CRONACA
Sentenza Torino, Centro antiviolenza Donna Lilith di Latina: “Preoccupate e indignate”
LATINA – “Siamo preoccupate e indignate”. Così il Centro antiviolenza Donna Lilith di Latina dopo le motivazioni della sentenza emessa dalla terza sezione penale del Tribunale di Torino che ha condannato a 18 mesi per le sole lesioni l’uomo che il 28 luglio 2022 ha aggredito la compagna Lucia Regna perché lo aveva lasciato, costringendola a vivere con 21 placche di titanio nel volto e a convivere con una lesione permanente al nervo oculare. Secondo i giudici, che non hanno riconosciuto il reato di maltrattamenti, l’uomo va compreso perché Lucia Regna con la sua decisione ha “sfaldato le nozze ventennali” comunicando la separazione “in maniera brutale”.
In una nota, Irene Fucsia, vicepresidente del centro antiviolenza di Latina parla di arretramento culturale e ricorda che “ogni giorno arrivano da noi donne che con difficoltà e paura del giudizio, soprattutto delle istituzioni, decidono di raccontare e denunciare la loro storia di soprusi in ambito familiare”. “Il contesto in cui l’uomo si è mosso – scrive – pensandosi inattaccabile e convinto di trovare “comprensione” se non impunità, è quello della violenza di genere contro cui i Centri Antiviolenza lottano ogni giorno e che questa sentenza, invece, difende. Sembra di essere tornate indietro, a prima del Nuovo Diritto di Famiglia”.
LA NOTA INTEGRALE DI DONNA LILITH – La notizia della sentenza del Tribunale Ordinario di Torino (SEZ III penale, n.2356/2025), che esclude il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti di un uomo che ha sfigurato la sua ex dopo averle inflitto una serie di violenze, rende tutte noi, attiviste dei Centri antiviolenza, preoccupate e indignate. Ogni giorno accogliamo donne che con difficoltà e paura del giudizio, soprattutto delle istituzioni, decidono di raccontare e denunciare la loro storia di soprusi in ambito familiare; arrivano nei nostri centri antiviolenza esasperate e in stato di preoccupazione per la loro incolumità e per quella dei loro figli e figlie.
I giudizi arrivano da parte di chi non sa vedere il contesto socio culturale in cui viviamo che porta a tollerare le violenze domestiche in nome del valore della “famiglia tradizionale e patriarcale”
usandolo come pretesto per sacrificare l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne. Esiste, sì, un contesto ben definibile e chiaro, in cui l’aggressione fisica e psicologica perpetrata dal
maltrattante ha trovato la sua ragione d’essere. Non si tratta dell’“amarezza per la dissoluzione della comunità domestica, umanamente comprensibile”, come riportato nelle motivazioni della sentenza. Il contesto in cui l’uomo si è mosso, pensandosi inattaccabile e convinto di trovare “comprensione” se non impunità, è quello della violenza di genere e della cultura patriarcale, contro cui i Centri Antiviolenza lottano ogni giorno e che questa sentenza, invece, difende. Sembra di essere tornate indietro, a prima del Nuovo Diritto di Famiglia con la legge n. 151/1975,
di cui proprio quest’anno ricorre il cinquantenario, sembra che il nostro Paese non abbia mai ratificato la Convenzione di Istanbul, che definisce la matrice culturale dei delitti di violenza
domestica e contro le donne e come questa continua e si aggrava proprio per la scelta della donna di interromperla attraverso la separazione, che costituisce atto di affermazione di autonomia e libertà negata nella coppia dall’uomo maltrattante.
Dichiara l’avvocata Maddalena Di Girolamo dell’associazione Centro Donna Lilith “La sentenza relega a conflitto atti vessatori unilaterali, provenienti sempre da uno nei confronti dell’altra, tali da umiliare la donna che ha osato esercitare il suo diritto di separarsi. Purtroppo più volte la Corte EDU ha ammonito l’Autorità Giudiziaria Italiana dell’utilizzo di motivazioni che esprimono “la persistenza di stereotipi sul ruolo delle donne” e le espongono “alla vittimizzazione secondaria usando parole colpevolizzanti e moralistiche che potrebbero scoraggiare la fiducia della vittima nella giustizia”, tuttavia, nonostante le innumerevoli censure della Corte continuiamo ad assistere a questo arretramento culturale, proprio ad opera di chi dovrebbe affermare i principi ed i contenuti previsti dalle Convenzioni e Trattati Internazionali e dalle Leggi del nostro Stato.”
