LUNA TIRA L'ARTE
Christian Antonilli su Luna Tira l’Arte: una Vita da Regista
Luna Tira l’Arte intervista Christian Antonilli, regista di film, corti, video musicali e pubblicitari. Christian, originario di Latina, è stato vincitore nel 2018 del Roma Videoclip Festival e del Film Festival delle Canarie. Recente il suo cortometraggio “Sofia”, accolto molto positivamente dal pubblico di Latina, ed il videoclip “Così Sbagliato”, de Le Vibrazioni con Skin. Nell’intervista il regista si racconta, ci parla delle sue origini, del suo linguaggio visivo e dei suoi nuovi progetti.

Christian Antonilli Premiato al Film Festival delle Canarie 2018
Sofia, il tuo ultimo corto, è stato accolto molto bene dal pubblico di Latina. Ti va di parlare un po’ di questo lavoro, con toni scuri ed un’atmosfera molto Sci-fi?
Sofia è una di quelle storie che sognavo di girare da tempo. Racconta di un’adolescente che scopre di avere un brutto male e decide di essere crioconservata. Questa scelta la porterà a fare un salto avanti nel tempo di mille anni e a scoprire quale è stata l’evoluzione della nostra specie. L’anteprima al cinema è stata un vero successo di pubblico, abbiamo dovuto fare una seconda proiezione e non me l’aspettavo. Non smetterò mai di ringraziare il mio amico imprenditore Simone Tronchin, che si è innamorato di questo progetto e lo ha finanziato.
Come e quando hai iniziato la tua attività di regista? Qual è stato il tuo primo lavoro?
Ho avuto questa passione fin da adolescente, mi divertivo a girare corti horror con i miei amici con una telecamera rubata a mia zia. Le riprese le montavo poi con il videoregistratore prestato da un amico. Il primo lavoro l’ho ottenuto in una tv locale di Latina, circa 15 anni fa. Da quel momento ho intrapreso quella che sarebbe divenuta la mia strada. Prima come cameraman, poi come montatore, alla fine come regista ed autore di programmi politici, sportivi, talk show. Sono stati anni meravigliosi e porterò sempre nel cuore lo spirito e la magia che si era creata con i colleghi di lavoro.
Da dove trai ispirazione per i tuoi progetti? Ti prendi del tempo per riflettere nel silenzio oppure le tue idee arrivano nel caos e nella fretta della vita quotidiana?
Non c’è una regola precisa, mi faccio ispirare da tutto quello che mi circonda, mi lascio trasportare soprattutto dalla mia fantasia. Devo dire che sotto la doccia ho avuto spesso belle intuizioni. Poi ci sono tanti film e serie Tv che ti aprono la mente.
Hai girato anche molti video musicali: ultima e non ultima la tua vittoria al Film Festival delle Canarie con un videoclip. Ti trovi più a tuo agio come regista di film o di videoclip, e perchè?
Sì, devo ammettere che questo è stato un periodo prolifico per quanto riguarda i videoclip musicali. Ho appena finito le riprese di “Come ritornano le mode” di Fabio Senna e Chiara Castiglione. Tra poco uscirà il singolo “Tutti fuori”, il videoclip che ho girato per i Verrospia e “Le stelle quando cadono hanno paura” di Nico Maraja, girato a Tenerife, con la partecipazione dell’attrice Miriam Galanti. Nel 2017 inoltre ho lavorato con piacere al video “Praticamente” del cantautore Pappa. L’estate scorsa, invece, ho realizzato il videoclip di Sofia Zaros, una giovanissima cantautrice di origine italiana, che vive con la famiglia a Singapore, dal titolo “Dying to know”.
Sempre l’anno scorso ho avuto l’onore di lavorare al videoclip “Così Sbagliato” de Le Vibrazioni feat. Skin, il brano che hanno suonato insieme sul palco di Sanremo. Questo videoclip fa parte di un progetto legato al film “Drive me home”, prossimamente al cinema. A febbraio 2018 il produttore Giampietro Preziosa mi ha presentato il regista Simone Catania e insieme mi hanno proposto di trasformare una parte del girato del film, non presente nel final cut del film, nel videoclip di “Così sbagliato”, lasciandomi ampia libertà creativa.Un’esperienza pazzesca.
