CRONACA
Latina, il commissario Valente detta le priorità: “Al Karama, Pnrr e differenziata tra i primi punti”
LATINA – “Non dobbiamo perdere neanche un euro del piano nazionale di ripresa e resilienza”. Lo ha detto questa mattina il commissario straordinario di Latina Carmine Valente raggiunto nel suo studio in Piazza del Popolo dove si è insediato all’indomani della sfiducia. Al primo piano, nella stanza che l’ultimo sindaco di Latina Damiano Coletta ha sgomberato da poco, e in quella successiva, le riunioni si susseguono per stabilire le linee di indirizzo e il percorso da seguire nei mesi che separano la città dalle prossime elezioni amministrative a primavera.
“E’ stato un rientro soft, possiamo dire così – esordisce Valente – ormai i problemi più rilevanti mi sono noti, alcuni li avevamo già cominciati a risolvere (nel primo commissariamento in attesa del rinnovo del voto nelle 22 sezioni, ndr), ma molti ce ne sono da affrontare Nei giorni scorsi, in una riunione con i dirigenti del Comune ho detto le mie tre priorità: il piano Pnrr che ci deve consentire di acquisire tutti i soldi che ci hanno promesso se noi facciamo i progetti e i lavori. Lo voglio controllare sistematicamente, perché perdere quei fondi sarebbe una debacle per me, per il Comune di Latina e per tutto i territorio. Poi, mantenere l’equilibrio di bilancio che è molto difficile in questo momento storico con le bollette che vanno alle stelle e in presenza di una raccolta differenziata che non decolla a Latina. Sulla differenziata in particolare, dobbiamo mettere maggiore attenzione per capire se il contratto iniziale è stato sbagliato, se la società (la Abc ndr) è in difficoltà per qualche motivo, o se invece si tratta delle abitudini dei cittadini di Latina che non affrontano questo problema con la dovuta serietà, perché è chiaro che tanto più tempo si perde nell’applicare la differenziata al massimo, tanta più indifferenziata si sversa negli impianti di stoccaggio, tanto più si paga”. Un problema da affrontare di petto, anche per consentire alla città di mantenere uno standard di decoro e pulizia.
Ma tra le priorità c’è anche Al Karama. Nonostante l’appello di Caritas Migrantes e Associazione 21 luglio a rivedere il concetto stesso di accoglienza per i rom, si va avanti nella ri-costruzione del campo-centro di accoglienza di Borgo Montello grazie ad un finanziamento da 600mila euro: “In questo tempo non potrò risolvere tutto, ma vorrei dare conclusione ad alcune cose importanti – spiega il commissario prefettizio – La prima cosa è Al Karama. Come sapete, le famiglie rom sono ancora ospitate alla ex Rossi Sud e confidiamo che la Provincia, che ringraziamo per la disponibilità, possa attendere ancora per il rilascio dell’immobile nell’attesa che si possa completare il centro di accoglienza che con grande solerzia e nonostante le difficoltà stiamo portando a termine. C’è poi il Teatro D’Annunzio da riaprire, anche alla città, perché è della città; la piscina comunale da far funzionare perché funziona a singhiozzo dal momento che con il caro-energia tenere l’acqua riscaldata non è facile, e tutti i lavori di edilizia scolastica necessari. Farò il possibile per andare via con i maggiori risultati possibili”.
AUDIO
La figlia di Wladislaw in piazza con i sindacati: “Mio padre era un grande lavoratore, ma bisogna imparare anche a dire no se la richiesta va contro i diritti”
- Luigi Garullo Uil
- Giuseppe Massafra Cgil
- Roberto Cecere Cisl
- Sciopero edili
- la figlia di Wlasdislaw
LATINA – C’è anche la figlia di Wladislaw, il 64enne operaio edile morto a Latina mentre lavorava dopo pranzo in una giornata di caldo asfissiante, contrassegnata da bollino rosso. La ragazza manifesta sotto la Prefettura con i sindacati di Cgil Cisl e Uil in occasione dello sciopero unitario della categoria proclamato dai sindacati all’indomani di questa tragedia e dell’altra che si è consumata il giorno successivo a Borgo Santa Maria. “Erano le 14,40, i lavoratori devono imparare a dire no quando le richieste mettono a rischio la loro vita”, ha detto a Gr Latina al microfono di Antonella Melito.
“Nessuna famiglia dovrebbe ricevere questo tipo di chiamate e non dovrebbe mai vivere questo momento di non vedere i propri cari tornare a casa dopo il lavoro. Se esistono delle normative è importante che avvengano i giusti accertamenti e le giuste verifiche affinché queste cose non succedano. Papà era un grande lavoratore – ha aggiunto – . Qualsiasi cosa necessaria per il lavoro lui correva e la faceva, forse anche troppo, non avrebbe dovuto. Secondo me è anche importante dire di no quando le richieste superano i diritti dei lavoratori. In questo caso erano le 2.40 di pomeriggio, non avrebbe dovuto lavorare papà. È importante che anche i lavoratori imparino a dire di no quando non è un loro dovere”.
