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dopo il concorso

Prima arruolati come soldati, ora rimandati a casa: il grido di 62 autisti dell’Ares 118

"Formati, vestiti e vaccinati, possiamo ancora essere utili"

LATINA – Sono stati arruolati come soldati, dalle liste delle agenzie interinali, da un giorno all’altro, in piena pandemia, vestiti e messi alla guida delle ambulanze dell’Ares 118, per tamponare la carenza di autisti. Oggi però, per 62 persone (e le loro famiglie)  è l’ultimo giorno di servizio: da mercoledì 17 marzo saranno sostituiti dai legittimi vincitori di un concorso pubblico bandito dall’azienda regionale dell’emergenza sanitaria.

“Siamo consapevoli di non poter pretendere nulla, perché c’è una graduatoria, ma, visto il periodo di emergenza sanitaria e la situazione straordinaria di necessità, chiediamo di poter avere una continuità lavorativa. Siamo sicuri che la nostra esperienza, la formazione acquisita in questi mesi, possa essere utile alla collettività e all’azienda stessa. Siamo disposti a ricoprire qualunque ruolo e siamo forse gli unici operatori sanitari, che in un momento così delicato, vengono lasciati a casa”, dice Davide che prima del Covid, come tanti altri del gruppo, faceva un altro mestiere.

“Il mio lavoro andava a gonfie vele, ero autista di noleggio con conducente, poi con la pandemia si è fermato tutto e siccome ho due figli, mi sono iscritto ad un’agenzia interinale, e sono stato “arruolato”, è proprio il caso di dirlo. Ora che sono formato e anche vaccinato, eccomi qui, al mio ultimo giorno di lavoro, come gli altri 60 colleghi nelle mie stesse condizioni.

Chiediamo al Presidente della Regione Lazio, all’assessore D’Amato, alle sfere politiche e istituzionali, di considerare la nostra situazione”.

 

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