L’emozione più grande però l’ho avuta durante la premiazione per il Videoclip “L’ultima Luce” di Skuba Libre, prodotto da The Beat Production di Karl Zinny, al Roma Videoclip Festival. Non avrei mai immaginato una standing ovation da parte di una platea di personaggi illustri come Carlo Verdone, Claudia Gerini e tanti altri del cinema, musica e spettacolo. Ricevere apprezzamenti da queste celebrità non è scontato.
Con lo stesso Videoclip ho ricevuto successivamente un premio al Film Festival delle Canarie nel 2018. Non smetterò mai di ringraziare l’organizzatrice di questi eventi, Francesca Piggianelli, una donna eccezionale, con un’energia inesauribile, che ha dato una spinta forte alla mia carriera.
Qual è il tuo genere cinematografico preferito, o il tipo di film che vorresti girare?
Non c’è un genere in particolare che preferisco, mi emozionano soprattutto quei film in cui c’è un elemento di fantasia che risulta determinante nella narrazione. Mi viene in mente “Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmusch o “Her” di Spike Jonze. Entrambi utilizzano metafore “poetiche”per descrivere i paradossi della nostra società. Apprezzo molto anche quella capacità nei registi di ricreare mondi paralleli, come ha fatto Matteo Garrone con “Dogman”.
Qual è il tuo regista preferito in assoluto e perchè?
Il grande Steven Spielberg, perchè ha diretto capolavori assoluti di ogni genere. “Lo Squalo”, “Incontri Ravvicinati del terzo tipo”, “E.T”, “Indiana Jones”, “Jurassic Park”, “Shindler List”, “Salvate il soldato Ryan”, sono tutti film che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo e sono entrati prepotentemente nell’immaginario colletivo.
C’è un attore in particolare che ti piacerebbe dirigere e avere in un tuo film?
Nella mia wishlist ci sono Joaquin Phoenix, Bradley Cooper, Charlize Theron, Tom Hardy.
Secondo te, qual è la serie TV o il film girato meglio al momento e perchè?
Al momento sto seguendo poche serie Tv, ma quella che preferisco è ancora la prima stagione di “True Detective”.
Hai prossimi progetti in cantiere? Puoi anticiparci qualcosa?
Insieme all’amico scrittore Gian Luca Campagna sto lavorando alla produzione di un lungometraggio tratto dal suo romanzo “Finis Terrae”. E’ un noir ambientato nelle periferie della nostra città e prende spunto da episodi di cronaca accaduti realmente a Latina. In questa prima fase il nostro obiettivo è coinvolgere più investitori possibili che credano nel progetto, per cui chi fosse interessato può contattarci. Tra qualche giorno sarà online il sito web con il teaser del film, tutte le info e news sullo stato di avanzamento del film, patrocinato dalla Latina Film Commission. Se tutto va nella direzione giusta, dovremmo cominciare a girare nei primi mesi del 2020.
Hai qualche consiglio che daresti ai ragazzi che hanno iniziato da poco l’attività di regista?
L’unico consiglio che posso dare è lo stesso che rivolgo sempre a me stesso: trovare uno stile personale, che ti possa distinguere dagli altri. E’ un percorso lungo e difficile ed io spero di essere sulla strada giusta.
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Karen Fantasia: Lo Swing come Attitudine
Nel video: Karen Fantasia partecipa a I Charleston Roma
Luna Tira l’Arte ha intervistato Karen Fantasia, ballerina , coreografa e insegnante che spazia dalla danza contemporanea allo Swing. Karen ha risposto alle nostre domande raccontandoci di come ha iniziato a danzare, dei suoi progetti e della sua predilezione per lo Swing, un genere e un movimento in crescita anche a Latina con il ballo Lindy Hop.

In molti ti conoscono come ballerina e insegnante legata al mondo dello Swing, ma dietro c’è molto altro. Come hai iniziato? Qual è stata la tua formazione?
