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Guerra criminale a Latina, arrestati gli assassini di Massimiliano Moro
LATINA – Hanno un nome e un volto gli assassini di Massimiliano Moro, l’uomo ucciso nel suo appartamento di Latina nell’ambito della cosiddetta “guerra” esplosa a Latina nel 2010 per il controllo delle attività criminali, giustiziato perché voleva prendere il potere e sostituirsi negli affari sporchi e nel traffico di droga ai clan rom. E di più: Moro aveva deciso, già nel 2007 dopo aver ricevuto uno schiaffo da Carmine Ciarelli nel corso di una lite per un debito non ancora pagato, di uccidere quest’ultimo e i suoi fratelli Ferdinando e Luigi. La vendetta nei suoi confronti è stata spietata e ha lasciato sul campo altri morti e feriti.
La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di quattro esponenti delle note famiglie Rom del capoluogo, considerate responsabili di quella che fu una vera e propria esecuzione, commessa nel gennaio del 2010 “con metodo mafioso e per finalità di agevolazione mafiosa”.
Il dirigente della Squadra Mobile di Latina Giuseppe Pontecorvo
Dalle indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Latina e del Servizio Centrale Operativo, è emerso come l’omicidio di Moro si inquadri nella faida scoppiata nel 2010 tra famiglie Rom Ciarelli-Di Silvio da un lato, e gruppi non rom, dall’altro, per il controllo delle attività criminali del territorio pontino.
LA RICOSTRUZIONE – Moro fu ucciso la sera del 25 gennaio 2010 nel suo appartamento quando aprì la porta a qualcuno che conosceva. Lo uccisero con una pistola calibro 9 x 19. Intercettazioni, l’analisi di tabulati telefonici e le indagini di allora sono state oggi confermate dai nuovi riscontri emersi che permettono di ipotizzare come l’omicidio in argomento sia stato commesso con metodo mafioso e per finalità di agevolazione mafiosa.
“Nell’ambito della “Guerra Criminale Pontina” come è stata definita, l’omicidio del Moro ha costituito il punto centrale di condotte criminali che, prima o dopo di esso, hanno determinato l’affermarsi sul territorio pontino di clan familiari caratterizzati dalla capacità di porre in atto un potere di intimidazione tipico delle organizzazioni mafiose”, ha spiegato Pontecorvo. Confermato il movente: la vendetta del clan Ciarelli-Di Silvio per il tentato omicidio del capo, Carmine Ciarelli ferito in un agguato davanti al Bar del Pantanaccio.
MORTI E FERITI – “Proprio l’agguato subito da quest’ultimo, la mattina del 25 gennaio 2010, ha segnato l’avvio di un nuovo e più forte sodalizio fra le due famiglie e l’immediata e spietata risposta criminale che serviva a riaffermare il potere del clan sulle forze contrarie che avevano deciso di minarlo con un atto così eclatante – sottolinea il dirigente della Mobile – L’omicidio di Moro è solo uno dei più gravi tasselli della risposta del sodalizio. Ne fanno parte anche l’omicidio di Fabio Buonamano e il tentato omicidio di Fabrizio Marchetto avvenuto circa un mese dopo, il 6 marzo del 2010 che volevano vendicare la pregressa uccisione di Ferdinando Di Silvio, detto il “bello”, e il tentato omicidio di Gianfranco Fiori, avvenuto in data il 6 giugno dello stesso anno, perché ritenuto esecutore materiale dell’agguato nei confronti di Carmine Ciarelli.
NASCE L’ALLEANZA – Nasce così l’alleanza tra le due famiglie rom, “il cui programma non era solo quello di commettere delitti ma di riaffermare con violenza e minaccia il controllo del territorio a Latina, che è uno degli elementi cardine del potere delle consorterie di stampo mafioso”.
L’attentato a Carmine Ciarelli fallì ma le famiglie rom si vendicarono anche perché Moro era andato in ospedale a trovare il ferito “per ostentare falsamente la propria solidarietà ai familiari”.
“L’omicidio di Massimiliano Moro, conclude Pontecorvo – veniva commesso al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso CIARELLI-DI SILVIO, costituendo il delitto una chiara azione ritorsiva nei confronti della persona che era ritenuta una dei responsabili dell’agguato subito da Carmine Ciarelli, allo scopo di affermare il proprio potere in odine ai traffici illeciti sul territorio di Latina rispetto ai gruppi criminali antagonisti, costituiti da soggetti non di etnia rom”.
APPUNTAMENTI
Il Premio Letterario Sportivo Invictus va a Emanuele Atturo per “Il mito dei bomber di provincia”
Cisterna di Latina ha decretato oggi il vincitore del Premio Letterario Sportivo Invictus che, giunto alla 7^ edizione, è diventato ormai un punto di riferimento per autori e case editrici che investono tempo e risorse per promuovere la cultura sportiva nel nostro paese. In pochi anni, infatti, il Premio si è affermato come uno dei principali riconoscimenti italiani dedicato alla letteratura sportiva, tanto da essere stato selezionato due anni fa, insieme al Premio Strega e a Lucca Comics, per rappresentare i premi letterari italiani alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte.
