di e con Angela Iantosca

Togliamo ai mafiosi il diritto di cittadinanza

Riflessioni a 25 anni dall'uccisione di Giovanni Falcone

 

Un quarto di secolo. Mi sembra ieri. Mi sembra di essere ancora lì, in quel momento in cui dalla tv appresi la notizia. Forse allora non capii appieno cosa era successo. Sentii la rabbia dei miei, il dolore, l’incredulità. E anche la paura. La paura di non sapere chi fosse il nemico, da chi guardarsi. Perché chi arriva ad osare tanto cosa è? Che persona è? E’ ancora definibile persona? Uomo, donna?

In questi giorni si parla tanto di immigrazione, di clandestini e ora dello scandalo del centro d’accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di quanto si può guadagnare sulla disperazione di chi arriva in Italia in cerca di un porto sicuro. E allora mi è venuto un pensiero. Perché ci si accanisce contro queste persone che fuggono dalla povertà, dalla morte, dalle guerre, dalla violenza? Perché si definiscono loro extracomunitari? Perché ci fa paura la lingua diversa, l’odore diverso, il colore della pelle diverso?

E perché non abbiamo lo stesso moto di rivolta, lo stesso “conato” contro chi nato in Italia, cresciuto in Italia, con la cittadinanza italiana vive al di fuori del nostro Stato, seguendo le leggi del proprio in cui non c’è onore, non c’è amore, non c’è fede, ma solo morte? Chi sono i veri stranieri? Gli “extracomunitari” o i mafiosi? Sono italiani quelli che ci fanno del male, uccidono bambini e donne, corrompono e guadagnano sulla corruzione, raggirano, interrano rifiuti tossici, provocano incendi dolosi, imbruttiscono una terra che fanno finta di amare, riducono alla fame gli stranieri, mettono sabbia nelle polpette delle mense scolastiche per risparmiare, rubano, minacciano, taglieggiano?

… Se avete qualche dubbio, guardate la macchina di Falcone, come è stata ridotta dopo quella esplosione del 23 maggio del 1992.

 

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