lo studio

Anticorpi monoclonali contro il covid, prima infusione al Goretti di Latina

Lichtner: "Siamo riusciti a partire rapidamente, oggi altri due pazienti"

LATINA – Sono stati utilizzati per la prima volta a Latina, gli anticorpi monoclonali. Lospedale Santa Maria Goretti, inserito tra i Centri del Lazio che possono utilizzare la terapia di recente licenziata dall’Aifa, è stato tra i primi a partire. Eccola qui, la paziente zero che ha gentilmente autorizzato la pubblicazione della foto.

“Si tratta di una terapia che offre grandi speranze soprattutto per i pazienti che si trovino in una fase iniziale dell’infezione, con scarsissimi sintomi o sintomi assenti, ma a elevato rischio di progressione grave, per patologie pregresse”, spiega la professoressa Miriam Lichtner che dirige la Uoc di Malattie Infettive dove è in corso anche la sperimentazione del vaccino Reithera sui 50 volontari arruolati.

Oggi, nell’ambulatorio dedicato agli anticorpi monoclonali si stanno già preparando i prossimi due pazienti: vengono sottoposti a un colloquio e a una visita accurati, ad alcuni esami preliminari, poi a letto ricevono la flebo con il preparato che arriva dalla farmacia dell’ospedale, e qui  vengono tenuti sotto osservazione il tempo necessario, quindi rimandati a casa.

Che tipologie di pazienti avete scelto?

“La Regione Lazio ha dato linee ben precise. La somministrazione di questi farmaci deve avvenire in regime ambulatoriale, perché le persone che accedono devono avere altissimo rischio di progredire, ma sintomatologia scarsa se non nulla. L’ospedalizzazione esclude il trattamento.

Se si tratta di pazienti non ospedalizzati, chi decide sull’utilità dei monoclonali, come si selezionano i pazienti da trattare? 

E’ il medico di medicina generale (quando individui un paziente positivo eleggibile) a compilare e inviarci una scheda. Lo farà  in tempo reale, perché il farmaco deve essere dato il prima possibile. L’efficacia si vede se l’azione è precoce. Dobbiamo dare al paziente quegli anticorpi che bloccano il virus proprio nelle fasi iniziali dell’infezione, quando la persona non è ancora in grado di produrli da sola. Se lo diamo successivamente, il virus ha già fatto la sua strada e la terapia avrà scarse possibilità di successo.

Chi sono i “fragili” che rischiano di più e che possono avere un grande beneficio da questa terapia?

Tra i pazienti pediatrici gli over 12 con Sindrome di Down o con asma severo; nella popolazione tra i 18 e i 55 anni, quelli con obesità grave o diabete scompensato, mentre  nella fascia sopra i 55 anni, pazienti con ipertensione  con danno d’organo, o broncopneumopatie. C’è un pannello abbastanza vasto che  dobbiamo governare, perché la quantità di anticorpi che abbiamo non è proporzionale alla quantità di persone che presentano queste condizioni in questo momento epidemico.

Quanto tempo richiede un trattamento? 

Abbiamo stimato un tempo di circa tre ore, di cui un’ora di infusione in vena. Il farmaco viene preparato dai nostri colleghi farmacisti, la persona viene monitorizzata, poi osservata per un’ora dalla fine del trattamento e quindi rimandata a casa dove viene seguita in telemonitoraggio, da noi e dal medico di medicina generale.

Avete un numero di pazienti a cui è riservata questa sperimentazione?

Questa non è una sperimentazione, è un uso del farmaco guidato dall’Aifa, quindi è un tipo di somministrazione controllata con registro e i dati trasferiti in questo registro per tirare le somme. A distanza di qualche mese sapremo che hanno un effetto eccezionale e bisognerà estenderne l’applicazione o meno.

Che anticorpi monoclonali sono?

In questo momento abbiamo quelli della Ely Lilly (prodotti dalla Bsp a Latina Scalo, ndr). Poi arriveranno due anticorpi combinati e anche il Regeneron, quello usato su Trump, per far capire al pubblico.

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