“Non si può morire di caldo – ha detto Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio -. Noi siamo qui per chiedere alle istituzioni di fare la loro parte, di fare applicare l’ordinanza, ma di fare in modo che in tutte le aziende ci sia la contrattazione per evitare che i fenomeni legati al cambiamento climatico colpiscano le lavoratrici e i lavoratori. Siamo qui in piazza per dare solidarietà alle famiglie che hanno perso un loro caro e per dire mai più. Basta morti sul lavoro, è una tragedia che va fermata, già ci sono tanti problemi, dobbiamo risolvere anche quelli che riguardano il caldo”. Di Cola ha anche ricordato che “le categorie degli edili hanno fatto un importante accordo che integra il salario e quindi permette di utilizzare la cassa integrazione aiutando sia le imprese che i lavoratori” e che “c’è la contrattazione, si possono riorganizzare i tempi e le modalità in cui si lavora”. “Purtroppo – ha concluso il sindacalista – in tanti casi avviene sempre dopo una tragedia, ma è fondamentale adesso agire per fare in modo che non ci siano più altri morti (0:46) perché l’ondata di calore non è finita e i prossimi anni saranno peggiori anche di quella attuale”.
Durante la manifestazione, una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta Vittoria Ciaramella. Il punto con Roberto Cecere segretario provinciale della Cisl di Latina: “C’è bisogno di sensibilizzare l’0etica del lavoro, le norme non bastano. Chi vuole fare impresa lo deve fare con dignità, con rispetto per la vita e la salute dei dipendenti. I lavoratori spesso sono vittime, perché se si lamentano vanno a casa, ma con l’ordinanza della Regione Lazio devono essere i datori di lavoro a fermare i lavoratori nelle ore in cui è vietato lavorare con il caldo estremo. Bisogna cominciare a parlare di doveri”.
Foto, video (sui social) e interviste sono state curate da Antonella Melito
(articolo in aggiornamento)
CRONACA
Morti in cantiere per il caldo, oggi sciopero unitario degli edili: “Basta lavorare in condizioni climatiche estreme”
LATINA – E’ in programma questa mattina a Latina il sit in unitario dei sindacati di categoria degli edili aderenti a Cgil Cisl e Uil che hanno indetto uno sciopero di 8 ore dopo le morti sul lavoro di due operai avvenute in meno di 24 ore, mentre il bollettino delle ondate di calore segnalava bollino rosso nel capoluogo. La manifestazione è stata programmata sotto la Prefettura di Latina a partire dalle 9,30.
“Basta lavorare in condizioni climatiche estreme”, dichiara la Cgil di Roma e del Lazio in una nota.
“Entrambi i lavoratori sono stati colti da un malore mentre lavoravano – prosegue la nota -. Spetterà agli accertamenti chiarire le cause e le eventuali responsabilità, ma non può sfuggire che nelle giornate in cui si sono verificate le due tragedie il territorio di Latina fosse esposto a un livello elevato di rischio per il caldo, una condizione climatica estrema che andava avanti da giorni. Inoltre, nel Lazio la Fillea ha raggiunto un accordo con l’Edilcassa per l’integrazione salariale per le ore di Cigo per caldo, una soluzione concreta per garantire la stessa retribuzione in caso di sospensione delle attività. Per questo, a maggior ragione, chiediamo che siano rafforzati immediatamente i controlli nei cantieri e che venga garantita la piena applicazione dell’ordinanza regionale che vieta il lavoro nelle ore più calde.
“Lo sciopero vuole richiamare le imprese alle proprie responsabilità e le istituzioni a fare la loro parte. Alla Regione Lazio abbiamo proposto l’introduzione di una misura di sostegno al reddito anche per gli altri settori affinché nessuna persona sia costretta a scegliere tra la propria salute e il proprio salario”, conclude la nota.
CRONACA
Il Nas riscontra gravi carenze, chiusa una casa di riposo a Sermoneta
SERMONETA – Gravi carenze igieniche e irregolarità hanno portato alla chiusura di una casa di riposo a Sermoneta. Sono stati i carabinieri del Nas nel corso di controlli a visitare la struttura e a rilevare le gravi criticità trasmettendo gli atti al Comune che ha emesso l’ordinanza di sospensione. Il provvedimento ha disposto anche il tempestivo ricollocamento dei quattordici ospiti, che sono stati trasferiti presso le rispettive famiglie o in altre strutture assistenziali del territorio. Contestualmente, per le violazioni amministrative accertate, è stata elevata a carico del titolare della struttura una sanzione pari a 8.333 euro.
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