ATTUALITA'
Latina 86, l’omelia del vescovo: “Molti cittadini sembrano ospiti di passaggio”
LATINA – Il compleanno di Latina è anche l’Anniversario della dedicazione della Cattedrale di San Marco per questo il vescovo Mariano Crociata ha celebrato oggi pomeriggio la Messa solenne. Alla presenza delle autorità cittadine, Crociata ha voluto rivolgere un richiamo ai suoi cittadini sottolineando che “senza superficiali generalizzazioni, non è difficile incontrare persone che vivono la nostra città come residenti temporanei, quasi ospiti di passaggio” e che “ciò che sembra mancare è la volontà di abbracciare questa città come comunità del proprio presente e del proprio futuro, come luogo – non solo concreto ma anche simbolico – di investimento dei propri sogni e dei propri progetti”.
SEGUE IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA –
Cari fratelli e sorelle,
dalla fondazione, città e cattedrale di Latina si accompagnano richiamando l’una all’altra il senso e la responsabilità di essere compiutamente comunità civile e comunità ecclesiale. Alla verifica annuale è facile trovarsi, per qualche verso, l’una e l’altra in difetto e inadempienti. Non è un caso né una formalità se, da credenti, torniamo a iniziare le nostre celebrazioni, come anche stasera, con un atto penitenziale. È un segno, anche per noi, che le celebrazioni anniversarie non sono mai vere se non sono anche occasione di riflessione, di bilancio e di rilancio.
Pur volendo mantenere questo doppio registro, imposto dalla ricorrenza, di cattedrale e di città, non posso fare a meno di prendere spunto dal significato della chiesa cattedrale di cui celebriamo l’anniversario della dedicazione. Essa è il simbolo dell’assemblea dei credenti, della comunità ecclesiale che svolge la sua vita secondo un ritmo che è quello del respiro e del cuore, in una alternanza regolare tra convocazione e dispersione. Le nostre assemblee liturgiche, e questa più di altre, sono convocazioni il cui ultimo promotore è il Signore stesso, che ci raccoglie attorno a sé per edificarci come suo corpo umano, sociale e storico. Proprio in quanto corpo di Cristo edificato in Lui, siamo mandati, e come dispersi, nelle nostre case e nelle nostre occupazioni quotidiane per realizzare lì quella identità e quella appartenenza che rende culto a Dio, non più solo nei riti ma nelle condizioni comuni dell’esistenza di tutti. La caratteristica fondamentale del nostro essere credenti è, dunque, l’appartenenza alla Chiesa e, per essa, a Cristo stesso. Senza questa appartenenza la nostra identità si dissolve.
Con questo senso del nostro essere Chiesa, insieme ai parroci e ai preti di Latina abbiamo accennato a una riflessione sull’identità socio-culturale e civile dell’intera comunità cittadina e ciò che è emerso chiede una considerazione attenta che qui possiamo solo avviare. Senza superficiali generalizzazioni, non è difficile incontrare persone che vivono la nostra città come residenti temporanei, quasi ospiti di passaggio, non raramente in modo consapevole e intenzionale. Non dobbiamo qui fare i sociologi, ma è comune la constatazione che una quota significativa della nostra gente si è insediata o, anche oggi, sceglie di abitare nella nostra città in funzione di un lavoro svolto altrove o di altre analoghe convenienze. Del resto, fin dalle origini l’opportunità di un lavoro, qui o nelle vicinanze, è stata per i più la motivazione portante per decidere di stabilirsi qui da noi. Nel grande andirivieni non è mancato chi è poi tornato da dove era venuto o si è adattato a rimanere senza averlo veramente previsto e scelto fin dall’inizio, come un effetto fortuito del caso.