Ho iniziato a ballare all’età di 3 anni, quando la mia iperattività in casa era diventata intollerante per mia madre. Siamo stati fortunati perché non ho più smesso. Ho ballato tantissima danza classica (che ancora oggi è il pane quotidiano del mio studio di ballerina) e ho cominciato molto giovane a lavorare come ballerina contemporanea e successivamente anche come maestra. Tutto questo non solo si affianca , ma si associa perfettamente allo swing, senza che le due cose vengano trattate diversamente.
Quand’è che hai iniziato a ballare Swing? E perché te ne sei innamorata? Cosa ti permette di comunicare questo linguaggio?
Lo swing è arrivato circa sei anni fa, per puro caso. A casa mia si è sempre ascoltato il jazz, per cui quando ho scoperto che lo si poteva ballare in quel modo originale e tremendamente divertente ho cominciato ad appassionarmi. Ho approcciato inizialmente al Lindy Hop e successivamente al Charleston e al Jazz solo. Da poco mi cimento anche nel Tip Tap e nello Shag. Non si smette mai di imparare!
Tu insegni che alla base dello swing c’è una vera e propria attitudine. Qual è secondo te il valore aggiunto di questo genere, che abbraccia la musica oltre al ballo?
Il valore aggiunto dello swing sta nella musica e nella sua storia. Questo genere musicale si porta dietro lunghissimi anni di racconti rivoluzionari, di uomini e donne incredibili in un’epoca controversa e insidiosa. Lo swing contiene tutto, dall’euforia dei brani scatenati delle grandi orchestre, al malinconico e flemmatico blues.
Oltre ad essere una ballerina sei anche un’insegnante. Dove possiamo trovarti a Latina? Ti va di parlarci dei tuoi corsi?
Uno dei miei obiettivi per i prossimi anni è far crescere le comunità swing in Italia e un domani, perché no, nel mondo. A Latina c’erano dei curiosi che qualche volta si erano affacciati alle serate e ai concerti romani. Quando Valentina Zagami direttrice del Balletto di Latina mi ha proposto di cominciare un corso nel suo centro non avrei scommesso un centesimo! Oggi siamo cresciuti tantissimo e tutti i martedì sia principianti che ballerini più esperti si incontrano per studiare, imparare e divertirsi.
Sto notando che le serate di swing stanno aumentando, le grandi città dedicano locali e spazi a questo genere, che sta godendo di una crescente attenzione. Come ti sembra che stia reagendo una città come Latina? Si è creata una community di lindy hoppers intorno ai tuoi corsi?
I ballerini di Latina, altresì nominati come Latina Lindy Hoppers, sono tantissimi. Ad oggi le serate più vicine e allettanti sono quelle romane, ma stiamo progettando di avere almeno una serata al mese a Latina! Arriveranno prestissimo delle news!

Karen Fantasia, Francesco Ciani e i lindy hoppers di Latina
Com’è insegnare nelle scuole di ballo una danza che nasce come improvvisazione? Quali accorgimenti usi per trasmettere questo linguaggio a gente che non ne condivide il background culturale?
Ballare lo swing significa prima di tutto entrare dentro la sua filosofia, e rilassarsi nella musica. La maggior parte delle persone che inizia a ballare swing lo fa per distrarsi dalla routine quotidiana, o solo per muoversi un po’… alla fine si trovano tutti invorticati in un mondo bellissimo che rievoca le atmosfere di un passato che seppur lontano rivive fortissimo ancora oggi. Per me insegnare la danza è come rieducare ogni giorno le persone di ogni età a vivere con naturalezza la propria gestualità; ballare è la cosa più naturale del mondo, d’altronde.
Tu fai parte del collettivo Swing Circus. Come è nata questa collaborazione e cosa avete realizzato insieme?
Swing Circus è nato qualche anno fa da un’idea di un collettivo di cui faceva parte una giovanissima e completamente inconsapevole Me, Diana Florindi, Fabrizia Ferrazzoli e Lucio Ughi. Pur mantenendo ognuno un suo ruolo, l’idea comune era quella di creare un collettivo che realizzasse feste ed eventi a tema swing, oltre a insegnare il Lindy Hop per diffondere il ballo. Ad oggi del collettivo Swing Circus fanno parte, oltre me e Diana, anche Francesco Ciani e Roberto Alaia.

Karen Fantasia e Francesco Ciani
C’è un artista che ti ha ispirato? Un ballerino o una ballerina che ammiri in modo particolare?