Pertanto, come associazione che gestisce diversi centri antiviolenza e sportelli sul territorio vogliamo che il fenomeno della violenza di genere sia riconosciuto come un fatto politico e che
venga sradicato in tutti i luoghi istituzionali e non, che le donne incontrano; altresì, vogliamo che lo stesso fenomeno venga prevenuto attraverso una informazione costante e un linguaggio che mirino a decostruire stereotipi e pregiudizi di genere che conducono alla propagazione della violenza di genere anche tra le giovani generazioni.
CRONACA
Terracina, sgomberato maxi insediamento abusivo: vi vivevano 72 stranieri che pagavano l’affitto in nero a un italiano con precedenti
TERRACINA – È stato sgomberato questa mattina un vasto insediamento abusivo in località San Silviano, a Terracina, dove su un terreno di circa otto ettari sono sorte decine di manufatti realizzati abusivamente, in tutto 39 unità dove vivevano, corrispondendo un affitto in nero, oltre 70 persone tra cui 23 minori, prevalentemente di nazionalità indiana e bengalese. “L’operazione, pianificata in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, ha visto impegnato un dispositivo interforze composto. Gli operatori hanno effettuato sopralluoghi presso le singole unità abitative per prendere contatto con i nuclei familiari presenti e garantire assistenza alle persone più vulnerabili”, si legge in una nota della Questura. Dodici persone risultate prive di documentazione sono state accompagnate presso gli uffici di polizia per gli accertamenti di competenza da parte dell’Ufficio Immigrazione.
L’INSSEDIAMENTO – L’intera area, di proprietà di un cittadino italiano con numerosi precedenti di polizia, era organizzata lungo una strada sterrata con 22 unità abitative sul lato destro e 17 sul lato sinistro, oltre a 4 manufatti in corso di costruzione, 2 magazzini contenenti materiale edile e profilati in alluminio e un ufficio. Le abitazioni erano realizzate in muratura con coperture in lamiera, in parte coibentate e in parte con tegole in plastica. Dalle verifiche è emerso che solo quattro persone avevano un regolare contratto di affitto, i 72 occupanti hanno riferito agli operatori di corrispondere in contanti canoni di 350 o 600 euro mensili al cittadino italiano proprietario del sito.
LE CONTESTAZIONI – Nel corso di un’ispezione congiunta della Polizia di stato e dell’Ispettorato del Lavoro sono state contestate inoltre violazioni penali previste in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro ed è stata richiesta ulteriore documentazione per i successivi approfondimenti.
I Carabinieri Forestali hanno proceduto al sequestro preventivo di una porzione di circa 3.500 metri quadrati per violazioni ambientali.
Il personale ENEL ha accertato un allaccio abusivo alla rete elettrica, provvedendo all’immediato distacco.
L’ASL ha riscontrato gravi criticità igienico-sanitarie, l’assenza di acqua potabile e la presenza di un allaccio a un pozzo di acqua sorgiva.
La Polizia Locale ha avviato gli accertamenti in materia di abusivismo edilizio e disposto il sequestro dei manufatti in corso di completamento.
Nel corso dell’intervento sono stati inoltre controllati dalla Polizia Stradale 15 autoveicoli e 7 targhe, una delle quali una risultata positiva agli accertamenti effettuati nelle banche dati in uso alle forze di polizia.
L’ASL, infine, ha riscontrato gravi criticità igienico-sanitarie delle unità abitative. È stata, inoltre, accertata l’assenza di acqua potabile nei manufatti abitativi, che sono risultati allacciati ad un pozzo di acqua sorgiva ivi presente.
Sono in corso ulteriori verifiche su possibili fenomeni di sfruttamento della manodopera e violazioni di natura amministrativa e penale.