Qualcuno potrà osservare che cose simili succedono in chissà quanti altri posti. Il punto per noi, tuttavia, è un altro, e cioè se la nostra è una città dove si può venire per scelta; o, meglio, se noi che la abitiamo oggi, l’abbiamo scelta, la sentiamo nostra e perché. Il punto delicato è il senso di appartenenza a questa nostra città, il grado di attaccamento ad essa e il sano orgoglio di farne parte. Si ha l’impressione, in molti casi, che la vera patria e il luogo del cuore sono quelli da cui siamo venuti o da cui sono venuti i nostri, o dove spesso vivono ancora membri della famiglia e della parentela. Non poche forme di aggregazioni conservano il carattere regionale delle origini, un fenomeno che è allo stesso tempo positivo ma sintomatico di una nostalgia per un altrove rispetto a questo luogo e a questo tempo. Tutto ciò ha una sua legittimità e anche un suo valore. Ciò che sembra mancare, invece, è la volontà di abbracciare questa città come comunità del proprio presente e del proprio futuro, come luogo – non solo concreto ma anche simbolico – di investimento dei propri sogni e dei propri progetti.
Per compiere un tale investimento di sé, c’è chi si chiede se ne valga la pena, se cioè una città come la nostra presenti qualche motivo convincente per una tale scelta, se abbia un volto e una identità in cui riconoscersi e da abbracciare. Non sarebbe difficile ricostruire un elenco di pregi e difetti, di aspetti positivi e negativi, promettenti e deludenti, per rispondere a tale richiesta. Tuttavia nessun elenco avrebbe l’effetto di convincere in un senso o in un altro se non si compie una scelta previa, che è non tanto di opportunità o di preferenza, ma è prima ancora una scelta umana e morale, una scelta di volontà: non l’aspirazione o l’aspettativa di trovare già realizzata la propria città ideale, ma la volontà di costruire insieme la città per noi, la nostra città. Non so come sia stato per il passato, ma oggi sembra che manchi questa volontà in molti, per i quali la città diventa una opportunità da sfruttare, un luogo di passaggio da cui trarre i vantaggi possibili, ma senza prendersene mai cura. È come se uno volesse vivere in albergo e non abitare una propria casa: non avrà mai cura dell’appartamento dell’albergo come della propria casa.
Scegliere, dunque: non solo di risiedere in questa città, ma di volerla fare propria e renderla migliore con il proprio coinvolgimento e impegno. Questa è la posta in gioco.
La prima condizione è accettarne le origini, la storia, la composizione, la conformazione; bisogna riconciliarsi con essa, con la sua varietà di presenze e di provenienze. Riconciliarsi non vuole dire accettare ciò che non è andato o non va bene, e nemmeno rassegnarsi ai suoi aspetti deteriori; significa prendere atto che ci sono anche questi aspetti e chiedersi che cosa fare per rimuoverli e trasformarli, oltre che rafforzarne gli aspetti positivi. Per fare l’esempio più eclatante, quello delle misure repressive intraprese in questi anni dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, non si può solo aspettare che queste facciano il loro lavoro perché le cose si mettano a posto, poiché la parte più importante tocca alla società civile, e consiste nella rimozione dal corpo sociale di ogni forma di indulgenza verso l’illegalità, verso la corruzione o anche solo verso le omissioni nel proprio lavoro e nell’adempimento del proprio dovere. La parte più importante nella ricostruzione di una comunità umana è compito della coscienza morale comune e dei valori condivisi da rafforzare e praticare. Ognuno è chiamato a farlo nella maniera che gli è più propria e con quanti sceglie come compagni di viaggio.
Bisogna, ancora, che siano superati i confini, o peggio i conflitti, dei gruppi di interesse, ideale, culturale e materiale, per trovare un terreno comune tra tutti. Questo vale anche per noi credenti, che non vogliamo costruire una città a nostra immagine, ma contribuire a plasmare la città di tutti dando il nostro contributo e portando la peculiarità della tradizione cristiana e della fede cattolica con il suo patrimonio di dottrina sociale. In modo particolare dovremmo dare un segno della capacità di fare unità oltre le diversità. Senza cancellare le differenze e le peculiarità di ciascuno o dei singoli gruppi o comunità, ci sono dei momenti e degli obiettivi che chiedono la partecipazione e lo sforzo di tutti. In quel momento e su quel punto bisogna diventare capaci di superare le particolarità e ritrovarsi come un corpo unico. A questo in fondo ci invitano le letture che abbiamo ascoltato, specialmente quando ci dicono, come fa san Paolo, di stare attenti a come costruiamo il tempio di Dio, perché il suo fondamento è uno solo, Gesù Cristo. L’unità in Lui e attorno a Lui viene prima di ogni altra cosa.