Il Premio è organizzato dalla casa editrice Lab DFG, con il contributo del Ministro per lo Sport e i Giovani e della Regione Lazio, il sostegno in qualità di main partner del Gruppo FS Ferrovie dello Stato italiane, e gode della media partnership di Rai Radio 1 Sport.
A Palazzo Caetani, durante la serata finale condotta dal giornalista RAI Sport e volto della Nazionale Alessandro Antinelli, è andato in scena un vero e proprio spettacolo sportivo prima dell’assegnazione dei premi ai cinque finalisti, decretati dalla giuria presieduta da quest’anno dal più grande atleta e dirigente paralimpico della storia, Luca Pancalli.
L’ex Presidente del CIP, ha raccolto il testimone di Davide Tizzano, bicampione olimpico di canottaggio e dirigente sportivo, scomparso nel dicembre 2025, alla cui memoria è stato dedicato uno dei momenti più significativi della serata con l’istituzione del Premio Speciale “Davide Tizzano – L’ottimismo della volontà”, assegnato a Giovanni Malagò, che lo ha ritirato dalle mani della famiglia Tizzano:
Un altro momento emozionante è stato quello della consegna dei premi speciali, a trenta anni dalle loro imprese olimpiche e paralimpiche di Atlanta, a due leggende dello sport azzurro: Valentina Vezzali e Paola Fantato. Infine, un riconoscimento speciale è stato assegnato anche al Cisterna Volley, rappresentato dai dirigenti, dall’intera squadra e dallo staff tecnico.
IL VINCITORE
La giuria del Premio, composta da giornalisti sportivi, atleti olimpici e dal gruppo dei grandi lettori, ha raggiunto un verdetto unanime. È “Il mito dei bomber di provincia” di Emanuele Atturo (ed. Einaudi), a trionfare nella 7^ edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus. Questa la motivazione: “Per aver celebrato con straordinaria sensibilità e arguzia letteraria il calcio romantico della provincia italiana. Un’opera che è anche una pagina di costume del nostro Paese, le cui radici affondano in quegli anni che hanno rappresentato l’età dell’oro del calcio italiano, ricordandoci il valore poetico e identitario dello sport più amato dagli italiani”.
Le parole di Atturo dopo la vittoria:
Così gli altri premi: premio Grandi Lettori “La colpa è di chi muore” di Marco Bellinazzo (ed. Fandango Libri); premio Enel “Il destino di un bomber” di Andrea Carnevale e Giuseppe Sansonna (ed. 66thand2nd); premio Terna “Ghedo” di Kristian Ghedina e Lorenzo Fabiano (ed. Minerva); premio Blu Banca “Ago. Una vita da campione” di Giacomo Agostini con Raffaele Sala (ed. Rizzoli).
LE DICHIARAZIONI
«Anche quest’anno Invictus conferma la sua missione: raccontare lo sport attraverso la letteratura, restituendogli quella profondità fatta di sacrificio, resilienza e riscatto che va oltre il campo e la classifica» – le parole di Giovanni Di Giorgi, ideatore e organizzatore del premio:
«E’ con grande orgoglio – hanno sottolineato il sindaco di Cisterna Valentino Mantini e l’assessore alla Cultura Maria Innamorato – che abbiamo accolto anche quest’anno il Premio Invictus, giunto ormai alla sua settima edizione a dimostrazione che il legame tra questa iniziativa targata Lab DFG e la città di Cisterna è ormai consolidato nel tempo e ci ha consentito e ci consente, di promuovere lo sport e i valori che esso racchiude».
«Lo sport è più che mai cultura, sociale, educazione, e diventa un patrimonio di valori che vogliamo trasferire alle nuove generazioni. Il Premio Letterario Sportivo Invictus è ormai un punto di riferimento a livello nazionale» il commento dell’assessore regionale allo Sport Elena Palazzo:
ALBO D’ORO PREMIO INVICTUS
2020 ‘La via perfetta’ di Daniele Nardi, con Alessandra Carati (Einaudi)
2021 ex-aequo ‘La cena degli dei di Marino Bartoletti’ (Gallucci) e ‘Le Canaglie’, di Angelo Carotenuto (Sellerio)
2022 ‘Il diamante è per sempre’, di Mario Salvini (Terre di Mezzo)
2023 ‘Pantani per sempre’, di Davide De Zan (Libreria Pienogiorno)
2024 ‘La forma dei sogni’, Andrej Longo (Sellerio)
2025 ‘Provaci ancora, mister Cascione’ di Marco Marsullo (Feltrinelli)
2026 ‘Il mito dei bomber di provincia’ di Emanuele Atturo (ed. Einaudi)
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Un convincente Latina batte 2-0 il Forlì, Volpe: “Giusto premio alla serietà dei ragazzi”
(foto Alessio Privato)
LATINA – Una rassicurante vittoria per il Latina, che sabato pomeriggio allo stadio Francioni ha battuto per 2-0 il Forlì con i goal di Marenco (10’) e di Tomaselli (38′). Unanime il giudizio positivo sulla prestazione dei nerazzurri che hanno segnato nel primo tempo e poi difeso il risultato. Mister Volpe al termine della gara ha fatto i complimenti ai suoi, “volevamo la vittoria ce la siamo presa”, ma ha anche sottolineato che cosa è mancato.