Sono tantissimi i ballerini che mi ispirano ogni giorno, soprattutto quelli che incontro casualmente nei festival o negli eventi e che mi colpiscono per una qualità di movimento, o per lo stile che hanno quando danzano. Ma più di tutti i miei ispiratori sono i grandi musicisti che hanno fatto storia; Alcuni nomi, solo per citarli, Oscar Peterson, Tony Scott, Miles Davis … basterà ascoltare alcuni loro memorabili brani per capire perché.
Qual è la canzone swing che ami di più? Quella su cui balleresti per ore mettendola sempre in repeat?
Fats Waller – ‘Taint nobody business if I do
Cosa diresti ad una persona che vorrebbe avvicinarsi a questo mondo ma non sa da dove iniziare?
Chi vuole iniziare a ballare deve solo cominciare a farlo. Seguire dei corsi è sicuramente alla base del percorso, ma consiglio vivamente a tutti di cominciare subito a frequentare serate, festival ed eventi, anche fuori dall’Italia , per conoscere questa meravigliosa comunità swing. Lo swing si balla in tutto il mondo!
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Dove possiamo trovarti, sia in veste di ballerina che di insegnante?
Per ora sono sempre in giro. Insegno lo swing regolarmente a Roma presso il centro professionale per le arti e lo spettacolo Opificio, dove insegno anche contemporaneo ed è la mia “casa” artistica. In zona Conca D’oro per il centro multidisciplinare Insieme Per Fare. A Latina sono presente tutti i martedì presso il Balletto di Latina, che oltre allo Swing mi ha dato la possibilità di iniziare un progetto coreografico con la scuola, insieme ad altri due coreografi internazionali.
E poi in giro per l’Italia con tanti progetti… a Napoli, Sorrento , Brindisi, Reggio Emilia, Perugia, Grosseto. Non solo con lo swing ma anche con la danza contemporanea. A proposito di questo, sarò al teatro Furio Camillo a Febbraio con la compagnia Reverso Dance Company, con lo spettacolo Spazio Vuoto che mi vede anche in veste di coreografa insieme ad Alessandro Pustizzi, e con la regia di Diana Florindi.
Per maggiori informazioni:
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Elisa Rossi e Rebel Jazz 4tet: Musica di R-Esistenza
Luna Notizie ha intervistato Elisa Rossi, cantante Jazz di Latina e docente del Centro di Ricerca e Formazione Vocale Nuda Voce.
Tra le varie formazioni di Elisa spicca RebelJazz 4tet, un quartetto jazz che ripercorre i 4 secoli di razzismo e schiavitù del popolo afroamericano. Oltre ad Elisa alla voce, la formazione vede Gabriele Manzi al Pianoforte, Flavio Bertipaglia al contrabbasso e Marco Malagola alla batteria, accompagnati dalle voci narranti Emanuele Accapezzato e Valeria Scisciò.
L’obiettivo del progetto è rielaborare ed esprimere l’importanza e il valore della libertà attraverso la musica, che parte dai confini statunitensi e diventa grido di riscatto per l’umanità intera.
Elisa si è lasciata intervistare mostrandoci da vicino il grande universo del jazz, genere musicale dalle mille sfaccettature che ha segnato un’epoca e di cui si sente parlare forse troppo poco.
Il jazz è un mondo molto vasto, racchiude decenni di identità e idee musicali in una sola parola. Ma se dovessi spiegarlo in breve a chi non è pratico del settore, come lo descriveresti?
La risposta è molto complessa e articolata. Innanzitutto c’è da tener conto che le evoluzioni di un linguaggio estremamente vitale come il jazz si dipanano tra ben 4 secoli di storia, nella quale affondano le più profonde radici di una musica mutevole e interagente, capace di rinnovarsi nel tempo pur conservando accuratamente le sue tradizioni e memorie.
