LATINA – Oggi (8 luglio) è il giorno della sentenza di primo grado per l’omicidio di Satnam Singh, il bracciante agricolo indiano che lavorava in nero, morto dopo un drammatico incidente sul lavoro in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria. Sul banco degli imputati, con l’accusa di omicidio, Antonello Lovato, titolare di quell’azienda, che dopo averlo visto con il braccio strappato da un macchinario avvolgiplastica decise di caricare il lavoratore sul suo furgone e di scaricarlo fuori dall’abitazione in cui viveva con la compagna Soni Soni, senza attivare i soccorsi che furono poi chiamati dal proprietario di casa. Satnam morì due giorni dopo, il 19 giugno del 2024 all’ospedale San Camillo di Roma.
Per Lovato, le pm Luigia Spinelli e Marina Marra hanno chiesto 22 anni di reclusione perché Satnam – hanno detto nella requisitoria illustrando le tesi accusatorie – se soccorso si poteva salvare. Oggi le arringhe delle difese, poi la camera di consiglio al termine della quale ci sarà il verdetto della Corte D’Assise di Latina.
E dalle 16, la Cgil ha organizzato un presidio in piazza Buozzi fuori dal Tribunale al quale è annuncia la presenza del segretario generale, Maurizio Landini. Lo slogan: “Nessuno deve essere sfruttato. Giustizia per Satnam Singh”. “La nostra organizzazione – afferma la Cgil -, costituitasi parte civile nel processo, sarà in piazza per ribadire che la morte di Satnam non è stata una fatalità e per continuare la mobilitazione contro un modello d’impresa fondato su caporalato, lavoro irregolare, ricatto e sfruttamento, che mette a rischio la vita delle persone”.
Aderiscono anche Libera, Anpi Latina e Rete degli studenti Medi. “Saremo presenti – spiega Annalisa Di Prospero referente di Anpi Latina – per ribadire che la ricerca della verità e della giustizia riguarda tutta la comunità. La morte di Satnam Singh non è stata soltanto una tragedia individuale: è il simbolo di un sistema di sfruttamento e schiavitù che calpesta la dignità delle persone, alimenta il caporalato e nega i diritti fondamentali di chi lavora. È la prova che lo sfruttamento nella filiera agroalimentare ha profili di un sistema organizzato, radicato, tollerato. Un sistema che chiama per nome le responsabilità di chi recluta, di chi comanda, di chi chiude gli occhi, di chi beneficia del lavoro schiavo nelle campagne italiane”.
Il sindacato studentesco – si legge in una nota – sarà in piazza, contro lo sfruttamento e il caporalato, per rivendicare un nuovo modello di lavoro, che metta al centro la dignità della persona. «La comunità studentesca vuole e deve occuparsi dei temi del lavoro» spiega Simone Montori, Coordinatore Regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio «Non siamo disposti a vivere in un paese dove il profitto venga messo prima della sicurezza e della vita delle persone». «Chiediamo che in futuro ogni persona possa trovare dignità nel lavoro» spiega Alessandro Quadrini, Coordinatore della Rete degli Studenti Medi di Latina «Per fare ciò chiediamo che le istituzioni si impegnino più da vicino per migliorare e tutelare le condizioni di chi studia e lavora».
“Il caporalato, lo sfruttamento, la schiavitù di donne e uomini nelle campagne del nostro territorio è ancora una piaga – dichiara Anpi Latina – .Rimane la necessità di mobilitarsi tutti in prima persona, partecipare, rifuggire l’indifferenza, farne una propria questione fondamentale di umanità e dignità. Ci saremo per continuare a chiedere giustizia per Satnam e per tutte le lavoratrici e i lavoratori in simili condizioni”.