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Ventotene, un docufilm sul carcere di Santo Stefano: “L’Isola ritrovata”

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VENTOTENE – Un racconto storico sul penitenziario di Santo Stefano nell’isolotto di fronte a Ventotene, per raccontarlo dalla sua costruzione nel 1793 alla chiusura definitiva nel 1965 e affrontare l’attualissimo tema della pena, dell’ergastolo e delle condizioni di vita nelle carceri. E’ quanto propone Rai Documentari producendo il lavoro di Salvatore Braca “l’Isola Ritrovata” che sarà in onda il 9 luglio su Rai Tre.

Dopo aver rievocato le storie di reclusione di padri della patria come Luigi Settembrini e Sandro Pertini, racconta la trasformazione del penitenziario in un luogo di redenzione, grazie all’arrivo, negli anni Cinquanta, dell’illuminato direttore Eugenio Perucatti che, in nome dell’art. 27 della Costituzione, adotta un modello di carcere innovativo basato sul recupero del detenuto attraverso il lavoro e il coinvolgimento in attività quali lo sport e il cinema. Succede mentre a distanza di oltre 50 anni, il progetto governativo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbónico affidato a Silvia Costa riaccende i riflettori su Santo Stefano ed è partita la sfida di riqualificare l’ex carcere, oggi monumento nazionale, e fare di Santo Stefano un polo culturale multifunzionale di alta formazione e di educazione civica rivolto ai giovani di tutta Europa.

L’AUTORE – “Il mio legame con Ventotene e Santo Stefano è qualcosa di unico che mi ha portato fin dall’83 a lavorare a Ventotene”, racconta Salvatore Braca che negli ultimi 20 anni ha diretto più di 400 documentari e reportages in tutto il mondo. “Ho sentito la necessità di continuare questo mio percorso con un focus sull’ex carcere, un luogo simbolo in cui sono state detenute personalità chiave della nostra storia. La tecnica da me utilizzata è quella della docufiction e, a testimonianza del rapporto autentico che mi lega all’isola e alla sua storia, ho scelto di utilizzare come attori e comparse gli abitanti di Ventotene, ognuno di loro fortemente legato per motivi diversi, a Santo Stefano. Questo mio lavoro, realizzato prima che iniziassero i lavori di recupero, mi ha dato la possibilità di “fermare” il tempo nel momento del degrado più estremo, insieme alla puntuale rappresentazione di luoghi in cui è ancora viva la memoria del dolore, mi è sembra un atto dovuto verso le nuove generazioni di Ventotene o che si ispirano ad essa, tra cui molti giovani che hanno scelto di vivere sull’Isola, in un momento storico in cui è ancora più fortemente sentito lo spirito di appartenenza alla storia di Ventotene e Santo Stefano, ma anche all’Europa. Ed è quindi ai giovani che dedico questo mio lavoro”.

LA COMMISSARIA COSTA – “Con questo splendido e toccante affresco della storia quasi bicentenaria dell’ex carcere di Santo Stefano di Ventotene, realizzato dal regista  Salvatore Braca, Rai Documentari ci restituisce la dolorosa vicenda dell’ex ergastolo, il famoso Panopticon borbonico – commenta la Commissaria Silvia Costa – Un durissimo penitenziario che, oltre a migliaia di detenuti comuni, ha relegato tra le sue mura dissidenti politici lungo tutti i regimi che si sono susseguiti, tra cui gli eroi risorgimentali Settembrini e Spaventa e poi, durante il fascismo, i futuri costituenti Terracini e Pertini. Negli anni ’50 la illuminata direzione di Eugenio Perucatti anticipo’ di 20 anni la riforma carceraria, in nome dell’art.27 della Costituzione. E il progetto di recupero, che da un anno coordino come Commissario di Governo, ispirandosi a lui, intende farne una “Scuola di Alti pensieri”, un percorso espositivo e un Centro di studi e formazione europeo sui diritti umani e sulla concezione della pena e della detenzione, un luogo di pratica ambientale e una sede di residenze artistiche e produzione culturale. Sono davvero grata al direttore Duilio Gianmaria per la sua sensibilità e per la decisione di produrre questo documentario, e alla Rai come media partner del progetto di recupero dell’ex Carcere”.

