto pontino che ha avviato, di fatto, le attività di smantellamento dell’edificio reattore – spiega Agostino Rivieccio, ingegnere e project manager del decommissioning dellle centrali di Latina e del Garigliano – Gli schermi erano le sei strutture in calcestruzzo armato che isolavano dall’esterno le  condotte superiori di collegamento fra i boiler e l’edificio reattore. Ogni schermo era costituito da due parti: un elemento superiore orizzontale, collegato all’edificio reattore, di circa 145 tonnellate e uno inferiore verticale, in uscita dai boiler, di circa 50 tonnellate”.

IL LAVORO SVOLTO – Per la loro rimozione, Sogin ha adottato la tecnica della demolizione controllata con taglio in quota, a circa 50 metri d’altezza, mediante disco diamantato. Una volta sezionato, ciascun blocco, di circa 2 tonnellate, è stato movimentato a terra, con gru a torre appositamente installata. In seguito si è proceduto al trasferimento dei blocchi in un’area attrezzata per separare il ferro dal calcestruzzo. Questa soluzione ingegneristica ha garantito la massima sicurezza nello svolgimento dei lavori e il minimo impatto per le strutture.

Ora l’edificio è decisamente più leggero: “I lavori  – spiega ancora Rivieccio – hanno prodotto complessivamente circa 1.200 tonnellate di materiale parte dei quali, dopo gli opportuni controlli radiometrici, sono già stati  allontanati dal sito e inviati a recupero, nell’ambito della strategia di economia circolare perseguita da Sogin. Complessivamente, lo smantellamento della centrale di Latina produrrà circa 319 mila tonnellate di materiali. Di queste, saranno inviate a recupero circa 297 mila tonnellate (il 93%), per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo”.

Il prossimo passo sarà il taglio dei boiler rossi, il cui intervento è già stato progettato e avviata la gara, mentre parallelamente si sta svolgendo la procedura per l’autorizzazione ambientale: “La attendiamo per fine anno, poi schermeremo i generatori di vapore con una struttura ad hoc per evitare che durante il taglio si disperdano particelle nell’aria, quindi si procederà al taglio”. Ogni generatore sarà sezionato in otto parti e per il 2022 l’edificio reattore non avrà più l’aspetto che siamo abituati a conoscere. Si andrà avanti fino al 2027 con questa fase e a quale punto resterà solo il “cuore” della centrale, la parte più complicata da eliminare. Ma saremo in un altro decennio.

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