Hanno operato Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Reparti Mobili della Polizia di Stato, Polizia Scientifica, Polizia Stradale, Digos, Squadra Mobile, operatori dell’Ufficio Immigrazione, dei Carabinieri Forestali, dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Azienda Sanitaria Locale, dei Vigili del Fuoco, della Polizia Provinciale, della Polizia Locale di Terracina, dei Servizi Sociali del Comune di Terracina e i tecnici delle società di gestione delle reti di pubblica utilità.
- TERRACINA, SGOMBERO A SAN SILVIANO
- TERRACINA, SGOMBERO A SAN SILVIANO
- TERRACINA, SGOMBERO A SAN SILVIANO
- TERRACINA, SGOMBERO A SAN SILVIANO
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CRONACA
Treni, linea interrotta tra Formia e Minturno per il rinvenimento di un ordigno bellico
FORMIA – FLASH – Il ritrovamento di quello che si ritiene al momento essere un ordigno bellico sulla Linea Roma – Napoli via Formia ha costretto le autorità all’interruzione della linea. Dalle ore 19 di giovedì 9 luglio la circolazione ferroviaria è stata sospesa tra le stazioni di Formia e Minturno-Scauri. Sono in corso anche sotto il coordinamento della Prefettura di Latina gli accertamenti necessari.
CRONACA
Latina, contrasto all’abbandono dei rifiuti, raccolti 37 quintali, Celentano e Nasso: “Da domani controlli anche in borghese e multe”
LATINA – Trentasette quintali di rifiuti abbandonati illecitamente in strada sono stati rimossi questa mattina nell’operazione straordinaria promossa dal Comune di Latina in collaborazione con Abc, partita questa mattina all’alba dal piazzale delle autolinee. Presenti anche la sindaca Matilde Celentano l’assessore all’Ambiente Michele Nasso, gli equipaggi hanno impiegato automezzi scarrabili con ragno, mezzi con vasca e spazzatrici. Le strade interessate sono state Via Romagnoli, viale Kennedy, via Copenaghen, via Grecia, via Londra, via Rossa e via Bachelet.
“L’attività, che continuerà anche nei prossimi giorni, si affianca al servizio ordinario di riassetto svolto quotidianamente dagli operatori di Abc e rappresenta il primo passo di un piano più ampio che prevede, già da domani, un’intensificazione dei controlli e delle sanzioni nei confronti di chi abbandona i rifiuti in modo illecito”, dicono dall’amministrazione.
Parla di “tolleranza zero verso ogni forma di abbandono illecito dei rifiuti”, la sindaca Matilde Celentano. “Da domani intensificheremo i controlli anche con operatori in borghese e applicando le sanzioni previste. L’amministrazione comunale è determinata a contrastare con la massima efficacia ogni forma di irregolarità nella gestione dei rifiuti”, ha detto Nasso.
“Bene gli inviti ai giusti comportamenti nei confronti dei cittadini, ma per l’Amministrazione è arrivato il momento delle decisioni: piano industriale, nuova governance e rilancio dell’azienda entro luglio”, ha commentato l’ex assessore all’Ambiente Franco Addonizio intervenuto nella veste di Segretario comunale di Noi Moderati. “È giusto richiamare tutti al rispetto delle regole e della città, così come è positivo il rafforzamento dei controlli – afferma ancora il segretario comunale – ma la politica deve fare la propria parte fino in fondo. Non si può continuare a chiedere responsabilità ai
cittadini senza che l’Amministrazione completi il percorso di riorganizzazione e rilancio dell’azienda che essa stessa ha indicato come prioritario. Servono il Piano Industriale, la riorganizzazione della pianta organica, una programmazione capace di guardare ai prossimi anni, un Consiglio di Amministrazione composto da cinque membri di comprovata competenza e il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte strategiche e organizzative dell’azienda. La politica – conclude Addonizio – si misura innanzitutto dalla capacità di mantenere gli impegni assunti; i proclami servono a poco se non sono accompagnati da atti amministrativi concreti perché il rilancio di Abc rappresenta l’obiettivo indispensabile per restituire decoro, efficienza e qualità dei servizi alla nostra città”.
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