La musica afroamericana è legata indissolubilmente ad una estenuante lotta in nome di una libertà che tardò a sopraggiungere, è cresciuta in un contesto di forte oppressione e discriminazione razziale, di repentini e difficili cambiamenti sociali, sviluppando contestualmente una forte tenacia e capacità di adattamento, superando limiti e contraddizioni del proprio tempo. Fu un tramite indispensabile per comunicare e socializzare, per evadere da una quotidianità opprimente, per sognare e fuggire, veicolare ribellioni, per rivendicare un naturale bisogno di amore e riconoscimento, esprimere un dolore: anche il jazz è stato testimone di questa realtà ed è riuscito a suo modo a superare le barriere del colore e della diversità, ad affrontare anche politicamente tematiche sociali o esistenziali, a giocare con le forme e le regole sintattico-musicali, generando nuovi stili e idee innovative di eccezionale valore artistico. E’ mezzo comunicativo, azione politica e forma d’arte. Le qualità intrinseche della materia musicale sono state messe in risalto da questa tradizione musicale e portate al massimo del loro potenziale.
Il jazz ha saputo conquistare il mondo con la sua energia travolgente e il suo estro creativo, persevera nel tempo permettendo grandi momenti di condivisione e contaminazione culturale, ha elevato il ruolo dell’improvvisazione ed il suo valore attraverso la ricerca costante della più sublime libertà espressiva. I musicisti jazz ritrovano nell’improvvisazione e nella propria ricerca timbrica e sonora, modi sempre diversi e unici per rappresentare se stessi all’interno di un dato contesto sociale in cui sono immersi ed al contempo ritrovano nuove dimensioni per connettersi e relazionarsi agli altri.
A mio avviso il jazz può essere considerato un grande esempio di rivoluzionaria espressività attraverso cui far emergere il valore stesso della libertà, della propria identità e unicità (non solo musicale), senza perdere di vista il valore stesso della condivisione e della socialità .
Il tuo progetto RebelJazz 4et ha il proposito molto ambizioso – e lodevole – di mettere in luce l’aspetto legato ai diritti civili degli afro-americani e alla loro identità. Ti va di parlarne?
Il nostro intento è di dare voce a testimonianze musicali, permettendo all’ascoltatore di calarsi, se vuole, in sentieri dolorosi, ma anche di attraversare e godere dell’energia travolgente e dell’estro creativo insito nello spirito di questa musica. E’ così che abbiamo cercato di presentare alcuni dei più significativi brani/testimonianze di questo percorso, “cronache di una r-esistenza” coraggiosa che tracciando in maniera più o meno diretta storie di deportazione e schiavitù, segregazione e battaglie per i diritti civili, desideri e speranze non sempre infrante.
Abbiamo rielaborato musicalmente alcuni spiritual tratti dai canti di dolore o direttamente dalle folksong associate all’Underground Railroad, come Follow the drinking gourd, una sorta di mappa per indicare i percorsi da seguire ed aiutare gli schiavi a fuggire, raggiungendo i territori del nord per ottenere la libertà.
Nel repertorio non mancano brani più moderni e scritti da musicisti molto impegnati politicamente, come Max Roach, Abbey Lincoln e Nina Simone con la celebre Mississippi Goddam, celebre inno dei movimenti per i diritti civili il cui testo ci riporta alla marcia su Selma e ad alcuni tragici attentati ad opera del Ku Kux Clann. Mentre le folksong hanno subito arrangiamenti più elaborati dalle sonorità più moderne, questi ultimi sono stati mantenuti volutamente più in linea con l’originale.
Non poteva infine mancare la splendida e straziante poesia di Abel Meeropol che ha dato vita al brano musicale Strange Fruit, reso celebre nel ’39 dalla voce meravigliosa di Billie Hiliday, un brano che denuncerà il dramma el’orrore dei linciaggi. Per rendere intellegibile a tutti il significato di questo testo abbiamo intrecciato alla voce cantata una parte recitata, estendendo poi questa logica a tutto il repertorio. Il risultato finale è un “concept-concert” jazz emozionante, impreziosito dall’intervento di voci narranti con un intreccio originale tra cinema, poesia e jazz.
E per quanto riguarda la poesia, oltre la musica? C’è qualche poeta o pensatore afro-americano a cui sei legata e che ti senti di consigliare?
Sicuramente i testi di Amiri Baraka tra cui Il Popolo del Blues: Sociologia degli afroamericani attraverso il jazz, ma anche il libro di Colson Whitehead La Ferrovia Sotterranea, che racconta in forma romanzata la storia dell’Underground Railroad, e infine Toni Morrison scrittrice formidabile a cui mi sto accostando di recente.
