SANITA'
Operativi al Goretti 8 nuovi posti di terapia intensiva, ora sono 202 i letti Covid-19 a Latina. Campagna: “Abbiamo anticipato il virus”
LATINA – Anche la neurochirurgia del Goretti diventa reparto Covid e da ieri ospita otto nuovi posti di terapia intensiva. E’ l’ultima novità nell’ospedale di Latina, dove dal giorno in cui è stato diagnosticato il primo paziente positivo (poi trasferito allo Spallanzani) è cominciata una prova estrema di duttilità della struttura e del personale con le Unità Operative sparite per fare posto a reparti nati per accogliere i pazienti infettati dal virus, seguiti da un team di professionisti di ogni branca. “Mi piace la metafora dei ragazzi al fronte durante la prima Guerra Mondiale: siamo stati tutti arruolati”, racconta il direttore dell’area medica Giuseppe Campagna primario internista (oggi senza reparto) e presidente della Fadoi (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti).
202 POSTI COVID AL GORETTI – “Un sistema estremamente elastico che si è adattato giorno per giorno alla situazione e alle contingenze seguendo tre principi: utilizzare una strategia di squadra, anticipare il virus e spogliarsi delle proprie individualità, mettendosi a disposizione totale della causa, nessuno escluso. Non sono mancati i momenti di sconforto, quando quello che era vero il giorno prima non era più valido il giorno successivo. Abbiamo riadattato la strategia ogni 24-36 ore in linea con il dato epidemiologico, anche il sabato e la domenica assistiti dal dg Casati e dal direttore sanitario aziendale Visconti, una squadra scesa in campo senza distinguo di ruoli, ma ce l’abbiamo fatta. E da qualche giorno l’epidemiologia ci è favorevole: oggi abbiamo 202 posti covid di cui 87 occupati da pazienti positivi in trattamento, 22 sospetti e 11 in isolamento. 89 letti sono liberi”, aggiunge.

LA RIVOLUZIONE PARTITA DAI PIANI ALTI – Latina insomma ha fatto scuola. Mentre nell’area di Roma ci sono Asl che stanno partendo in questi giorni, il Goretti ha anticipato il virus e mette a disposizione di altri colleghi le esperienze fatte: “Siamo partiti dai piani alti e in una mattinata, sostenuti dalla direttore sanitario di presidio Sergio Parrocchia e dalla Bed Manager Teresa Coluzzi, abbiamo liberato la geriatria nell’ala sinistra del sesto piano”. E’ stata la prima mossa. Qui oggi sono ospitati i sospetti sintomatici in attesa di tampone. Poi, a seguire, sullo stesso piano è stata riconvertita la neurologia nell’ala destra. La chirurgia invece dal quinto piano è scesa al primo scambiandosi con Medicina Interna che ora al penultimo ha 34 posti Covid. Quattordici letti sono stati realizzati nella neurochirurgia. Al quarto piano sono state “requisite” anche la Gastroenetrologia e la nefrologia nell’ala sinistra e l’ortopedia nell’ala destra. Al piano terra sono stati aumentati i posti di Malattie Infettive.
Un ulteriore passaggio è nella Rianimazione per aumentare i posti Covid nell’area diretta dal dottor Carmine Cosentino in cui ci sono i pazienti più gravi, quelli intubati, cinque ad oggi. Quarantuno pazienti invece sono in terapia intensiva o subintensiva ventilati con i caschi o con le mascherine, sostenuti da ossigeno ad alti o bassi flussi: ci sono pazienti anziani, ma anche giovani, in qualche caso ragazzi. Solo quando non si ha più bisogno dell’ossigeno si lascia il Goretti in dimissione protetta per proseguire il percorso.
TUTTI PER UNO– In questo ciclone che è stata la pandemia, tutto il personale sanitario e infermieristico si è riconvertito, “riciclato” per assistere i pazienti: “Subito la pneumologia è andata in sostegno delle malattie infettive che sono la specialità-guida e intorno a cui si è costituita la squadra che è andata progressivamente implementandosi e completandosi, nessuno escluso. Anche con diabetologi, endocrinologi, oculisti, fisiatri. Fatta eccezione per i reparti in cui si affrontano le malattie tempo-dipendenti (infarto e ictus, chirurgia d’urgenza) tutto il resto delle patologie no-covid è stato gestito fuori: all’Icot, presso la clinica San Marco, ma anche all’ ospedale di comunità di Sezze e presso ospedale di Terracina dove sono andati i pazienti critici. Al Goretti in una palazzina isolata c’è l’unica struttura covid free, l’oncoematologia dove da subito si sono effettuati tamponi a tutti i pazienti e al personale.