“Sicuramente vincere dà fiducia, dà entusiasmo – ha commentato il tecnico nerazzurro – Faccio complimenti ai ragazzi perché hanno fatto una partita sotto il profilo della voglia, dell’atteggiamento, una partita giusta. La cosa che mi fa arrabbiare è che possiamo fare cose migliori con la palla e anche senza. Perché noi non dobbiamo mai accontentarci del risultato, ma bisogna sempre pretendere il massimo dal nostro valore. Ripartiamo da una vittoria che era importantissima, perché la volevamo, la cercavamo tutti. L’abbiamo fatto nel modo giusto. Oggi era importante vincere e l’abbiamo fatto in maniera convincente. Poi sicuramente queste partite vanno chiuse, perché abbiamo avuto tantissime occasioni per farlo e non l’abbiamo fatto. A volte un episodio o una palla messa su può compromettere un risultato, una prestazione che ci avrebbe tolto qualcosa. Sicuramente l’espulsione ci ha agevolato, ma nulla toglie a quello che poi hanno prodotto i ragazzi. E’ un premio soprattutto per la loro serietà, per la loro abnegazione durante la settimana”.
IL TABELLINO – Latina Calcio 1932 2 – 0 Forlì
Latina: Mastrantonio, Ercolano, Porro (77’ Calabrese), De Cristofaro, Baez (85′ Di Giovannantonio), Marenco, D’Angelo (60’ De Ciancio), Plescia (60’ Cioffi), Carillo, Lipani, Tomaselli (60’ Keita). A disp: Basti, Giora, Bruscagin, Castorri, Sylla, Riccardi, Sussi, De Marchi. Allenatore: Gennaro Volpe.
Forlì: Theiner, De Risio (66’ Rosetti), Petrelli (73’ Tordiglione), Coveri (45’ Gabellini), Macri, Farinelli, Mattioli (85′ Perini), Scaccabarozzi (73’ Perretta) Palomba, Onofri, Munaretti. A disp: Tagliaferri, Veliaj, Mandrelli, Valentini Fi, Gaiola, Valentini Fe, Attasi, Diop. Allenatore: Nicola Campedelli.
Arbitro: Mattia Maresca di Napoli.
Assistenti: Matteo Bertelli di Prato e Vito Mattia Losapio di Siena.
IV Uomo: Alessandro Silvestri di Roma 1.
Operatore FVS: Giuseppe Scarpati di Formia.
Marcatori: 10’ Marenco (L), 38’ Tomaselli (L)
Ammoniti: 53’ D’Angelo (L), 63’ De Risio (F), 76’ Carillo (L), 82’ De Ciancio (L)
Espulsi: 31’ Palomba (F)
Angoli: Latina 6 – 5 Forlì
Recuperi: 4’ pt / 5′ st
Note: spettatori totali 1219 di cui 768 abbonati e 9 ospiti
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ExtraInvictus 2026: calcio e resilienza in “Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato
“Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato è un romanzo di formazione che mette al centro il percorso di un ragazzo e il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il libro riceverà una delle otto menzioni ExtraInvictus della settima edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus, riconoscimento dedicato alle opere capaci di raccontare lo sport attraverso storie che ne valorizzano anche la dimensione umana e sociale. La menzione sarà consegnata l’8 settembre alle 18.30, al Castello Caetani di Sermoneta, durante la serata ExtraInvictus.
Al centro della storia c’è Paolino, un giovane talento del calcio che sogna di trasformare la propria passione in una professione, ma che si trova improvvisamente costretto ad affrontare una tragedia destinata a cambiare radicalmente la sua vita. Il calcio diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il terreno sul quale Paolino impara a misurarsi con la fatica, le responsabilità, le sconfitte e la necessità di continuare a credere nei propri obiettivi anche quando il percorso sembra interrompersi. Accanto a lui ci sono persone capaci di sostenerlo e accompagnarlo, dimostrando come la crescita di un ragazzo non sia mai soltanto un percorso individuale.
Il romanzo nasce dall’incontro tra due sguardi ed esperienze diverse, quelli degli autori, capaci di utilizzare lo sport per parlare di qualcosa di più universale: il modo in cui una persona costruisce se stessa quando la vita la costringe a crescere, e quanto siano importanti le persone che decidono di restarle accanto.
Su Radio Immagine, Antonio Barracato ci ha parlato della costruzione del personaggio di Paolino e del significato di raccontare, attraverso la storia di un giovane calciatore, la forza necessaria per continuare a inseguire i propri sogni:
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