Un ultimo punto, su cui riflettere e lavorare, è l’esigenza di individuare grandi obiettivi comuni, che rispondano alle attese e ai bisogni della popolazione e del territorio, e mobilitare attorno ad essi le forze e le aggregazioni. Accanto all’impegno per il lavoro quotidiano e per i servizi essenziali di una comunità, soltanto grandi obiettivi mobilitanti e unificanti potranno contribuire efficacemente a costruire a poco a poco l’identità di questa città, di cui individuare vocazione e potenzialità. Ma per far questo c’è bisogno di visione e di competenza. Aiutiamoci ad acquisirle e a coltivarle. Aiutiamoci tutti a sognare insieme e ad agire uniti.
ATTUALITA'
Fislas Latina premia gli studenti meritevoli, ieri la cerimonia a Sabaudia
Rinnovato anche quest’anno l’impegno di Fislas di Latina, ente bilaterale costituito dalle principali organizzazioni agricole e sindacali della provincia, a sostegno della formazione e delle famiglie dei lavoratori del comparto agricolo. Sono 225 le pratiche relative alle borse di studio consegnate nella XVII edizione, per un importo complessivo di 113.200 euro. Un investimento che conferma la volontà del Fondo di sostenere i percorsi scolastici e universitari dei lavoratori agricoli e dei loro figli, riconoscendone l’impegno e i risultati raggiunti. La cerimonia si è svolta ieri venerdì 23 ottobre presso l’Hotel Oasi di Kufra di Sabaudia, alla presenza degli studenti premiati, delle loro famiglie, del presidente di Fislas Latina Mauro D’Arcangeli e dei rappresentanti delle organizzazioni che costituiscono il Fondo: Confagricoltura, Coldiretti, CIA, FLAI-CGIL, FAI-CISL e UILA-UIL.
Nel dettaglio, 112 borse di studio riguardano studenti delle scuole medie inferiori, 84 sono destinate alle scuole medie superiori e 29 riguardano i percorsi universitari. È stato inoltre previsto un bonus aggiuntivo per il settore agricolo, legato al conseguimento della laurea.Un dato particolarmente significativo riguarda la composizione dei beneficiari: 124 delle 225 pratiche, pari al 55,1% del totale, sono state presentate da lavoratori stranieri. Un numero che racconta anche il ruolo della manodopera di origine straniera nel comparto agricolo pontino e il valore di strumenti di sostegno capaci di raggiungere famiglie con storie e provenienze differenti.
Abbiamo ascoltato anche i ragazzi che hanno ricevuto la borsa di studio e l’emozione dei genitori . Abbiamo ascoltato Gabriele, Mario e i loro genitori.
“Diciassette edizioni – ha affermato Mauro D’Arcangeli, presidente di Fislas Latina – non rappresentano soltanto la continuità di un’iniziativa. Questa cerimonia è diventata negli anni parte della storia del nostro ente, ma anche un appuntamento che, attraverso i ragazzi e le loro famiglie, racconta il territorio in cui viviamo. Ogni anno incontriamo nuove generazioni, nuove aspirazioni, storie familiari e percorsi di studio differenti. È un’occasione per riconoscere il merito, certamente, ma anche per osservare da vicino una realtà che cambia. In questo senso, le borse di studio hanno un valore che va oltre il contributo economico: ci permettono di mantenere un legame diretto con le famiglie dei lavoratori agricoli e con il futuro che stanno costruendo”.