Come reagisce il pubblico quando sali sul palco? Quale è la reazione dell’ascoltatore medio che si trova davanti, ad esempio, una big band che esegue classici del jazz? Oh Dio, non saprei, dovreste chiederlo a loro, sicuramente con l’orchestra c’è più leggerezza e una risposta più ilare, mentre Rebel Jazz piace molto, ma lascia anche un po’ impietriti. Gli argomenti richiedono uno sforzo emotivo e culturale, anche se si possono ascoltare comunque con un po’ di sano distacco, soprattutto se il concerto è esclusivamente musicale.
Cosa ne pensi del nuovo panorama jazz? Ci sono musicisti contemporanei che ti piacciono per le loro evoluzioni e contaminazioni?
Il livello ormai è altissimo, pieno di giovani talentuosi, nonostante il pubblico resti ancora un po’ over. Un musicista contemporaneo che mi piace moltissimo, ipercontaminato, è il pianista e compositore armeno Tigran Hamasyan, la cantante Jazzmeia Horn e la mitica Rachelle Ferrell.
So che stai preparando anche un progetto che tratterà la canzone nella storia del cinema… ti va di anticiparci qualcosa?
Si, anche se questo è un progetto in via di realizzazione e più didattico. Coinvolge in particolare i miei allievi che si esibiranno dal vivo con me e con una band di professionisti in uno spettacolo dal vivo incentrato su un unico tema: la Canzone nel Cinema. Protagoniste le colonne sonore tratte dai più noti film, da Quentin Tarantino ai capolavori di Ennio Morricone, dal cinema muto a Il Cantante di Jazz (1927), primo film che segna la nascita dell’era del cinema sonoro, passando per i film che celebrano il Musical di Broadway. Insomma non mancherà di spaziare nei più disparati generi e stili musicali, e sarà per loro una palestra non indifferente.
Andiamo alle origini. Come hai iniziato il tuo percorso artistico? Quali sono i ricordi delle tue prime esibizioni live?
Ho sempre fatto musica ma senza credere molto nella possibilità di farlo anche come lavoro, poi nel 2004 a seguito di una meravigliosa esperienza ad Umbria Jazz con i Clinics ho preso in considerazione la possibilità di prendere sul serio i miei studi e la mia passione. Sono entrata al Conservatorio di Frosinone e ho iniziato le prime vere esperienze professionali, in particolare dal 2007 con il quartetto jazz Alice in Wonderland intensificando anno dopo anno le mie collaborazioni.
I primi ricordi live? Tanta paura ed emozione, molta adrenalina e sentimenti contrastanti con cui ho dovuto lottare e fare i conti, per resistere ed arrivare fino ad oggi. Tanta voglia di mollare e al contempo di andare avanti per crescere.
Voliamo un po’ con la fantasia: se dovessi scegliere tre grandi artisti jazz del passato con cui fare una collaborazione immaginaria, chi sceglieresti e perchè?
Mi farei un bel quintetto con Mingus, Art Blakey, Cecil Taylor e John Coltrane, mi accontento di poco.
Oltre che una talentuosa cantante, sei anche un’ottima insegnante di musica. Quale consiglio ti sentiresti di dare ad una giovane voce che ha intenzione di intraprendere un cammino nell’ambito del jazz?
Grazie per il complimento. Sicuramente direi di studiare teoria e lettura musicale, tecnica vocale, improvvisazione, pianoforte, composizione e arrangiamento, lo stile e la storia del jazz, le sue origini, cosa purtroppo affatto scontata. Quindi di prendere l’abitudine e il rischio di improvvisare e variare i brani cercando di tirare fuori qualcosa di personale e possibilmente nuovo. Non è una cosa semplice ma merita quanto meno di provarci, di impegnarsi affinché si possa evitare di cadere in una facile trappola: fare del jazz, musica estremamente creativa, con l’atteggiamento di chi fa cover. Insomma studiare tanto e sempre, della serie “Più so, più so di non sapere”.
Hai prossimi concerti in programma, nuovi progetti o seminari di canto in preparazione? Dove potremo ascoltarti nel prossimo futuro?