La corsa è finita? “No, deve proseguire e speriamo di arrivare a chiudere l’emergenza ai primi di maggio. I due ponti sono da temere”, conclude Campagna.
SANITA'
Pazienti oncologici, meno viaggi in ospedale e medicazioni con i Picc port: il report del Servizio Access Team dell’Ospedale Goretti
LATINA – La ASL Latina ha reso noti i dati del servizio Access Team dell’Ospedale Goretti dedicato ai pazienti oncologici che, per sottoporsi a chemioterapia, utilizzano i dispositivi per l’accesso venoso. Il passaggio ai PICC Port impiantati in 100 malati (al posto dei precedenti Picc), ha evitato in nove mesi – da settembre 2025 a maggio di quest’anno – 3.900 accessi ambulatoriali a pazienti oncologici. Si tratta – spiega l’azienda in una nota – di 975 ore di tempo infermieristico risparmiato con la conseguente riduzione del carico assistenziale e una maggiore disponibilità di tempo per attività assistenziali a più alto valore aggiunto; e di 119.601 euro di risparmio economico stimato per le casse pubbliche”.
Il Picc Port, a differenza del PICC tradizionale, non prevede una medicazione settimanale ma l’accesso in struttura sanitaria solo in caso di utilizzo con drastica riduzione dei viaggi verso l’ospedale da parte dei pazienti e netta riduzione dei costi anche a carico delle famiglie.
Il modello organizzativo, studiato e coordinato dal Prof. Fabio Ricci, Referente dell’Area Funzionale Interdipartimentale Rete Oncologica della Asl di Latina, ha consentito nel tempo di garantire continuità assistenziale, appropriatezza clinica e riduzione dei tempi di attesa, con standard procedurali consolidati. Un sistema che si è avvalso del contributo della Dott.ssa Lombardi, nell’organizzazione e nella gestione dei processi, e nella definizione e programmazione delle attività formative a sostegno dell’iniziativa.
“Questi dati straordinari testimoniano come la ASL di Latina sappia coniugare l’alta innovazione clinica con la sostenibilità economica, ma soprattutto con il volto umano della cura”, ha dichiarato la Direttrice Generale della ASL di Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli, che ha fortemente voluto questo progetto. “Evitare quasi quattromila viaggi in ospedale a persone che stanno affrontando il delicato percorso delle cure oncologiche significa essere concretamente al loro fianco e delle loro famiglie. Il merito di questo successo va a uno straordinario sforzo di squadra che vede la Direzione strategica, la formazione aziendale e le professioni sanitarie camminare insieme verso una sanità sempre più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini”.
SANITA'
Truck-salute della Asl di Latina, 550 esami eseguiti in sei tappe. A Bella Farnia visitati 105 braccianti agricoli indiani
LATINA – La campagna itinerante di prevenzione gratuita della ASL di Latina, che dal 25 al 30 maggio ha attraversato il territorio a bordo di un truck sanitario attrezzato, si chiude con un bilancio positivo: in sei giorni sono stati ben 550 gli screening e gli esami gratuiti effettuati dal personale delle UOSD “Prevenzione e Promozione della Salute” e “Coordinamento Screening”. Il mezzo ha fatto tappa a Maenza-Roccagorga il 25 e 26 maggio, a Pontinia il 27 maggio e a Sabaudia dal 28 al 30 maggio, il primo giorno in Piazza del Municipio e gli ultimi due nella frazione Bella Farnia.
“Un risultato straordinario che conferma l’efficacia del modello della Medicina di Iniziativa”, dicono in una nota dalla Asl di Latina. Una modalità che è servita a “intercettare e prendere in carico anche moltissime persone che, per ragioni logistiche, culturali o sociali, tendono solitamente a rinunciare alle cure o a non ricorrere alla sanità pubblica”. Come a Bella Farnia dove risiede la comunità di lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo pontino. “Dei 216 utenti totali dell’area di Sabaudia, ben 105 sono stati cittadini di nazionalità indiana (il 48% del totale), che si sono presentati al truck accanto a 111 cittadini italiani. Un risultato che dimostra come la prossimità fisica delle strutture e il superamento delle barriere linguistiche e logistiche possano abbattere l’isolamento, garantendo il diritto alla salute a tutti i livelli – dicono dalla Asl – Un risultato reso possibile anche dall’attività di diffusione della iniziativa anche in idiomi indiani, in virtù del lavoro di una mediatrice culturale in grado di parlare il Punjabi e comprendere l’Hindi e l’Urdu, assunta dalla Asl di Latina a marzo scorso proprio in ragione della folta presenza della comunità indiana nel territorio pontino”.