D’Arcangeli prosegue poi commentando i numeri di questa edizione che, secondo il presidente di Fislas Latina “dicono qualcosa di estremamente importante: più della metà delle domande arriva da lavoratori provenienti da altri Paesi. È un dato che non possiamo leggere soltanto come una percentuale, perché dietro ci sono persone, famiglie, figli che crescono e studiano qui e che sono parte della nostra comunità. L’agricoltura pontina è un settore in continua evoluzione e questi numeri ci aiutano a comprenderne anche le trasformazioni sociali. La bilateralità deve saper leggere questi cambiamenti e accompagnarli, non limitarsi a erogare prestazioni. È questo il significato che vogliamo continuare a dare alla nostra iniziativa: sostenere lo studio, favorire l’inclusione e, allo stesso tempo, mantenere uno sguardo attento su come sta cambiando il mondo del lavoro agricolo e, insieme a esso, il nostro territorio”.
La cerimonia ha rappresentato così non soltanto un momento di riconoscimento del merito scolastico, ma anche un’occasione per ribadire il ruolo della bilateralità agricola nel sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie. Un impegno che, attraverso la collaborazione tra organizzazioni datoriali e sindacali, continua a tradursi in strumenti concreti di assistenza, formazione e promozione sociale.
Cosa è Fislas: Il Fislas è il Fondo di Assistenza Integrativa per i lavoratori del settore Agricolo e si rivolge ai lavoratori delle aziende agricole che applicano i Ccnl sottoscritti dalle parti istitutive: Confagricoltura, Coldiretti e Cia, e le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. Il Fondo fornisce ai lavoratori agricoli assistenza integrativa nel rispetto di quanto prescritto dal Ccnl stipulato tra le parti firmatarie del Cpl. All’Interno di Fislas è inoltre presente un “Centro di formazione agricola per la provincia di Latina” in stretta relazione, da una parte, con le costituzioni competenti in materia di formazione professionale, continua e permanente e, dall’altra, con il mondo delle imprese all’interno del quale opportunità e offerta formativa si incontrano e si adattano alle caratteristiche territoriali del mercato del lavoro.
ATTUALITA'
Latina Calcio, oggi primo incontro tra l’amministrazione comunale e il nuovo presidente
Si è svolto presso gli uffici comunali il primo incontro ufficiale tra l’amministrazione comunale e il nuovo presidente e amministratore unico del Latina Calcio Pino D’Apuzzo, alla presenza del sindaco Matilde Celentano, dell’assessore allo sport Andrea Chiarato e del Capo di Gabinetto Agostino Marcheselli. Si è trattato di un confronto positivo e cordiale, in cui il presidente D’Apuzzo ha introdotto i suoi progetti per la società e la squadra. È stata inoltre l’occasione per fare il punto della situazione sul tema della gestione dello stadio. Da parte dell’amministrazione comunale è stata espressa piena disponibilità a continuare il dialogo iniziato e cooperare con la società per favorire la crescita del Latina Calcio affinché possa raggiungere traguardi ambiziosi.
ATTUALITA'
Parco Nazionale del Circeo, approvate la strategia e le azioni per il turismo sostenibile
Oltre 90 azioni proposte e circa 70 partecipanti tra operatori, associazioni, enti, portatori di interesse e imprenditori. Sono i numeri dell’ottava riunione del Forum della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) del Parco Nazionale del Circeo, che si è svolta lunedì 19 e ha portato all’approvazione della strategia e del Piano di Azioni.
Le proposte emerse nel corso dei lavori saranno ora sistematizzate dall’Ente Parco insieme a Federparchi, la componente italiana di Europarc Federation, e sottoposte all’approvazione formale del Consiglio Direttivo del Parco. Successivamente, la documentazione sarà trasmessa a Europarc per ottenere la certificazione CETS del Parco Nazionale del Circeo entro la fine del 2026.
Il percorso punta a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e realtà del territorio, individuando interventi concreti per promuovere un modello di turismo attento alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione delle risorse locali.
Una volta completata la prima fase, nel 2027 prenderà avvio la Fase 2, dedicata alla certificazione delle imprese e degli operatori economici che partecipano al Forum, con l’obiettivo di estendere i principi del turismo sostenibile anche alle attività del territorio.
La presidente del Parco Nazionale del Circeo, Emanuela Zappone, ha ringraziato tutti i partecipanti per l’ampia adesione e la concretezza delle proposte avanzate, esprimendo soddisfazione per il percorso intrapreso e per il traguardo della certificazione, ormai vicino.
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