Si, Il 19 luglio saremo in concerto con la Jazz Combo del Maestro Nando Martella ospiti di Ecosuoni, mentre il 27 luglio cena-concerto presso l’azienda Ganci a Latina con Mina in Jazz accompagnata da Vincenzo Bianchi al pianoforte, Flavio Bertipaglia al contrabbasso e Marco Malagola alla Batteria.
Poi mi si può ascoltare nell’album dei Namata-Shining summer dream, dove ho contribuito su tre brani con l’ arrangiamento vocale dei cori. Per la didattica stiamo lavorando su nuovi seminari con i nostri collaboratori esterni, tra cui abbiamo l’onore di avere Elisabetta Antonini come supporto didattico per la preparazione delle ammissioni ai conservatori, e infine un progetto Crowdfounding per il finanziamento del primo Centro di Ricerca e Documentazione sulla Vocalità Artistica a Latina, inserito all’interno del Centro di Formazione Vocale Nuda Voce. Quindi ad Agosto meritatissime vacanze(!) prima di rientrare a settembre con l’inizio dei corsi di Canto e Voce.
Per maggiori informazioni:
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Opera: la Diversità Musicale come Punto di Forza
Luna Tira l’Arte intervista gli Opera, giovane gruppo della provincia di Latina che ha appena esordito con il primo singolo “Atlantide”.
Gli Opera sono una formazione composta da quattro elementi molto eterogenei: tre voci, chitarra, tastiera, percussioni e violoncello. Il gruppo attinge da tanti generi ispirandosi al rap, al rock ed alla musica elettronica, pur mantenendo una componente intima e profonda che si ravvisa nel significato dei loro testi.
Gli Opera, entusiasti ed emozionati per la pubblicazione del loro video, si sono lasciati intervistare da Luna Notizie, parlando della loro arte e dei loro nuovi progetti.

Perchè avete scelto “Opera” come nome del vostro gruppo? Cosa significa precisamente “Opera” per voi?
Francesco – Opera è stato pensato nel suo significato più profondo: quello di “mettersi all’opera” per creare qualcosa che possa coinvolgere più persone possibili, per arrivare ad un obiettivo comune sperando di trovare il consenso del pubblico.
E’ appena uscito “Atlantide”, il vostro primo video. Di cosa parla questo brano? Cosa vi aspettate da questo singolo?
Francesco – Il video è nato da un’intuizione di Stefano Ferrara ed è stato finanziato da Costruttori di Sogni Viaggi. E’ stato girato a bordo di una nave da crociera italiana, Costa Diadema, e la regia è stata affidata a Simone Finotti, che ha girato anche “Ostia Lido” di J-Ax.
Alessia – Il video nasce per raccontare la passione per la musica e per i viaggi: una condivisione che porta alla nascita di una storia d’amore durante un viaggio sul mare.
Francesco – Il brano parla di due persone che vivono una storia d’amore. Ognuno invita l’altro alla conoscenza di se’. Atlantide rappresenta qui tutte le emozioni nascoste dentro noi stessi, con la naturale paura di portarle allo scoperto.
Avete un album in cantiere, o prossimi singoli in uscita?
Ludovica – Non abbiamo ancora un album nei nostri piani, ma stiamo lavorando a tanti nuovi singoli anche in vista del nostro concerto il 26 Luglio al Sottoscala di Latina.
Francesco – Abbiamo già scritto 5 brani e stiamo lavorando su altri pezzi. Uno sarà in inglese e sarà in linea con ciò che succede oggi riguardo all’ambiente. Diamo una visione di ciò che nei prossimi anni potrebbe diventare il nostro pianeta: una visione apocalittica dove gli esseri umani sono costretti ad abbandonare la Terra.
Un altro inedito, invece, sarà dedicato alla vita, al cercare di viverla al massimo senza farsi troppe domande. Se in quello precedente utilizzeremo la lingua inglese, questo sarà cantato in spagnolo.
La vostra musica è molto raffinata, gioca sulle armonizzazioni delle voci e su sonorità ricercate. Perchè questa scelta? Credete che vada controtendenza al trend imperante che vede i giovani musicisti impegnati in generi come Trap o Indie?
