DI E CON ANGELA IANTOSCA

Senza scarpe

Ecco a chi chiudiamo le frontiere

LATINA – Non hanno scarpe e abbiamo paura di loro…

Hanno occhi smarriti, i corpi forti che non lasciano intravedere la stanchezza che comprendi davvero quando camminano, quando si addormentano dove possono. I bambini non piangono, già forti della loro dignità che qualcuno prova a rubargli…
Li ho visti sbarcare in Calabria in questi giorni, silenziosi, sospesi. Non lo sanno ciò che li attende o forse si, già consapevoli delle loro destinazioni finali che forse non riusciranno a raggiungere facilmente.
I loro piedi nudi toccano la ‘nostra’ terra. Vengono muniti di braccialetti colorati perché sia identificabile il loro stato di salute e poi scendono a gruppi: prima le donne incinta, i bambini… Ce n’è uno di un mese. Scendono scalzi. Vengono disinfettatati. All’uscita i loro piedi indossano ciabatte e qualcuno spilla alle loro magliette numeri per essere identificati. I minori già presenti al porto osservano silenziosi. Non ci sono parole di fronte a tutto questo. I volontari, laici e non, di tutte le etnie si adoperano, i mediatori interpretano. È Una macchina quella che vedo ormai abituata a tutto questo. Qualcuno mi dice che è routine, ma che quando arrivano dei cadaveri non ci si abitua mai. Mi raccontano anche che viene suonata la tromba quando scendono senza vita, come se quei migranti fossero dei militari a cui destinare l’ultimo saluto…
Ma Mentre il fiume scende da quelle navi, a volte senza le proprie gambe, a volte con ferite gravi, a volte senza più vita, lontano da lì le frontiere si chiudono, i ‘potenti’, sempre più indifferenti e scollati dalla realtà, si fanno la guerra e dicono no a questo flusso inarrestabile…
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