I cittadini hanno potuto usufruire gratuitamente di misurazioni di glicemia, colesterolo e pressione arteriosa, del calcolo dell’indice di massa corporea (BMI), oltre a un’attività di counseling incentrata sul contrasto ai fattori di rischio cardiovascolare e oncologico (fumo, alcol, sedentarietà e cattiva alimentazione). A questi vanno sommati gli screening oncologici, con l’esecuzione di 87 mammografie; 101 HPV/PAP Test e 71 esami per ricerca di sangue occulto nelle feci.
“La riuscita di questa complessa operazione di prevenzione e inclusione è il frutto del lavoro sinergico tra le articolazioni interne della ASL Latina – in particolare la UOSD “Prevenzione e Promozione della Salute”, la UOSD “Coordinamento Screening” e la UOSD “Migranti” – e il prezioso tessuto associativo del territorio”. Importante anche la collaborazione di “Save the Children” in stretta sinergia con la UOSD Migranti, che ha facilitato il contatto e l’orientamento della comunità straniera. Le volontarie dell’Andos odv Latina (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) hanno invece fornito ausilio nell’accoglienza dell’utenza e nell’accompagnamento ai percorsi di screening oncologici femminili.
SANITA'
Chirurgia Vascolare, primo congresso all’Icot di Latina
LATINA – Si terrà il 5 giugno nell’aula Faggiana del Centro Congressi dell’Icot di Latina, il primo congresso di chirurgia vascolare dal titolo “Chirurgia Vascolare, dall’Ambulatorio del medico di medicina generale alla sala operatoria”, dedicato ad approfondire e ad aggiornare su: arteriopatia carotidea asintomatica, aneurisma dell’aorta addominale e sulla diagnostica, terapia medica e chirurgica, e percorso multidisciplinare del paziente. La direzione scientifica è del dottor Mario Manno, l’organizzazione del dottor Giovanni Bertoletti.
“Tratterà – spiegano gli organizzatori – della patologia carotidea e dell’aneurisma dell’aorta addominale, andando a evidenziare non soltanto gli aspetti di tecnica chirurgica e le indicazioni chirurgiche, ma anche tutti quelli che sono gli aspetti anestesiologici, cardiologici, preoperatori e postoperatori, la valutazione del rischio cardiovascolare globale in questo tipo di pazienti, poiché l’intento della chirurgia vascolare dell’ICOT che nasce a ottobre del 2024 è quello di formare una chirurgia vascolare che lavori in costante collaborazione con i cardiologi, in modo da ottenere come risultato finale la gestione globale di tutte le malattie cardiovascolari, al fine di creare un’unità operativa che non sia più settorializzata, ma unità operativa per il trattamento delle malattie cardiovascolari a 360°. Pertanto saranno invitati e interverranno non soltanto i chirurghi vascolari, ma specialisti di varie branche che sono direttamente e quotidianamente interessati al trattamento delle patologie vascolari, quindi cardiologi, radiologi, diabetologi, ovviamente medici di medicina generale e chirurghi vascolari, quindi lo scopo finale è proprio questo: trasmettere tutte le nozioni più aggiornate su quello che è il trattamento globale di queste patologie, quindi la chirurgia della stenosi carotidea per il trattamento preventivo dell’ictus ischemico e la prevenzione dell’ aneurisma dell’ aorta addominale, la cui rottura porta inevitabilmente e fatalmente alla morte del paziente”.
Tra le novità: dalle 13:30 alle 14:00 si terrà un Workshop Live di Ecocolordoppler dei TSA e dell’aorta addominale, che tratterà della patologia carotidea e dell’aneurisma dell’aorta addominale.
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Clem Art
2 Aprile 2020 at 19:23
Dottor campagna ❤️
Alessandro Ciolfi
2 Aprile 2020 at 21:38
Speriamo non servano mai…
Valentina Astolfi
2 Aprile 2020 at 23:34
grazie ❤