LA RISCOPERTA DI PERUCATTI E UN MASTER IN DIRITTO PENITENZIARIO e un master in diritto penitenziario- “Ho scoperto Perucatti in occasione di una escursione didattica all’isola di Santo Stefano alla quale hanno partecipato i miei studenti – così Marco Ruotolo, Ordinario di Diritto Costituzionale a Roma Tre – e da qui è nato un percorso di approfondimento su questo Carcere e sul suo Direttore che ha portato quest’anno alla riedizione del libro “Perché la pena dell’ergastolo deve essere attenuata” scritto dallo stesso Perucatti, pubblicato in proprio nel 1955 e ora riedito nella Collana “Diritto penitenziario e Costituzione” da me diretta. Le considerazioni sulla necessità di “attenuare” la pena dell’ergastolo si pongono idealmente tra quelle di due grandi uomini che hanno onorato il nostro Paese, tra Luigi Settembrini, che nelle sue Ricordanze scriveva che la pena non può essere «cieca e spietata vendetta», dovendo avere «un fine e una speranza», e Aldo Moro, che in una sua nota lezione definì l’ergastolo «crudele e disumano non meno di quanto sia la pena di morte». Ritengo che oggi più che mai sia importante studiare come il concetto della Pena potrà evolversi e proprio da ciò è nato Il Master in Diritto Penitenziario e Costituzione istituito a Roma Tre, a cui si affiancherà il “Centro di Studi internazionali sulla Pena” che abbiamo presentato a Ventotene lo scorso 26 giugno. Entrambi nascono all’esito di un’attività pluriennale di ricerca sulle problematiche dell’esecuzione della pena, anche nella forma della clinica legale penitenziaria ispirata all’esperienza statunitense, che vede i nostri studenti impegnati al fianco di esperti negli sportelli di informazione legale da noi istituiti presso alcune carceri romani. Per questo credo che questo documentario sarà un importante strumento di studio e riflessione”.

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Cabina in Piazza Buozzi, Italia Nostra: “Chiediamo rispetto per la città di fondazione”. Interrogazione di Ranaldi alla giunta

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LATINA – La sezione locale di Italia Nostra interviene a una settimana dall’apparizione del manufatto (una cabina elettrica) spuntato nel parcheggio della storica Piazza Buozzi, la piazza del Tribunale di Latina e si appella agli enti preposti: “Chiediamo rispetto e considerazione per Latina, città di fondazione del ‘900”, si legge in una nota.

“Le piazze principali ed il centro storico di Latina sono soggette a vincoli di carattere storico, artistico e paesaggistico e chiunque agisce in detti spazi è tenuto a presentare il progetto alla Soprintendenza e, solo dopo avere ottenuto da questa il nulla osta, può procedere con le altre norme edilizie/sismiche/ecc. Anche tutti gli scavi effettuati nei luoghi tutelati devono essere  previamente autorizzati dalla Soprintendenza, come anche le opere precarie ed altre opere di concessionari di suolo pubblico. Nel nostro caso il Comune afferma di essere allo scuro di ogni autorizzazione richiesta e concessa per la cabina elettrica nata come un fungo spontaneo nella piazza storica. Sappiamo anche che esporre il cartello di cantiere costituisce un obbligo finalizzato all’ immediata identificazione del cantiere stesso da parte degli organi di controllo preposti e del pubblico cha il diritto di sapere chi è il committente, quali lavori si stanno eseguendo ed il titolo edilizio che li ha autorizzati. Ove nei cantieri non sia apposto il prescritto cartello, come nel caso in esame, i soggetti preposti alla vigilanza edilizia ne danno immediata comunicazione all’autorità giudiziaria, al competente organo regionale e al dirigente del competente ufficio comunale, il quale verifica entro trenta giorni la regolarità delle opere e dispone gli atti conseguenti”, si legge in una nota dell’Associazione Nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione.

Italia Nostra lamenta anche l’assenza di provvedimenti: “Il cantiere è sempre lì, il volume è completato con tanto di titolo della ditta fornitrice del materiale edile e, per quanto risulta, nessun comunicato è stato emesso da detti Soggetti Pubblici demandati alla tutela e salvaguardia del territorio”. E giù un elenco di opere che hanno alterato edifici e spazi pubblici: dall’ex Garage Ruspi alla famosa recinzione di Parco Falcone e Borsellino.

Sul caso, il consigliere civico  di Per Latina 2032 Nazareno Ranaldi ha inviato un’interrogazione per chiedere alla Giunta se intende intervenire con un tavolo tecnico per una nuova collocazione della cabina Enel nell’area parcheggio antistante il Tribunale, una piazza storica di fondazione. “Non contestiamo l’utilità dell’opera con i fondi PNRR, ma è doveroso  – dice – trovare un luogo più idoneo: com’è stato possibile non notarlo in sede di Conferenza dei Servizi? La zona in questione — che ospita il Tribunale di Latina ed è circondata dalle storiche case ex INA — costituisce un nucleo fondamentale dell’edilizia di fondazione del centro storico di Latina, inserito all’interno della pianificazione del PRG originario (1932-1935) per l’ampliamento della città – spiega Ranaldi – A marzo 2025 la società Enel ha inviato un’istanza al Comune di Latina richiedendo l’autorizzazione per la costruzione e l’ubicazione di 16 cabine elettriche sul territorio comunale e l’Amministrazione, a dicembre 2025, ha approvato formalmente la localizzazione di una di queste infrastrutture, denominata cabina “Angella”, posizionandola all’interno dell’area parcheggio di Piazza Bruno Buozzi.”