Ludovica – Secondo noi la musica non segue mai una tendenza precisa. Una tendenza si genera quando tante persone cercano di copiare un certo tipo di musica. Facendo ciò, però, si rischia di lasciare indietro tante idee personali e soggettive. Noi seguiamo una nostra personale linea proprio per evitare che questo accada. E’ importante per noi non perdere idee ed ispirazioni.

Cosa ne pensate della scena musicale odierna? Quali artisti vi colpiscono e vi ispirano maggiormente?
Alessia – Non ci sentiamo di dare un giudizio sulla scena musicale di oggi. In realtà siamo ispirati da tanti generi: Opera rappresenta una fusione di rock, pop, rap e musica elettronica.
Come funziona il vostro processo creativo? Come nascono i vostri brani? Chi li scrive e chi li mette in musica? Da dove traete ispirazione?
Francesco – I nostri pezzi nascono nel caos di tutti i giorni. Le nostre idee prendono vita nei momenti meno opportuni: di notte o mentre stiamo discutendo di tutt’altro. Tanti nostri inediti sono stati scritti durante le nostre cene a casa di Paola, la nostra manager. L’ispirazione per me arriva in modo improvviso: butto giù qualche nota con la chitarra, e se al gruppo piace iniziamo a lavorarci insieme. Per quanto riguarda i testi, le parole partono da me ma poi vengono riviste e corrette insieme. Scriviamo insieme anche i ritornelli: Alessia ad esempio ha scritto quello di “Atlantide”, Ludovica ha scritto il bridge di “Ma Come Fai”.
Ludovica – Ho scritto anche la strofa rap in “Atlantide”: è uscita fuori facilmente perché rappresentava una serie di pensieri che avrei voluto dire ad una persona ma non ho mai avuto l’opportunità di esternare.
Francesco – Quando, invece, ci vediamo per scrivere insieme musica e parole, partiamo da un’idea prestabilita e ci diamo un filo conduttore. Filo che spesso finiamo per perdere perché ci piace perderci in altre strade!
Viviamo in un periodo che, per molti versi e magari anche per l’influenza dei social, predilige l’individualismo. Ad oggi, infatti, ci sono un sacco di artisti solisti, e voi vi distinguete senza dubbio per essere un gruppo. Quali sono secondo voi i punti di forza di un gruppo rispetto ad un artista solista?
Alessia – Diciamo che il nostro punto di forza è quello che per molti altri gruppi è uno svantaggio: avere tante idee contrastanti. La nostra diversità, però, non fa che consolidare la nostra identità come gruppo, perché in un modo o nell’altro riusciamo sempre a fondere le nostre idee in modo costruttivo.
Quale è stata la vostra prima esibizione come Opera?
Riccardo – E’ stata al Lazio Pride di Frosinone lo scorso 22 Giugno: un live coinvolgente con un ottimo riscontro di pubblico, che ha reagito bene e ci ha chiesto il repertorio per ben due volte. Insomma, ci siamo divertiti ed abbiamo fatto divertire.
Francesco – Avevamo paura di non riuscire a conquistare il pubblico del Lazio Pride: è una festa in cui la gente vuole divertirsi e ballare, e forse il nostro repertorio è un po’ distante da una dimensione di puro divertimento. La gente, però, si è mostrata da subito positiva nei nostri confronti: è stato bellissimo per noi esserci esibiti davanti a tante persone che hanno urlato, cantato e ballato con noi!
Ora, invece, proiettiamoci nel futuro: come vi immaginate fra 10 anni?
Riccardo – Noi siamo molto sul pezzo, viviamo nel presente. Non pensiamo a quello che faremo fra 10 anni: è un periodo molto lungo per noi che siamo abituati a ragionare nel “qui ed ora”!
Cosa avete in programma per l’estate? Avete nuove date in vista?
Alessia – Il 26 Luglio canteremo a Latina al Sottoscala: ci stiamo preparando per questa data estiva a cui ne seguiranno altre. Per rimanere aggiornati seguiteci sui social, presto pubblicheremo un calendario!
Per maggiori informazioni:
www.facebook.com/opera-oxa
www.instagram.com/opera_oxa
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