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Latina, poliziotta e poetessa, Paola Santacroce vince il premio di Poesia Trinakia

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LATINA – Poliziotta e poetessa, nata a Jesi, ma con origine siciliane, è latinense di adozione Paola Santacroce, vincitrice della  6° edizione di Trinakìa , il premio internazionale di scritture autobiografiche, biografiche e poetiche dedicate alla Sicilia.

Il premio, ideato e curato dall’organizzazione di volontariato Le Stelle in Tasca, diretto e presieduto dal sociologo Orazio Maria Valastro, tra i numerosi patrocinii vanta quello della Regione Sicilia, della città di Catania, di Palermo, di Aci Castello. La collaborazione con l’Archivio di Stato di Catania, con Alliance Francaise di Catania, Institut Francais di Palermo.

La Giuria internazionale presieduta dal Prof. Valastro, annovera nomi illustri tra i quali Leoluca ORLANDO, Sindaco di Palermo -Hervè FISHER, filosofo e artista multimediale direttore dell’Osservatorio internazionale Università del Québec -Luc DELLISSE, romanziere saggista poeta drammaturgo e sceneggiatore, insegnante alla Sorbona e alla Libera Università di Bruxelles.

Le opere oggetto di valutazione, circa 450, sono state suddivise per Sezioni e la prima classificata della Sezione Poesie in lingua Italiana è risultata essere quella di Paola Santacroce, “L’Isola”, una poesia viscerale e struggente, che consente all’autrice di arricchire il suo curriculum letterario che già conta numerosi premi e riconoscimenti importanti.

A darne notizia il consigliere comunale (e collega poliziotto), Tommaso Malandruccolo che commenta: “Un grazie sincero per affiancare il nome di Latina a occasioni di prestigio e merito”.

IL TESTO DELLA POESIA

L’ISOLA

Come il mare del Plemmirio

hai sommerso gli scogli e ogni parte di me.

Hai scavato cunicoli di ogni forma e misura

e adesso che ti sei tirato indietro vedo brillare il sale.

Sale sugli scogli e tra le fessure sconnesse,

sale dentro ogni piccolo e rotondo ombelico.

Sale dove passo la lingua per ricordare il sapore, la sete.

E poi brucia.

Studio le rocce, allungo i miei passi e mi tuffo per bere, per scolarmi quel mare, per fermare la smania e l’arsura.

E poi basta.

Riemergo. Una spinta profonda e ti vedo, lambito di azzurro, utopia siciliana che ora si abissa indolente in quel mare che ho amato, in quel mare che ho odiato.

E poi affoga.

http://lestelleintasca.org/thrinakia/classificazione-delle-opere-premiate-dalla-sesta-edizione-di-thrinakia/

Paola Santacroce nasce a Jesi (AN) ed è ispettore della Polizia di Stato.
Si laurea presso l’“Università per Stranieri di Perugia” in Comunicazione Internazionale. Scrive racconti brevi e dal 2013 decide di condividerli partecipando a concorsi letterari.
– Finalista al concorso lettarario “Scrivendo Racconto” con il racconto Migrazione, pubblicato nel 2013 in un’antologia della Historica Edizioni.
– Finalista concorso letterario “Premio Bukowski” con il racconto Il lieto fine, pubblicato nel 2014 in un’antologia della Giovane Holden Edizioni.
– Finalista al concorso letterario “Viaggi” con il racconto La Dote, pubblicato nel 2015 in un’antologia delle Edizioni Le Ali.
– Finalista al concorso letterario “Premio Bukowski” con il racconto Olè!, pubblicato nel 2015 in un’antologia della Giovane Holden Edizioni.
– Premio Speciale della Giuria “Premio letterario Teatro Aurelio” per il racconto Olè!, nel 2016 con la seguente motivazione: “Racconto che scorre con leggerezza e soavità, pur nella tempesta di sentimenti.
Uso della lingua corretto ed originale. Valeria, bellissima donna di cinquant’anni, riesce a catturare tutta la nostra ammirazione. Splendido finale. Olè”.
– 3ª classificata al “Concorso internazionale di scritture autobiografiche, biografiche e poetiche dedicate alla Sicilia-Trinakìa” con il diario di viaggio Chaos, pubblicata nel 2016 in un’antologia della Casa Editrice Kimerik.
– Finalista al concorso letterario “Racconti Marchigiani” con il racconto L’indizio, pubblicato nel 2016 in un’antologia della Historica Edizioni.
– Finalista al concorso letterario “&MyBook Anthology” con il racconto Chaos, pubblicato nel 2017 in un’antologia della Caravaggio Editore.
– 2ª classificata al concorso letterario “Les Cahiers du Troskj Cefé – Basta, ti lascio!” con il racconto I love you, pubblicato nel 2017 in un’antologia della Montegrappa Edizioni.
– Finalista al concorso letterario “Amore e Psiche” con il racconto Senza scampo, pubblicato nel 2019 in un’antologia della Casa Editrice Kimerik.
– Finalista al concorso letterario “La Panchina dei Versi” con la poesia Mio Padre, pubblicato nel 2020 in un’antologia della Casa Editrice Aletti Editore.
– Finalista al concorso letterario “L’Amore nel Buio” con il racconto Il bacio sulla bocca, pubblicato nel 2021 in un’antologia della Casa Editrice Terebinto.
– Finalista al concorso letterario “Lettere d’Amore” con l’opera Amando, pubblicata nel 2021 in un’antologia della Casa Editrice Kimerik.