“A seguito di tale pressione popolare e della evidente svista amministrativa”, ricorda Ranaldi, “lo scorso giovedì 21 maggio 2026, la Dirigente dell’Ufficio Patrimonio ha inviato una nota formale a Enel richiedendo la modifica dell’ubicazione della cabina”. Ranaldi riporta infine le parole dell’architetto Ugo De Angelis, dove dice che “è impossibile non accorgersi che tale manufatto danneggia la percezione dello spazio urbano e altera negativamente l’equilibrio e la leggibilità del tessuto storico e la coerenza del paesaggio. Con la sua collocazione, volume e sagoma rappresenta un degrado percettivo notevole rispetto all’edilizia storica circostante, in contrasto con i principi e le tutele del Codice dei beni culturali e del Paesaggio che definisce le regole per preservare il decoro e l’identità del contesto storico”.

Nessun intervento si registra ad oggi da parte della Fondazione per il Centenario di Latina che  – come recita il suo statuto – è “l’ente ufficiale istituito per programmare, promuovere e gestire le iniziative culturali, storiche e di riqualificazione urbana in vista del centenario della città di Latina, che si celebrerà nel 2032”.

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Casa del Combattente, il Comune di Latina cerca una soluzione con le associazioni d’arma

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Si è svolto questa mattina un incontro tra l’amministrazione comunale di Latina e le associazioni combattentistiche e d’arma del territorio per affrontare il futuro della Casa del Combattente di Piazza San Marco, storico edificio di fondazione che ospita diverse realtà associative cittadine.

Al tavolo erano presenti il sindaco Matilde Celentano, l’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio, il presidente della Fondazione Latina 2032 Vincenzo Zaccheo, il presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Latina Massimo Porcelli e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma.

Al centro del confronto la situazione della Casa del Combattente, dopo la recente decisione della sezione provinciale e locale dell’Associazione Nazionale Bersaglieri di lasciare i locali della struttura a causa dei costi legati agli interventi di manutenzione dell’immobile.

Il sindaco Celentano ha ribadito la volontà dell’amministrazione di individuare una soluzione concreta e strutturata per tutelare le associazioni presenti nell’edificio, considerate un presidio importante della memoria storica e dell’identità cittadina, soprattutto in vista del Centenario di Latina.

Tra le ipotesi allo studio c’è quella del cosiddetto “federalismo culturale”, uno strumento che consentirebbe al Comune di richiedere allo Stato il trasferimento gratuito dell’immobile per avviarne la riqualificazione e inserirlo nel patrimonio comunale. L’assessore Muzio ha spiegato che è già in corso un confronto con l’Agenzia del Demanio e che l’ipotesi sarà approfondita attraverso una conferenza dei servizi.

Nel progetto potrebbe essere coinvolta anche la Fondazione Latina 2032, che ha manifestato disponibilità a collaborare al percorso di valorizzazione della struttura e del giardino della Casa del Combattente.

L’amministrazione comunale ha assicurato che le associazioni saranno costantemente aggiornate sugli sviluppi del percorso avviato.

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Nuovi ministri istituiti nella diocesi di Latina, il rito durante la Veglia di Pentecoste

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Si è svolta sabato sera nella cattedrale di San Marco a Latina la Veglia di Pentecoste della diocesi pontina, presieduta dal vescovo Mariano Crociata. Durante la celebrazione, gremita di fedeli, sono stati benedetti i nuovi ministri istituiti che svolgeranno il loro servizio come lettori, accoliti e catechisti nelle parrocchie del territorio.

Si tratta di venti uomini e donne provenienti da diverse realtà della diocesi che hanno concluso un percorso formativo biennale, con colloqui finali e valutazioni curate dalla Commissione diocesana per il Diaconato Permanente e i Ministeri istituiti.

Nel corso dell’incontro con i nuovi ministri, il vescovo Crociata ha richiamato l’importanza di vivere il servizio ecclesiale “con umiltà e discrezione”, ricordando che il ministero deve essere vissuto come uno strumento al servizio della comunità e della fede.

Come spiegato dall’Ufficio Liturgico diretto da don Giovanni Castagnoli, il lettore avrà il compito di proclamare la Parola di Dio e accompagnare i fedeli nella preghiera e nella catechesi; l’accolito sarà invece impegnato nel servizio all’altare e, all’occorrenza, nella distribuzione dell’Eucaristia. Tra le novità introdotte c’è anche la figura del catechista istituito, chiamato a svolgere un ruolo nella formazione cristiana di bambini e adulti attraverso la Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa.

La celebrazione della Veglia di Pentecoste ha rappresentato così anche un momento significativo per la diocesi di Latina, con l’avvio ufficiale del servizio dei nuovi ministri nelle comunità parrocchiali del territorio.

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