Coronavirus

Domenica delle Palme, la Messa del Vescovo di Latina nella Cattedrale vuota

La celebrazione di Crociata in apertura della Settimana Santa

LATINA – Il vescovo di Latina Mariano Crociata ha celebrato oggi la Messa a San Marco in apertura della Settimana Santa. Banchi vuoti senza fedeli come prescrivono le regole in tempi di coronavirus, il vescovo ha voluto comunque sottolineare il momento solenne  recandosi in Cattedrale per presiedere il rito. “Vogliamo imparare ciò che il Signore ci vuole dire, sapendo che la morte e il male non sono l’ultima parola”, ha sottolineato Crociata nella sua omelia.

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IL TESTO DELL’OMELIA – Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi». La liturgia ci suggerisce di applicare a Gesù queste parole del profeta Isaia, facendone il criterio di lettura per rivivere la sua vicenda ultima, i giorni decisivi della sua Pasqua di morte e di risurrezione. Gesù è andato incontro a un esito tragico abbracciato in piena fiducia al Padre e con amore incondizionato a Lui e a quanti ha avuto affidati. Egli si espone alla sofferenza come a qualcosa che, sì, fa parte della condizione umana, ma che le è irriducibilmente contraria e ostile, e perciò si cerca sempre di evitare e sfuggire. Gesù la abbraccia e la impara; le va incontro con la determinazione di una volontà incrollabile e con una mitezza altrettanto decisa e disponibile a imparare e ad accogliere ciò che il Padre gli chiede e gli uomini gli procurano. Egli è assolutamente certo di non essere abbandonato dal Padre, ma sempre guidato e sostenuto. «Il Signore Dio mi assiste – è ancora Isaia a parlare –, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso».

Impariamo da Lui, per ricevere da Lui la sapienza della croce. Non sapevamo che cosa fosse una epidemia e quali effetti poteva avere sulla nostra vita e sulla nostra società, anzi sull’umanità intera. Lo stiamo imparando, lottando fino allo stremo. Non ci rassegniamo ad esserne vinti; ma non ci rassegniamo nemmeno a lasciarci gettare nella disperazione. Vogliamo imparare ciò che il Signore ci vuole dire, sapendo che la morte e il male non sono l’ultima parola. Il Signore ci assiste e ci guida. Con la mitezza di Gesù ci affidiamo al Padre, sapendo di non restare delusi”.

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