 

 

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CULTURA

La poetessa Antonella Rizzo vince il Premio nazionale Minturnae

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La poetessa di Aprilia Antonella Rizzo vince il Premio nazionale Minturnae  “Ornella Valerio” di Minturno  con la silloge “Interno barocco. Poetica del disincanto” (Edizioni Croce). Promosso dal Comune di Minturno in collaborazione al Liceo Scientifico al Liceo Scientifico “Leon Battista Alberti”, a Caramanica Editore e al Centro Studi Minturnae – Università del Golfo Formia-Gaeta-Minturno,  con i suoi 50 anni, è uno dei premi più longevi prestigiosi dedicati, oltre che alla poesia, alla storia e al mondo classico.

Il premio ad Antonella Rizzo è stato assegnato dalla giuria presieduta da Rino Capito e composta da Arnaldo Colasanti e Luigi Gulia. “una poesia che disinganna”, come recita il sottotitolo della stessa raccolta, sollevando da convincimenti errati e delusioni obbligatorie.

La premiazione dei vincitori  si terrà sabato 10 ottobre, alle 17, presso l’Aula Magna “Maurizio Bisegna” dello stesso Liceo Scientifico.

BIO – Antonella Rizzo è nata a Roma nel 1967. È poetessa, scrittrice, giornalista, performer, attiva nel campo dell’intercultura e della letteratura di genere. Ha pubblicato: “Il sonno di Salomè”, “Confessioni di una giovane eretica”, “Cleopatra. Divina Donna d’Inferno”. “ Iratae pièce teatrale” con Maria Carla Trapani, “ Plethora”, “A dimora le rose” e “A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice”. È stata tradotta in albanese, arabo, inglese, polacco, romeno. I suoi testi sono presenti in molte antologie di poesia contemporanea. È organizzatrice di eventi culturali di carattere nazionale e internazionale, cortometraggi, pièce teatrali, in collaborazione con artisti visivi e musicisti. Ha conseguito Premi nazionali e internazionali ed è giurata in diversi concorsi letterari. È ideatrice e responsabile del Premio letterario “Antica Pyrgos”.

 

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CULTURA

Il vescovo Mariano Crociata presenta la Lettera Pastorale: l’umano al centro della riflessione e del cammino diocesano

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LATINA – Una visione dell’uomo che non sia però astratta. Con questo criterio – in verità molto più complesso – il vescovo di Latina Mariano Crociata ha consegnato la sua Lettera Pastorale 2026/2027 dal titolo “Per la gioia che è venuto al mondo un uomo… – Essere, diventare, rimanere umani”, che fa riferimento al versetto 16,21 del Vangelo di Giovanni. L’occasione è stata l’assemblea Pastorale diocesana, tenuta ieri sera, presso la curia vescovile di Latina, e moderata dal Vicario generale don Enrico Scaccia. A presentare il nuovo orientamento pastorale è stata la professoressa Maria Forte, che  ha voluto mettere in evidenza alcuni tratti particolari della Lettera. Al termine, è seguito un momento di confronto sul posto tra i gruppi formati da cui sono scaturite delle domande dei presenti cui ha risposto direttamente il vescovo Crociata.

L’intera Lettera è disponibile sul sito della Diocesi pontina (diocesi.latina.it).

«Quelli della lettera sono pensieri che vengono dal sentire della Chiesa in tutti questi anni», ha spiegato il vescovo Mariano Crociata a margine dell’assemblea. Infatti, i riferimenti diretti da cui è partita la riflessione del vescovo Crociata sono quelli del Magistero, come l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV, oltre a recenti documenti del Dicastero per la Dottrina della Fede, della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione teologica internazionale.

Perché una lettera pastorale dovrebbe occuparsi dell’umano? Una domanda che potrebbe venire spontanea a molti e cui Crociata risponde all’inizio della Lettera: «Ci si aspetterebbe che essa si occupi di temi di genere religioso, spirituale, pastorale. Se lo facciamo è per due ragioni. La prima, secondo cui in realtà la fede cristiana e l’esperienza ecclesiale toccano, eccome!, la condizione umana, e anzi intendono comprenderla sempre meglio e darle attuazione e pienezza. La seconda, perché viene sempre più in evidenza un senso di timore, e in alcuni casi una sorta di allarme, per la deriva che sembra prendere la nostra umanità, sia nel grande mondo delle guerre e dei disastri climatici, naturali e umanitari di ogni genere, sia nel piccolo delle fatiche e dei drammi che si consumano per effetto di una serie innumerevole di cause e di circostanze».

D’altronde la fede cristiana trova un suo fondamento proprio nel mistero dell’Incarnazione, con Gesù, Figlio di Dio, che assume la natura umana. Poi, tutti i Vangeli mostrano Cristo sempre attento alla condizione umana.

Nella prima parte, monsignor Crociata inizia la sua riflessione dal tema della nascita per dire che «la nascita biologica è un inizio, ma diventare umani è un processo». Si tratta della sfida che riguarda tutti: diventare umani.

Il percorso successivo della Lettera assume una direzione che porta alla definizione delle domande fondamentali della vita, tra cui «Che cosa fare della mia vita? Chi è l’altro? Quale responsabilità verso gli altri? Quale ruolo hanno gli adulti? Che cosa significa educare? Che cosa significa costruire il bene comune?». Sono domande diverse ma hanno tutte un denominatore comune, o meglio un interrogativo implicito che è «cosa significhi vivere da esseri umani.

Proprio nella presentazione della Lettera, è stato sottolineato che nel suo documento il Vescovo non offre semplicemente una definizione dell’uomo. Non dice: «L’uomo è questo». Propone piuttosto un percorso che parte dalla nascita e attraversa: la scelta, la coscienza, la tecnologia, l’altro, l’educazione, la società, la libertà. E poi ritorna a Cristo per rileggere l’umano guardando sempre a Cristo. E infine apre uno spazio: quello della speranza.

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Latina, al Museo Cambellotti il restauro aperto al pubblico di due sculture

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Un restauro aperto al pubblico per conoscere da vicino il lavoro sulla coppia di sculture La Pace o La Vagante di Duilio Cambellotti. È il progetto organizzato dal Museo Duilio Cambellotti di Latina in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista. Le due opere, realizzate tra il 1914 e il 1919, saranno restaurate direttamente all’interno del museo. Il progetto è finanziato dalla Regione Lazio con il cofinanziamento del Comune di Latina. Alle diverse fasi del restauro potranno assistere anche gli studenti del Liceo Artistico Statale “Michelangelo Buonarroti” di Latina, che avranno così la possibilità di vedere da vicino tecniche e attività legate alla conservazione delle opere d’arte.

Il restauro sarà aperto anche ai cittadini nei giorni 29 e 30 settembre, 1, 2 e 4 ottobre. Gli orari sono: martedì e giovedì dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 17.30; mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13.30; domenica dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.

L’intervento punta a conservare le due sculture e a restituirle alla piena fruizione del pubblico. L’iniziativa rientra nel progetto “Forza e visioni, 150 anni di Cambellotti”, dedicato alla figura e all’opera dell’artista.

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